Savignano, Premio Montanari: l'undicesima edizione al sammarinese Stefano Palmucci

Il Premio biennale è promosso dalla Compagnia della Speranza di Savignano e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Savignano sul Rubicone

Si è svolta sabato al teatro Moderno di Savignano sul Rubicone la cerimonia di premiazione dell’11esima edizione del Premio biennale Francesco Montanari - Città di Savignano, vinto quest’anno dal sammarinese Stefano Palmucci. Il Premio biennale è promosso dalla Compagnia della Speranza di Savignano e dall’assessorato alla Cultura del Comune di Savignano sul Rubicone con il contributo della Banca di Credito Cooperativo “Romagna Est” e mette in palio mille euro per il miglior testo in vernacolo romagnolo. Ha consegnato il premio l’assessore Maura Pazzaglia.

Il Concorso omaggia lo storico regista della compagnia savignanese, Francesco Montanari, scomparso nel 1991, e ha riscosso da subito l’interesse degli addetti ai lavori. Tenuto a battesimo da Ivano Marescotti, è giunto ormai alla 11esima edizione e costituisce un appuntamento imprescindibile e di grande eco per tutti gli appassionati di teatro romagnolo. Hanno fatto parte della commissione Maria Grazia Bravetti, studiosa delle tradizioni popolari della Romagna ed autrice di numerosi saggi e studi sul tema, Paolo Guiducci, giornalista del settimanale riminese “Il Ponte” e curatore della collana di libri in dialetto “Le Spighe” e Giovanni Urbini della Compagnia Teatrale di Savignano.

Palmucci, noto a San Marino come autore di tante Commedie di Sant’Agata di successo e per la sua attività di infaticabile commediografo oltre confine - dove ha recentemente superato la soglia delle 1000 rappresentazioni di teatro amatoriale - ha vinto il Premio Montanari 2019 con l’Opera “La serva ad Zofoli”.  In questo lavoro Palmucci ha preso a prestito una figura tratta dalla più sanguigna e verace tradizione romagnola, secondo la quale pare che tale serva di Zofoli (o Zoffoli, o Zoboli) fosse solita giocare la sera alle carte col proprio padrone, finendo immancabilmente per perdere tutto il salario giornaliero. Cogli anni è divenuta quindi eponimo di persona non troppo sveglia e facilmente raggirabile, tanto che nel parlato comune non è inusuale la locuzione “non sono mica la serva di Zoffoli!”. Da questa maschera, Palmucci ha sviluppato una storia salace, con l’aggiunta di personaggi, storie e situazioni molto argute e divertenti, nella miglior tradizione della commedia vernacolare romagnola.  “La serva ad Zofoli” debutterà il prossimo 31 luglio, all’anfiteatro aperto di Poggio Torriana nell’ambito della Rassegna che vi si svolge, a cura della Compagnia La Mulnela di Santarcangelo.    

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