Una canzone 'irreligiosa', i ragazzi della parrocchia: "Offese gratuite al mondo cattolico"

"Il testo non ha argomentazioni valide per parlare seriamente delle contraddizioni del mondo cattolico"

Don Daniele Bosi, parroco di Villachiavuche, trasmette una lettera che i ragazzi del quartiere hanno scritto dopo un incontro in parrocchia.
"Immaginiamo ci sia un tu dall'altra parte della pagina, in questo momento. Ed è a te che ci rivolgiamo. Probabilmente avrai sentito la nuova canzone di Danti, in collaborazione con J-Ax e Nina Zilli. O magari no, visto il successo mediocre che ha avuto. Ma anche se non sei tra quelli che, saltando tra un canale radio e l'altro, hanno ascoltato il pezzo "Tu e D'io", forse potrà interessarti una riflessione a riguardo. Siamo un gruppo di ragazzi della parrocchia di Villachiaviche di Cesena e, durante un incontro, ci siamo confrontati sul contenuto e sui significati del brano. Tra riferimenti all'uso compulsivo della tecnologia nei giovani e cenni alle difficoltà di arrivare a fine mese, nel classico stile del pop disimpegnato di questo periodo, il motivo alla base della canzone è lo sfottó al credo cattolico. "Ave Maria, piena di ansia", "e prendo il sole crocifissa sulla spiaggia", "nel nome dell'iPad, iPhone, e lo spirito Samsung", "faccio l'assegno della croce", sono alcune delle formule estrapolate dal testo.

"Per fare ordine, una premessa. Se è vero che tutti, e noi cristiani in particolare, siamo chiamati a non rimanere indifferenti di fronte ai grandi problemi della contemporaneità e ad accettare delle priorità nel dibattito collettivo, è vero anche che la dimensione interiore non può esaurirsi nel marasma troppo affollato delle “cose più importanti”. Stiamo parlando per esempio di identità. E l’identità ha un suo peso specifico. In sostanza, ci chiediamo questo: dato che riconosciamo noi stessi attraverso le espressioni e i valori del cristianesimo, perché la derisione al nostro credo, per quanto spicciola e meramente gratuita, non dovrebbe perlomeno portarci a riflettere? La nostra non è una presa di posizione categorica, di quelle bigotte per cui tutto ciò che riguarda la Chiesa e i suoi problemi non può essere affrontato in maniera imparziale, ma piuttosto una risposta a delle provocazioni che ci hanno chiamati in causa".

"Mettendo da parte ogni tipo di giudizio musicale (arrangiamento, melodia ecc.), crediamo che il testo non solo non abbia argomentazioni valide per parlare seriamente delle contraddizioni del mondo cattolico, ma che piuttosto cerchi l’offesa ingiustificata. Cantare “Sono credente a modo mio, la seconda cosa che dico appena mi sveglio è…Dio”, alludendo nella pausa ad una bestemmia, dovrebbe quindi rientrare nel “semplice divertimento” di cui ha parlato l’autore in riferimento allo scopo del brano? Lo stesso vale per il pezzo “Madonna che fa i miracoli, lacrime di vino, sto sotto le tue guance con due calici, quanto mi piaci, ti faccio piangere dal ridere e beviamo gratis”: di fronte ad una canzone del genere, che provoca così nello specifico i cristiani e che "diverte" solo i non cristiani, l'indifferenza non ci sembra affatto la risposta migliore. Alzando bandiera bianca in nome della libertà d'espressione o della satira (anche se non è questo il caso) corriamo il rischio di vivere passivamente la fede e, di conseguenza, il rapporto col mondo e i suoi problemi".

"Un’azione concreta che, nel nostro piccolo, ci siamo proposti di fare è quella di cambiare stazione quando la sentiamo trasmettere alla radio. Un’azione concreta che ci auguriamo venga condivisa anche da chi, come noi, ha visto derisa la propria identità religiosa. Magari anche da te, che vuoi andare al di la della polemica sterile e dell'indignazione fine a se stessa, che vuoi metterti in gioco e non lasciare il tuo credo in balia dello scherno".

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