Lavoropoli e l'Abbecedario

E’ da poco terminata la “Settimana del Buon Vivere” una manifestazione che ha visto coinvolta la realtà Forlivese e Cesenate con una serie di variegate manifestazioni. Anche la nostra associazione Psicologi per il Territorio ha partecipato, offrendo ai cittadini quattro differenti opportunità di crescita e di confronto. Fra queste una è stata specificatamente indirizzata a confrontarsi e prepararsi sui temi del lavoro, della crisi e della possibilità di trovare o di creare lavoro.

Allo scopo è stato ideato e prodotto un “gioco formativo”, che abbiamo chiamato “Lavoropoli”, che consente di riflettere sul tema della ricerca e della creazione di un nuovo lavoro. Nel realizzare il gioco abbiamo fatto il possibili per mantenerci attinenti alla realtà e, nel fare le opportune ricerche che ci aiutassero allo scopo, abbiamo visto come molte agenzie sottolineassero con particolare enfasi la necessità di una buona conoscenza dell’italiano letto e scritto. Che attualmente, fra le richieste per lavorare, ci fossero l’inglese e l’informatica era cosa che non ci avrebbe stupito, mentre questa insistenza sulla conoscenza della nostra lingua madre ci aveva un poco sorpreso, almeno fino a quando non abbiamo potuto leggere e studiare alcuni dati che sommariamente vi riportiamo.

Il Consiglio Universitario Nazionale ha da poco sottolineato che gli iscritti all’università in Italia continuano a calare: dal 2003 al 2012, un meno 17% . Così l’Italia, assieme alla Romania, è il paese dell’Unione con meno laureati: nel 2012 il 13,8% contro il 23% della Grecia, il 17% di Portogallo e Slovacchia, il 35% del Regno Unito, il 28% della Francia, ecc. Contemporaneamente uscivano i dati di una rilevazione del settore politiche culturali del Censis che ci parlano di un 5% di connazionali, fra i 14 e i 65 anni, non in grado di decifrare singole lettere, di un 33% di persone che a fatica leggono semplici frasi e di un 70% di italiani che si trova in difficoltà per comprendere un testo di media lunghezza. Per chi avesse il sospetto che tutto ciò poco importa nella attuale situazione di crisi del lavoro ricordiamo che i dati sopra esposti significano che gli italiani faticano a leggere e valutare un articolo di giornale, faticano a leggere o produrre un libretto di istruzioni, faticano a leggere o redigere un contratto o uno statuto, faticano a leggere un programma politico (ammesso che ci sia chi lo scrive ancora in italiano) e, tanto per finire, faticano a comprendere i suggerimenti basilari di un “bugiardino” farmaceutico (le istruzioni che accompagnano i farmaci che con troppa leggerezza compriamo massicciamente persino su internet).

Comprendiamo che in un Paese dove un ministro ha dichiarato che con la cultura non si mangia questi dati possano sembrare cavilli per eruditi, dunque mettiamola in questi termini: in una società e in un mercato del lavoro sempre più complesso, dove la Ricerca e la sua diffusione ed applicazione pratica sembrano il viatico per uscire dal tunnel, saper padroneggiare la comunicazione scritta e parlata nella propria lingua madre può fare la differenza fra trovare o non trovare un lavoro e, soprattutto, fra creare o non creare un nuovo lavoro.

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A questo punto siamo stati ben contenti di aver inserito, nel nostro gioco formativo, la conoscenza della lingua italiana nel tentativo di far comprendere, un po’ a tutti, la sua importanza...anche per mangiare!

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