Dialogo in poesia per Stefano Simoncelli e Mario Santagostini

  • Dove
    Casa Moretti
    Indirizzo non disponibile
    Cesenatico
  • Quando
    Dal 23/06/2017 al 23/06/2017
    21
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni

Venerdì alle ore 21.00, due grandi voci della poesia si incontrano a Casa Moretti. La voce di Stefano Simoncelli, protagonista della più recente e viva stagione poetica di Cesenatico (la sua ultima raccolta si intitola Prove del diluvio), e quella di Mario Santagostini, milanese (sua la preziosa antologia I poeti di vent’anni e l’ultima raccolta Kafka in Palestina, nel 1931), si intrecceranno nella serata intitolata Necessaire per la notte, presentando i versi della loro più recente produzione.
 
Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Info: www.casamoretti.it.
 
SCHEDE
 
Stefano Simoncelli è nato a Cesenatico e da circa dieci anni vive all’Acquarola sulle colline di Cesena. Con Ferruccio Benzoni e Walter Valeri è stato redattore e ideatore di «Sul Porto», una rivista di letteratura e politica che negli anni Settanta raccolse intorno a sé prestigiose firme culturali italiane ed europee e l’attenzione e la collaborazione di poeti come Pasolini, Bertolucci, Caproni, Sereni, Fortini, Raboni e Giudici. Autore schivo e appartato ha però al suo attivo pluripremiate raccolte di versi e una lunga militanza letteraria; tra le altre le raccolte Via dei Platani (Milano, Guanda, 1981 –  Premio Internazionale Mondello Opera Prima), Poesie d’avventura (Roma, Gremese, 1989), Giocavo all’ala (Ancona, PeQuod, 2004 - Premio Gozzano), La rissa degli angeli (1986-1996) (Ibid., 2006), Terza copia del gelo (Ancona, Italic PeQuod, 2012) e le plaquettes: Stazione remota (Milano, Quaderni di Orfeo, 2008), Le visite di nessuno (Milano, Il ragazzo innocuo, 2008) e Ho ripreso a fumare (Due Lire). Più di recente sono usciti Hotel degli introvabili (Ancona, Italic PeQuod, 2014) e Piove sul diluvio (Ancona PeQuod, 2017).
La raccolta uscita da poco è un elegante libro di poesie e prose, sulla cui copertina di un azzurro acceso campeggiano tre orme di gatto, evidentemente amputato della quarta zampetta, a indicare una traccia labile, disorientata, che si avventura prudente nel campo minato della scrittura.
In effetti, lo stile di Simoncelli si rivela da sempre come particolarmente curato, attento a evitare qualsiasi ridondanza retorica nella forma e nella sostanza; ma anche cauto, sommesso, tendenzialmente felino come suggeriscono l’allusione al gattino zoppicante e il titolo stesso del libro: Prove del diluvio, in attesa di qualcosa che sta per arrivare, e incombe incontenibile quasi fosse un nubifragio. La memoria, forse? Un passato di affetti familiari perduti e rimpianti, come nelle sezioni dedicate al padre, alla madre e alla moglie morta più di dieci anni fa?
«Qualcuno ha telefonato in piena notte, mi cercava, ma non ho fatto in tempo e nella cornetta, tra un tu tu e l’altro, mi è sembrato ci fosse un fruscio o un volteggiare frenetico come ali di insetti contro un vetro. Subito ho pensato alla casa sul porto, allo sciame di api che assediano il terrazzo e a te che non chiami da troppo tempo. Allora ho ripreso in mano il telefono per domandarti se poco fa, mentre dormivo... In tutti questi anni, che potrei riassumere in decine di sogni con noi due abbracciati e squassanti risvegli solitari, ti ho sentita così vicina e viva in ogni momento che molte volte lo dimentico: non sei più raggiungibile e non puoi telefonare da nessuna cabina, o almeno è quello che molti credono».
 
Mario Santagostini è nato a Milano, dove ha sempre vissuto, nel 1951. Ha esordito ventenne con Uscire di Città (1972) ristampato nel 2012. Sono seguite le raccolte di versi Come rosata linea (1981), L’Olimpiade del ‘40 (Milano, Mondadori, 1994), L’idea del bene (Milano, Guanda, 2001), La vita (Faloppio, Lietocolle, 2004), Versi del malanimo (Milano, Mondadori 2007), A. (Faloppio, Lietocolle, 2011), Il vento, ma inteso come forma di vita (Milano, Quaderni di Orfeo, 2011), e Felicità senza soggetto (Milano, Mondadori, 2014). Ha inoltre scritto il saggio Manuale del poeta (Milano, Oscar Mondadori, 1988) e curato l’antologia I poeti di vent’anni (Stampa, 2001). Ha tradotto dal latino (Inni Ambrosiani, Inni cistercensi) e dal tedesco (Goethe, Kleist, Chamisso). Ha collaborato e collabora alle pagine letterarie e artistiche di vari quotidiani e periodici.
Nel 2016 è uscito Kafka in Palestina, nel 1931, ne «i quaderni de La Collana Stampa», un’originalissima escursione nella storia, un’invenzione poetica in cui appare nientemeno che la grande figura di Franz Kafka, già oltre la sua morte, avvenuta nel 1924. Siamo infatti nel 1931 in un onirico viaggio dello scrittore in Palestina. E insieme a questa di Kafka appare poi una figura paterna, legata alla vicenda personale del poeta stesso, nel senso della sua presenza e scomparsa nel tempo. Un intreccio coinvolgente, ricco di movimenti narrativi, sempre in bilico tra immaginario ed esperienza, secondo uno stile inconfondibile, fatto di parole essenziali e perfettamente scandite, rivela la cifra lirica che sorregge il racconto e la profondità si manifesta nell’elegante misura comunicativa del linguaggio. Un primo capitolo importante del nuovo lavoro di uno dei nostri maggiori poeti.
«E con gli anni, ho fatto/ di me stesso solo una bava, / o un guscio, o una specie di corazza. / Un secondo corpo. / E ho pensato in grande./ Come pensa in grande la lumaca, / il cervo volante. / Bestie con un corpo e mezzo: / sembrano fatte a pezzi, e rimontate. / È così che nascono / animali da sogno, e vite da sogno».

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