Raffaello Sanzio, Cesena 'presta' un'opera d'arte per le celebrazioni a Urbino

“La Diocesi presta l’Annunciazione presente nel Museo della Cattedrale che è quanto rimane del capolavoro che aveva Cesena prima di essere vittima delle ruberie napoleoniche"

Un'opera di Girolamo Genga presente a Cesena arricchirà le celebrazioni di Raffaello Sanzio a Urbino, loro città nativa.  La Galleria Nazionale delle Marche in Palazzo Ducale a Urbino avvia le celebrazioni per Raffaello Sanzio (Urbino 1483- Roma1520), nel 500° di morte, con la mostra “Raffaello e gli amici di Urbino” che si terrà dal 3 ottobre 2019  al 19 gennaio 2020. 

Il 2020 sarà l’anno di Raffaello e l’esposizione urbinate apre un percorso che vedrà protagonisti le Scuderie del Quirinale, la National Gallery di Londra e i Musei Vaticani dove verranno conclusi i restauri della Sala di Costantino, uno degli ambienti delle celeberrime Stanze di Raffaello. Nell'occasione un’opera di Girolamo Genga di proprietà della Diocesi di Cesena – Sarsina, sarà presente nella  Galleria Nazionale delle Marche in Palazzo Ducale a Urbino. 

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“La Diocesi – dichiara il professor Marino Mengozzi, direttore dell’ufficio arte sacra – presta l’Annunciazione presente nel Museo della Cattedrale, che è quanto rimane del capolavoro pittorico che aveva Cesena prima di essere vittima delle ruberie napoleoniche. Originariamente l'opera, alta più di otto metri, era collocata  sull’altare maggiore della chiesa di Sant’Agostino. Era una complessa rappresentazione, alta più di 8 metri, realizzata da Girolamo Genga (Urbino 1476 - 1551), pittore poliedrico e fantasioso che fu  allievo di Luca Signorelli e che si ispirò alla pittura toscana e romana, agli artisti del primo cinquecento, ma anche a Leonardo. Questo capolavoro  fu smembrato e disperso il 24 aprile 1809.  Attualmente la pala centrale, Disputa sull’Immacolata Concezione, è a Milano (Pinacoteca di Brera) e la predella divisa fra Milano (collezione privata), Bergamo (Accademia Carrara) e Columbia, South Carolina (Columbia Museum of Art), mentre risultano perdute due figure di beati agostiniani che affiancavano la parte centrale”. 

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