La nuova gestione del canile, Lega in pressing: "Il sindaco blocchi la procedura"

I consiglieri leghisti: "Ci appelliamo ancora una volta alla Giunta perché il bando sia revocato”

Continua a tenere banco il caso del canile comunale, in particolare del bando che dovrà assegnare la nuova gestione.

“Il sindaco Enzo Lattuca non la racconta giusta sulle procedure scelte per rinnovare la gestione del canile comunale. Si arrampica sugli specchi per legittimare la strada intrapresa dall’amministrazione, contestata da cittadini, associazioni protezioniste e forze politiche e che non si giustifica se non come opzione esclusivamente politica, non dettata da alcuna norma. Per questo vogliamo vederci chiaro e non lasceremo nulla di intentato perché ci sia un controllo puntuale, rigoroso e costante su tutte le fasi dell’affidamento e degli standard qualitativi del servizio erogato dopo la conclusione della procedura della gara di appalto. A questo proposito, tuttavia, ci appelliamo ancora una volta alla Giunta perché il bando sia revocato”.  Il gruppo consiliare della Lega composto da Antonella Celletti, Beatrice Baratelli, Fabio Biguzzi e Enrico Sirotti Gaudenzi , replica alla lettera inviata dal sindaco, contestandone punto per punto le giustificazioni addotte.
“Non esiste, infatti, alcuna certezza sulla sussistenza di un obbligo legislativo a carico dell’amministrazione comunale di indire una procedura pubblica per la gestione della struttura”.

“Il parere del Consiglio di Stato, il 2052/2018, a cui sindaco e assessore si sono appellati fornisce una mera interpretazione non vincolante della normativa vigente. Lo stesso Consiglio di Stato, tra l’altro, invita il legislatore a ‘mediare le due contrapposte esigenze: valorizzare le organizzazioni non lucrative e, al contempo, salvaguardare gli equilibri funzionali del libero mercato’. Dunque, oltre all’’incertezza’ del quadro normativo, risulta chiaro l’obiettivo del Consiglio di Stato di differenziare la qualificazione del servizio sociale e, quindi, la relativa disciplina. Fino ad oggi la gestione del canile ad opera dell’Acpa è avvenuta a fronte di un rimborso spese documentato a carico del Comune. Si è trattato quindi, evidentemente, di un servizio qualificabile come non economico, quindi, soggetto alla disciplina del Codice del terzo settore che consentirebbe di rinnovare la convenzione con l’Acpa".

"Il Consiglio di Stato, - spiegano i consiglieri - infatti, ritiene necessario operare un approfondimento relativo al concetto di onerosità, che costituisce la linea di demarcazione fra i servizi economici di interesse generale, soggetti al Codice dei contratti pubblici, e i servizi non economici di interesse generale, ad esso estranei. esso ritiene, quindi, che solo il rimborso documentato delle spese incontrate dall’ente consente di affermare la gratuità della prestazione del servizio e, dunque, di postulare l’estraneità all’ambito del Codice dei contratti pubblici. Ma anche se si intendesse quale economico il servizio prestato per la gestione del canile, sarebbe stato possibile per la Giunta procedere su una strada diversa dal bando attraverso una semplice motivazione del preminente valore ‘sociale’ dell’affidamento".

"Per quanto poi riguarda l’analisi di mercato - proseguono - la Giunta, a differenza di quanto sostenuto dal sindaco, non ne ha rappresentato gli esiti e gli indici, ma è apparsa evidente l’impossibilità di garantire agli animali ricoverati lo stesso livello di servizi prestato da Acpa con una riduzione di spesa di circa 50 mila euro. Evidente quindi la totale, quanto ingiustificata, chiusura della Giunta nei confronti delle minoranze e dell’Acpa, visto anche il via libera al bando nella medesima giornata in cui si è svolta la commissione. L’accorata e collettiva richiesta di revoca del bando, infatti, se accolta dalla Giunta, non avrebbe dato alcuna controindicazione, tanto meno al reato di turbativa d’asta, come sostenuto dall’amministrazione, che, nel caso, si potrebbe configurare solo successivamente alla pubblicazione del bando di gara”.

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