Tessile in grande difficoltà: "Servono politiche per la crescita"

La fotografia che emerge dall’ultima ricerca condotta dalla Federazione Italiana Settore Moda – Fismo Confesercenti (che rappresenta circa 26.000 aziende sul territorio nazionale) non è confortante

La fotografia che emerge dall’ultima ricerca condotta dalla Federazione Italiana Settore Moda – Fismo Confesercenti (che rappresenta circa 26.000 aziende sul territorio nazionale) non è confortante: l’intera filiera del settore tessile abbigliamento è in grande difficoltà, colpa della crisi economica nazionale ma anche della mancanza di una politica di sostegno nei confronti della piccola e media impresa del Made in Italy.

Il presidente nazionale Fismo Confesercenti Roberto Manzoni è intervenuto sulla situazione critica del settore tessile e abbigliamento chiedendo espressamente al governo una politica di sostegno nei confronti delle aziende, non solo sul fronte del taglio dei consumi e della pressione fiscale ma anche con un’azione di rilancio che favorisca la crescita.

“È chiaro che le misure messe in atto dai singoli imprenditori non possono essere risolutive – dichiara la presidente della Fismo Confesercenti Cesenate Patrizia Greco –. Contenimento dei prezzi, diversificazione dell’offerta, vendite straordinarie sono interventi-tampone per contrastare la crisi ma non possono essere la risposta”.

“I dati della ricerca di mercato parlano chiaro – prosegue Patrizia Greco -, l’anno 2011 è stato un anno terribile per tre esercenti su quattro; i primi mesi del 2012 a livello nazionale sono stati leggermente migliori, nel nostro territorio ancora peggio. A livello nazionale sono le grandi città a soffrire meno, mentre nei piccoli centri la recente politica di liberalizzazione degli orari e la concorrenza delle grandi catene di distribuzione sta mettendo in ulteriore difficoltà i negozi storici. A questo si aggiunge la diminuzione della capacità di acquisto delle famiglie che se nel 2008 destinavano all’abbigliamento e alle calzature l’8% della quota di spesa, nel 2011 ne hanno destinato il 5,8%. Sono circa 40.000 le imprese del comparto che hanno chiuso dal 2009 al 2011 (su circa 158.000 aziende a livello nazionale)”.

“Gli esercenti, che continuano a resistere senza sacrificare la qualità dell’offerta - conclude la presidente Fismo Confesercenti Cesenate - hanno quindi più che mai bisogno di politiche di rilancio dell’economia e dei consumi: l’89% chiede interventi sulla pressione fiscale mentre il 90% è contrario alle aperture indiscriminate, che fanno lievitare i costi ma non le vendite”.

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