Caporalato, smantellata organizzazione che sfruttava con paghe da fame più di 50 lavoratori

Il caporalato nei campi agricoli e negli allevamenti avicoli della provincia di Forlì-Cesena è ormai una piaga che coinvolge decine e decine di lavoratori sfruttati e sottopagati

STIPENDI DA FAME, AFFITTI ESOSI E SENZA SOLDI PER IL PANE - Secondo le accuse, i lavoratori si ritrovavano con una paga ben inferiore al dovuto, circa 5 euro l'ora, senza alcun contributo previdenziale o altro onere previsto dal contratto collettivo, e chiaramente senza alcun versamento fiscale dal momento che le tre cooperative che li impiegavano risultavano evasori quasi totali, anche per quanto riguarda l'Iva. Grazie a contratti di appalto, queste cooperative si “infiltravano” nel tessuto regolare dell'economia, in aziende del forlivese, del ravennate e del veronese. Ma dietro questi appalti (per i quali al momento non sono indagate le imprese italiane committenti) si celava un contesto degradante e di sfruttamento. Basti pensare che queste decine di uomini, braccia non tracciate al lavoro nell'agricoltura locale, vivevano in due appartamenti di Cesena, stipati all'inverosimile in condizioni sanitarie precarie e di grande degrado. E' da questi stessi appartamenti che partivano i pulmini degli sfruttati. Per quegli alloggi pieni di escrementi e sporcizia i lavoratori erano poi costretti a pagare salatissimi affitti ai loro stessi caporali, i formali affittuari presso i proprietari di casa, che così quadruplicavano l'importo che pagavano come  affitto regolare. Quindi il già magro guadagno, senza alcuna provvidenza di legge come i contributi pensionistici, la malattia, gli infortuni etc, erano erosi dall'affitto esoso. Gli stipendi tra l'altro non venivano erogati regolarmente per cui in alcuni casi è stato documentato che gli sfruttati non erano neanche nelle condizioni di poter comprare del pane per potersi sfamare.

GLI ARRESTI - A porre fine a questa situazione, giovedì mattina, è stato un blitz, con 40 militari, del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Forlì-Cesena e della compagnia di Soave (Verona) che ha portato in carcere i cinque soggetti, per ordine dal Gip del Tribunale di Forlì (Giorgio Di Giorgio) su richiesta della Procura della Repubblica di Forlì (pm Sara Posa). Altri 4 soggetti sono stati denunciati a piede libero per favoreggiamento personale e per aver reso false dichiarazioni alla polizia giudiziaria per consentire agli arrestati di eludere le indagini,  seguite negli ultimi mesi dal tenente Giuliano Delle Donne e dai finanzieri del Gruppo di Cesena, comandati dal tenente colonnello Gabriele Sebaste

A RIDOSSO DELLE AZIENDE REGOLARI - Le indagini hanno anche evidenziato come tale situazione “vivesse” con facilità a ridosso dell'economia “pulita” e almeno formalmente regolare. In numerose aziende agricole locali le cooperative avevano l'incarico dei lavori di facchinaggio. Questo portava queste persone inesperte a contatto con gli animali, che venivano gestiti senza il rispetto delle regole sul benessere animale: gli animali ingabbiati per la successiva vendita subivano ferimenti e rotture di ali. Inoltre venivano impiegati anche per lavori più delicati, in assistenza a veterinari italiani, come per esempio la vaccinazione antivaiolo degli animali. In totale sono stati censiti 38 lavoratori regolari in Italia ma privi di regolare contratto di lavoro e 15 clandestini (di cui 5 scoperti a San Bonifacio).

LATTUCA (PD) - "Innanzitutto esprimo le mie congratulazioni al lavoro svolto dagli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza. Questa operazione - prosegue Lattuca - testimonia purtroppo ancora una volta che il fenomeno del caporalato è molto diffuso, anche nella nostra provincia. Per questo è stata di fondamentale importanza l’approvazione, lo scorso mese di ottobre, della legge contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, di cui sono stato relatore in Commissione Affari Costituzionali. Una legge – conclude Lattuca – che ha rafforzato le norme penali per punire una pratica deprecabile e inaccettabile, una vera e propria forma di schiavitù, salvaguardando allo stesso tempo le tantissime imprese in regola". 

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