Si chiude con un aperitivo di finissage la mostra "A partire da ciò che resta" di Claudio Ballestracci

Domenica dalle 18:30 in occasione della chiusura della mostra "A partire da ciò che resta" di Claudio Ballestracci nella Fondazione Tito Balestra Onlus si terrà un aperitivo di finissage con proiezione del video di Saverio Femia e un incontro a margine della mostra tra l'artista e Elena Pirazzoli autrice del libro omonimo. La serata prevede la partecipazione sonora dei MaX StirneR LumpeN Con questo evento si conclude il primo ciclo di incontri con l’autore del 2015 “Le ali della libellula”, ideato e curato da Flaminio e Massimo Balestra.

La Mostra di Claudio Ballestracci

L’attrazione per l’oggetto ritrovato credo sia l’incipit della mia ricerca. Probabilmente perché in esso risiede la sua storia in nuce. Come un seme o una pianta. Una volta isolato e messo a dimora nella sua scatola, l’oggetto germoglia di un ulteriore significato, diventa per me quasi una reliquia. Solitamente sono oggetti obsoleti, cose che hanno perduto la funzione per la quale sono state costruite, sono dimesse, usurate, incurabili. Le cose hanno cominciato molto presto a sconfinare lo spazio angusto di una scatola prendendo forma in luoghi più grandi. Così come con gli oggetti ho iniziato a rendere protagonista lo spazio come soggetto dell’opera. Le caratteristiche dei luoghi prescelti seguono le orme dell’obsolescenza delle cose, sono edifici abbandonati, fabbriche in disuso, luoghi terminali che esercitano su di me un fascino particolare, sono come santuari, luoghi di raccoglimento e dispersione in un solo tempo.

Il libro di Elena Pirazzoli

Le catastrofi del Novecento – sterminio, genocidio, totalitarismo, bomba atomica – hanno determinato esigenze di ricordo e rappresentazione, spesso confluite in progetti per monumenti della/alla memoria. Ma la complessità degli eventi, unita ai mutamenti della percezione del ricordo, hanno reso la forma monumentale al tempo stesso inadeguata, eccessiva e insufficiente: sproporzionata. Questo saggio attraversa tali trasformazioni, generate in particolare dalle modalità con cui si è cercato di rendere memoria della Shoah e della seconda guerra mondiale, fino ad arrivare a eventi più recenti, come la caduta del Muro di Berlino. Il tema, a prima vista di carattere architettonico e artistico, viene presentato nel suo necessario intreccio con problemi politici e identitari, che sono stati spesso i motivi reali sottesi a ricostruzioni e cancellazioni. Le forme memoriali si aprono a un ampio spettro di possibilità, innescate dalla presenza di tracce, residui, relitti – macerie, e non rovine – del Novecento europeo, spesso imbarazzanti per il loro portato di ambiguità, manipolazioni di popoli, adesioni di massa, rimozioni.

Note biografiche

Il cuore della ricerca di Claudio Ballestracci consiste nel vivificare il fattore apparentemente inerte della materia (frequente l’uso del metallo) attraverso processi tecnici elementari: la luce, l’elettricità, la simbiosi alchemica con elementi composti e naturali. L’oggetto ritrovato è la materia prima per elaborare l’immagine, così come un luogo o un edificio sono fonte di ispirazione originaria. Le immagini prodotte sono quasi sempre attraversate dalla luce: nella trasparenza dei raggi filtrati dalla cera e dal cotone, dalla resina e dall’acqua si svelano concetti vividi trattenuti dentro strutture inerti, nella commistione fra organico e inorganico. Le opere, spesso caratterizzate da una dichiarata obsolescenza, sono contrassegnate da una matrice comune, la rovina, nel segno della caducità e della memoria.
Claudio Ballestracci ha esposto in Italia e all’estero. Vigile esploratore di storia e storie della cultura, con una predilezione per il mondo del libro, ha progettato e allestito esposizioni temporanee (Memoria come futuro per il CEIS a Rimini, Vittorio Belli 1870-1953 a Igea Marina, 30 anni di libri d’artista di Pulcinoelefante a Russi) e interne ai musei (al Musée Rabelais a Chinon, nella Casa Rossa di Alfredo Panzini a Bellaria Igea Marina). Autore di scenografie e progetti in ambito teatrale (Bambini, La città del sonno, Regina la paura per la compagnia teatrale Le Belle Bandiere, Pierrot Parisienne per la compagnia teatrale I Ciarlatani), si occupa anche di architettura attraverso proposte che vertono sul rapporto poetico fra natura e paesaggio, luce e ambiente (Le vele di confine, progetto finalista per un intervento di mitigazione ambientale Torino - Bardonecchia, L’acqua è di tutti, installazione interattiva, Périgueux).

Dal 2005 al 2008 ha collaborato con Pitti Immagine di Firenze e con il Conseil Général d’Indre et Loire per l’allestimento di mostre tematiche in Francia, in particolare Voyage à l’intérieur d’un géant alla Deviniére a Chinon. Ospite nel 2007 alla 52° edizione della Biennale di Venezia nell’ambito delle 100 giornate intitolate a Joseph Beuys “Difesa della natura”, nel 2006 è stato finalista al concorso internazionale “Monumento ai caduti di Nassiriya” a Roma. Suo è il monumento Sentiero naufrago, dedicato alle vittime del mare e inaugurato nel 2008 a Bellaria Igea Marina e Pensione Oniria inaugurato nel 2014 a Rimini. Di recente ha progettato e realizzato il riallestimento del Museo Francesco Baracca di Lugo (aperto dal 23 maggio 2015) ed è presente con alcune opere alla mostra collettiva Idrophilia | La Zona Abitabile (24 aprile / 26 luglio 2015), presso CasermArcheologica / Luogo Utopie Possibili Ex Caserma dei Carabinieri, Sansepolcro. Il 19 di giugno ha inaugurato il nuovo allestimento / installazione temporanea del Museo La Casa Rossa di Alfredo Panzini a Bellaria e il 27 giugno, nei Jardin de Spectacles a Saint-Germain-en-Laye nella regione dell'Île-de-France, l’installazione artistica interattiva L’acqua è di tutti, realizzata assieme a Manolo Benvenuti e Giulio Accettulli. Vive e lavora a Longiano.

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