La dama bianca veste il Fumaiolo: caduti 15 centimetri di neve

Lunedì, informa l'Arpae, si attendono condizioni di tempo stabile "con temperature in deciso rialzo e ventilazione sostenuta dai quadranti occidentali

La seconda ondata di aria fredda del mese di gennaio ha portato anche un po' di neve sul crinale appenninico. Sul Fumaiolo, a 1349 metri, il dato raccolto dal Comando Forestale dell'Arma dei Carabinieri è di circa 15 centimetri (riportato nella pagina Facebook Meteo-PedemontanaForlivese). Durante il weekend il freddo dovrebbe mollare la presa a favore di una condizione più mite: le temperature minime saranno al di sotto dello zero, tra -3°C ed 1°C, mentre le massime guadagneranno qualche grado tra 8 e 10°C. Lunedì, informa l'Arpae, si attendono condizioni di tempo stabile "con temperature in deciso rialzo e ventilazione sostenuta dai quadranti occidentali. Da martedì flussi nord-occidentali in quota apporteranno un graduale aumento della copertura nuvolosa, con scarsa  probabilità di precipitazioni".

La terza decade del mese parlerà a quanto pare chiaramente invernale. I modelli matematici dipingono scenari con ondate di freddo a tratti perturbate. L'Appennino finalmente dovrebbe vedere il suo carico di neve, necessario per alimentare le falde dopo un lungo periodo avaro di precipitazioni. Il servizio meteorologico dell'Arpae, nella settimana dal 21 al 27 gennaio, prospetta la presenza "di una saccatura che dal nord Europa raggiungerà il Mediterraneo, convogliando correnti fredde sulla nostra regione. Sembrano probabili alcuni eventi di precipitazione con quantitativi superiori alla norma del periodo. Le temperature tenderanno a rimanere al di sotto della media climatologica". E anche l'inizio di febbraio dovrebbe esser condizionato da transiti perturbati e temperature al di sotto della media.

Si tratta quindi di segnali orientati un'accelerazione invernale, che potrebbe manifestarsi anche con correnti fredde continentali. Si tratta di scenari frutto delle dinamiche atmosferiche in atto, ovvero quello del riscaldamento stratosferico. In una precedente intervista il tecnico meteorologo Pierluigi Randi ha spiegato di cosa si tratta: "Il fenomeno dello stratwarming nella stratosfera polare è caratterizzato da un repentino aumento della temperatura a quote estremamente elevate a latitudini polari e sopra la troposfera, che è la regione entro la quale occorrono i fenomeni meteorologici. Tale aumento conduce spesso ad una variazione nell’assetto del vortice polare stratosferico, figura sempre presente in inverno, il quale si può decentrare a più basse latitudini (displacement) oppure suddividere in due lobi che si allontanano dal polo (split), in entrambi i casi forzato dall’intrusione di un alta pressione dinamica supportata dal repentino aumento termico".

"Teoricamente ciò potrebbe influenzare la troposfera e portare ad irruzioni di aria molto fredda a latitudini piuttosto basse provocando lunghi periodi di freddo anomalo in determinate aree dell’emisfero. Occorre però precisare che eventi di questo tipo si presentano praticamente in ogni inverno, senza per questo provocare chissà quali effetti dirompenti - è la spiegazione -. Ciò perché stratosfera e troposfera devono “dialogare”, e si tratta di un dialogo difficile, e perché è più probabile che sia la troposfera a condizionare la stratosfera e non viceversa. Infine non si può mai sapere con sufficiente anticipo, qualora gli effetti ci siano, se la zona eventualmente colpita dalle irruzioni fredde sia quella nord-americana, europea od asiatica. Insomma un riscaldamento stratosferico polare non è detto che debba provocare periodi di gelo e, nel caso, è molto difficile capire quale sarà l’area colpita.Se così fosse, e se il target fosse europeo, potremmo avere un periodo invernale alquanto rigido di 1-2 settimane, ma al momento non è ancora possibile stabilirlo e nemmeno la statistica ci viene incontro: a volte accade, altre no con percentuali quasi paritarie".

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