Marcatelli (Pdl): "L'Ausl unica è un'ossessone"

"La proposta che stancamente sta andando avanti, l'Ausl unica della Romagna, rappresenta una ossessione prigioniera di un pensiero vecchio e superato, i cui argomenti sono triti e ritriti, e iniziano e terminano con il terzo livello di razionalizzazione"

“Senza strategia ed è un guazzabuglio di misure spot (alcune delle quali fortunatamente cancellate), parziali, spesso contraddittorie e che si basano sul presupposto opprimente dell'immutabilità, limitandosi a intervenire per risparmiare in un sistema che non cambia mai – così definisce il consigliere comunale del pdl, Tommaso Marcatelli - il decreto sulla sanità - La stessa cosa accade quando si guarda al confronto in atto in Romagna per migliorare la tutela della salute”.

“La proposta che stancamente sta andando avanti, l’Ausl unica della Romagna, rappresenta una ossessione prigioniera di un pensiero vecchio e superato, i cui argomenti sono triti e ritriti, e iniziano e terminano con il terzo livello di razionalizzazione. Dopo la prima razionalizzazione delle 41 USL (quella di Cesena era la USL 39) , dopo la  seconda razionalizzazione, quella attuale delle ASL “aziende provinciali” (con qualche eccezione), ecco la “nuova” terza razionalizzazione della razionalizzazione della razionalizzazione: l’Ausl unica della Romagna Credo che la sanità pubblica meriterebbe qualcosa di più di un cinismo finanziario che guida tutte le decisioni, qualcosa di più di un affidamento alla perversità burocratica di un sistema amministrativo autoreferenziale e onnipotente, e nessuno, dal ministro Balduzzi, agli assessori regionali e locali può certo proclamarsi estraneo alla crisi della sanità pubblica. I tagli lineari predisposti dal ministro (un segno terribile di sfiducia nell’intelligenza, nell’etica e nelle professioni) fanno il paio con un riformismo locale che non c’è, che rimane legato agli schemi del tempo che fu,  in un agitarsi continuo che è l’esemplare rappresentazione della grettezza politica di ragionieri che credono di comandare il mondo con la partita doppia”, continua il consigliere.

“Pensare di migliorare i servizi rimanendo nell’ambito delle razionalizzazioni (razionamenti), e impegnandosi a rispondere alla crisi più in generale solo con l’aumento massimo dell’IMU e di tanti altri servizi locali, è il segno drammatico di una politica che, cercando rifugio nei risultati contabili, rende praticamente irrisolvibili anche i problemi che potrebbero essere tecnicamente del tutto risolvibili. In medicina poi il lavoro, i saperi, le pratiche, le professioni, le persone sono il passaggio obbligato per trovare, se si vuole, i giusti equilibri tra “rigore sviluppo ed equità”. Per questo occorre un riformismo che non salti la questione professionale, e che abbandoni un sistema aziendalistico dove l’organizzazione burocratico amministrativa all’italiana costa ormai di più dei servizi sanitari erogati. Questo non si può evidentemente fare da un momento all’altro, ma proporre una strada che amplificherà i danni che l’aziendalismo ha già ha causato, manca di qualsiasi visione futura su cosa dovrebbe o potrebbe essere la sanità pubblica di questo Paese. Per questo non c’è bisogno di essere delle aquile, o delle menti raffinatissime. Basta guardarsi attorno, in Europa, per capire come muoversi. E per sconfiggere il “riformismo che non c’è”, quello che guarda indietro e pensa soprattutto a come mantenere il proprio potere sulla sanità”, conclude.

 

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