“Nel ventre”: omaggio in danza alla "pittora" caravaggesca Artemisia Gentileschi

Venerdì 18 maggio alle 21.00 al teatro Bogart va in scena lo spettacolo “Nel ventre”: omaggio in danza alla ‘pittora’ Artemisia Gentileschi, diretto da Fabiola Crudeli, con le coreografie di Claudia Turroni: danzano Amira e le allieve della sua scuola di danza del ventre, accompagnate dagli attori della Compagnia Teatrale Fuori Scena. L’appuntamento fa parte delle iniziative promosse dall’Assessorato alle Politiche delle Differenze del Comune di Cesena in collaborazione con il Forum Donne Cesena e varie associazioni del territorio, e idealmente conclude il programma avviato con il “Marzo delle donne”.

Lo spettacolo si articola come un monologo in cui la pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi ripercorre la sua vicenda artistica tramite la tecnica narrativa del flusso di coscienza. Come in un viaggio in una dimensione sospesa, priva di riferimenti spazio-temporali e mediante l’incontro con i personaggi femminili dei suoi dipinti, Artemisia ripercorre la sua vita dell’esordio artistico nella bottega del padre Orazio fino alla consacrazione presso le corti dei potenti d'Europa del '600.

“Nel ventre” è un omaggio alla prima pittrice italiana riconosciuta dalla critica e all'eccellenza del suo talento rimasto a lungo in oblio, ma vuole anche ricordare l'intelletto vivo e il temperamento risoluto di una donna che, in un mondo al maschile, seppe reagire al sopruso e riscattarsi attraverso la propria arte. Erompe dal ventre (luogo della ferita e della rinascita) l'impulso creativo di Artemisia, come la danza scelta per celebrarlo. E nel ventre, con la sua intensità simbolica universale, dimora. Lo spettacolo non possiede una trama, ma si compone di fotogrammi, frame appunto, distinti l'uno dall'altro e non connessi tra di loro. Ogni tela è rappresentata come un’istantanea che cerca di cogliere le emozioni, l’attimo stesso in cui è stata dipinta.

Orfana di madre a soli 12 anni, Artemisia Gentileschi si avvicina all’arte nella bottega del padre e aderisce alla scuola caravaggesca, di cui ricordiamo gli innovativi giochi di luce e la maestria per l’uso dei colori e dei tratti nelle sue opere. Nei secoli, Gentileschi è diventata anche un’icona della solidarietà femminile e da alcuni definita femminista ante litteram: per tutta la vita, lottò infatti contro il disonore che le causò la violenza sessuale subita, appena diciottenne, dal pittore Agostino Tassi nella stessa bottega del padre. Fu solo grazie al suo coraggio e forza d’animo, testimoniate in molte delle sue opere, che la pittrice ottenne il suo riscatto personale e professionale, arrivando ad esporre i suoi quadri in tutta Italia e nelle corti europee.

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