Si può tornare a crescere?

La domanda tormenta le migliori menti dell’economia a livello mondiale: esplosione demografica, uso indiscriminato delle risorse planetarie, carenze nell’istruzione, diseguaglianze sociali e planetarie, globalizzazione e finanza incontrollata, paiono essere alcuni di quelli che l’economista Robert J. Gordon definisce venti contrari alla crescita. Almeno alla crescita così come l’abbiamo pensata sino ad ora.

Lasciamo agli economisti il dibattito limitandoci ad un contributo da psicologi del lavoro. Per 50 mila anni l’uomo si è impegnato ad esplorare ed occupare il pianeta e poiché siamo i soli mammiferi ad aver fatto ciò con sistematicità, oggi ci chiediamo: perché questo impulso irresistibile?

Esiste un una mutazione genetica del gene DRD4 che serve a controllare la dopamina che a sua volta ha un ruolo importante nei meccanismi dell’apprendimento e della ricompensa e pare proprio che tale mutazione (DRD4-7R) si associ alla curiosità. Ma come dimostrano altri studi il valore di questa variante dipenderebbe dall’ambiente: l’individuo che ha DRD4-7R, se membro di una popolazione nomade, è più forte e meglio nutrito, lo stesso individuo, in una popolazione stanziale, tende ad essere peggio nutrito e meno prestante.

Gli esperti di genetica dello sviluppo ritengono che le chiavi della nostra capacità esplorativa e creativa derivino soprattutto dagli arti e dal cervello. Gambe che offrono grande mobilità, braccia e mani estremamente abili, cervello capace di immaginazione e di elaborazione. Ciascuno di questi tratti collabora ed incrementa gli altri due. Così spinti ad entrare in un territorio nuovo, grazie alla nostra mobilità, siamo capaci di afferrare, spostare, gestire e così il nostro cervello elabora elementi nuovi che modificano l’individuo, trasformandolo in un essere nuovo. 

Per finire, noi esseri umani abbiamo una lunga infanzia in cui disponiamo di molte opportunità di “gioco protetto” in cui esplorare e sperimentarci all’ombra di un qualche adulto protettivo. Durante questo periodo l’interazione fra geni e cultura di riferimento è continua: le credenze, le pratiche quotidiane, le tecnologie, le regole e il clima dominante incentivano o inibiscono le potenzialità esplorative. Crescendo sappiamo bene che il rischio è di esplorare sempre meno e di preferire sempre di più le soluzioni familiari.

E siamo alla domanda iniziale: si può tornare a crescere o si deve cominciare a pensare ad un diverso concetto di crescita? Se siamo troppo invecchiati, se non siamo più nomadi culturali, se non ci relazioniamo alla pari con l’ambiente probabilmente cerchiamo disperatamente soluzioni familiari e conosciute per affrontare un ambiente lavorativo e sociale che è cambiato sostanzialmente e che richiederebbe soluzioni nuove. Il posto fisso, l’orario di lavoro controllato col cartellino, il rapporto fra cultura, formazione e produttività, il consumismo usa e getta, le vecchie motivazioni, sono alcune delle tematiche a cui dobbiamo applicare ipotesi e soluzioni nuove, seppur sperimentali.

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Per continuare a crescere dovremo ripristinare quelle capacità ludiche e creative che ci hanno resi esseri meravigliosi capaci di arrivare fino a questa svolta per esplorare territori nuovi.

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