Bagno di Romagna, fusione dei Comuni. Baccini: "I tempi sono maturi per un dialogo concreto"

E’ netto il sindaco di Bagno di Romagna poi nel dichiarare che “non si tratta più di un’esclusiva volontà politica, ma di una responsabilità strategica per il futuro delle comunità locali”

Il sindaco di Bagno di Romagna Marco Baccini torna ancora una volta su un tema strategico che lo vede impegnato in questi mesi, ovvero quello di stimolare un dialogo sempre più aperto e concreto sul tema delle fusioni tra Comuni, per il quale rilancia la volontà di aprire a riflessioni tempestive. "Sono molto entusiasta del recente intervento del sindaco di Verghereto Enrico Salvi, che prendendo spunto dal dibattito che si sta animando sulla volontà di analizzare la questione delle fusioni, ha dimostrato disponibilità a discutere sia per la valle del Savio sia per la valle del Bidente - esordisce Baccini -. Quest’ultima si era resa disponibile già in precedenti occasioni a valutare questa ipotesi con noi ed altri comuni del bidente”.

"Un percorso, quello di avvio di analisi concreta di ipotesi di fusione tra comuni che viene sostenuto anche da altri sindaci della zona, come emerge dai recenti interventi pubblici del sindaco di Gambettola Roberto Sanulli, che mi trovano pienamente in linea e che dimostrano come il tema sia maturo per essere preso in esame - prosegue il primo cittadino -. La prima ragione sulla quale si basa la riflessione sul tema delle fusioni è da individuare nella necessità per gli Enti pubblici di poter continuare a garantire i servizi in favore delle comunità amministrate nel medio-lungo termine, per la tenuta ed il miglioramento del tessuto socio-economico. Da questo che sarà uno dei principali obiettivi per le amministrazioni di domani, ma che deve trovare programmazione negli amministratori di oggi, trattare il tema delle fusioni diventa necessario e non rinviabile".

E’ netto il sindaco di Bagno di Romagna poi nel dichiarare che “non si tratta più di un’esclusiva volontà politica, ma di una responsabilità strategica per il futuro delle comunità locali”. "In un quadro generale - continua - in cui i Comuni sono privati in modo sempre più pesante delle risorse statali che ne garantivano il finanziamento, in cui si trovano schiacciati da pressanti vincoli di spesa compreso il rispetto del patto di stabilità, pressati da una burocrazia crescente che svuota le strutture di capacità di assistenza al cittadino e priva di ogni possibilità di progettazione, che vede gli Enti impossibilitati ad assumere personale o ad avviare progetti di turn-over, si rende necessario per gli amministratori ripensare all’organizzazione degli enti locali e la fusione rappresenta lo strumento da approfondire”.

“Già le Unioni dei Comuni, al netto delle fisiologiche problematiche legate alla costituzione ed all’avvio di nuovi enti, stanno dimostrando che la gestione associata delle funzioni può portare a risultati positivi sia in termini di mantenimento dei servizi che di miglioramento della qualità degli stessi - aggiunge -. In questo contesto, le fusioni dei Comuni hanno le potenzialità per incrementare la stabilità dei servizi e portare a margini di miglioramento. Da una parte, sarebbe possibile intercettare per 10 anni cospicui finanziamenti statali e regionali destinati alle operazioni di fusione, da impiegare in primo luogo alla riorganizzazione delle strutture e dei servizi, in modo da creare realtà efficaci, efficienti, sostenibili e ben organizzate. Dall’altra, sarebbe possibile creare anche strutture specializzate nella progettazione e sfruttare il venir meno per 5 anni dei vincoli del Patto di Stabilità. La struttura unica consentirebbe inoltre di programmare politiche di sviluppo economico, sociale e territoriale di più largo respiro, focalizzate su confini ed orizzonti più ampi. Da non dimenticare poi il peso politico di un unico Comune a base demografica più ampia nel contesto dei rapporti istituzionali e politici”.

"Sulla base di queste premesse, ritengo che la proposta di Enrico Salvi di guardare ad una fusione che tenga conto anche di Sarsina e Santa Sofia vada nella direzione giusta, in quanto sarebbe l’occasione di creare un unico comune appenninico, che condivide le stesse esigenze e le stesse necessità, oltreché essere caratterizzato da comuni tradizioni e stili di vita - chiosa Baccini -. Sarebbe un’occasione unica per la montagna di fare sistema, di creare reale sinergia e di dare peso alle qualità ed alle risorse che contraddistinguono i nostri territori. Certamente, ciò non vuole assolutamente superare le identità locali, che anzi devono necessariamente essere rispettate e garantite attraverso il mantenimento dei presidi sul territorio ed il riconoscimento di ciascuna rappresentanza. Già tra questi Comuni stiamo sperimentando progetti e condividendo la gestione associata di servizi, ciò che a maggior ragione ci spinge ad una riflessione ulteriore”.

“A questo punto, rinnovo a tutti la partecipazione all’incontro pubblico dal titolo “Fusioni: quali prospettive?”, che si terrà nella Sala Consiliare del Comune di Bagno di Romagna, il prossimo 18 aprile, alle ore 20.30, alla presenza dell’Assessore Regionale con delega al Riordino istituzionale Emma Petitti - conclude il sindaco -. Se il tema verrà condiviso tra gli amministratori locali, quantomeno nelle premesse, ritengo che sia necessario trovare il coraggio e la determinazione di avviare immediatamente lo studio sulle ipotesi di fusione tra i nostri Comuni in modo da far partecipare tutte le comunità e tutte le rappresentanze a questo tema in termini più concreti, proprio perché starà ai cittadini decidere gli orientamenti”.
 

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