Omicidio Benini, parola ai periti dell'accusa: aggressione col portone chiuso, colpi sferrati in più stanze

I consulenti tecnici hanno ricostruito gli attimi in cui l'87enne è stato aggredito nella sua villetta di Cesenatico. Alla sbarra per omicidio c'è la nipote

Come è stato ucciso Alfredo Benini? E' stata la domanda su cui si è dipanata la giornata dei periti dell'accusa, la seconda udienza del processo in Corte d'Assise con l'accusa di omicidio volontario dell' 87enne di Cesenatico, morto a distanza di qualche mese dalla brutale aggressione nella sua abitazione. Per questi fatti alla sbarra c'è la nipote. Per ore, con l'ausilio delle immagini,  davanti al collegio dei giudici togati e popolari (presidente del collegio Rossella Talia e Marco De Leva giudice a latere) hanno sfilato gli esperti che hanno ricostruito la scena del delitto e gli attimi in cui l'anziano è stato aggredito nella sua villetta di via Saltarelli, nel quartiere Madonnina.

La pubblica accusa è rappresentata dal pm Sara Posa. Alla sbarra per omicidio c'è Paola Benini, 56enne nipote della vittima, presente in aula e alla quale sono stati concessi gli arresti domiciliari. L'aggressione risale al 15 ottobre 2017, l'anziano non si è mai ripreso ed è morto in conseguenza delle lesioni il 13 maggio 2018. L'imputata è difesa dagli avvocati Flora Mattiello e Francesco Pisciotti. Raffaele Pacifico e Simona Arrigoni difendono invece le parti civili:  Anna Benini, la sorella, e Giordana Crosara il primo, Pietro Benini, Mario Benini, fratelli della vittima, il nipote Andrea Benini e Gessica Bocchini, la seconda.

Nessun segno di rapina?

Nell'udienza svoltasi nella mattinata di lunedì è stato proiettato in aula un video dei sopralluoghi che dimostra ampiamente come la casa dell'anziano fosse perfettamente in ordine. Questo ha portato ad escludere, come si era pensato in un primo momento, l'azione di più persone, magari di una banda con lo scopo di una rapina. Dal video è emerso inoltre come la casa dell'anziana vittima fosse confinante con quella dell'imputata. Nel video appare anche una “stanza  dei documenti”, l'unica camera della casa chiusa a chiave. Le immagini hanno mostrato una mole notevole di documenti custoditi in alcuni scatoloni, e dalla stanza secondo il difensore della Benini, l'avvocato Pisciotti, sarebbe sparita una busta contenente 400 euro.

In udienza anche la criminaloga Roberta Bruzzone

L'uomo colpito si trascinò per casa, fino al colpo più violento

Molto importante la testimonianza di Pasquale Poppa, antropologo forense dell'università di Milano, che ha avuto accesso alla villetta due mesi dopo l'agguato. L'esperto della Procura ha interpretato le macchie di sangue presenti sulla scena del delitto, per mettere in luce quei brutali frangenti in cui il malcapitato 87enne, ipovedente, è stato aggredito. Secondo l'esperto, all'anziano sarebbe stato sferrato un primo colpo nell'ingresso di casa, con il portone chiuso (a indicare la chiusura sarebbero gli schizzi). Un aggressione, quindi, che veniva dall'interno e non da una minaccia esterna. Questa la scena come ricostruita dall'accsa: qui all'87enne sono stati spaccati gli occhiali, la vittima stordita e con seri problemi visivi ha barcollato fino alla camera da letto, dove sono state trovate tracce di sangue sul comodino e sul cuscino. Poi  si è trascinato nel corridoio dove è stata riscontrata una pozza di sangue dal volume notevole. Infatti qui si ipotizza che Benini abbia ricevuto un altro o altri due colpi. Dall'analisi delle tracce di sangue sui pantaloni,secondo l'antropologo l'87enne si trovava in posizione “a carponi o seduto sui talloni”. Questa ricostruzione sulla base del fatto che le tracce non sono presenti al di sotto delle ginocchia. Il trascinarsi dell'anziano, sanguinante e stordito, si è concluso nella parte posteriore dell'abitazione, dove si trova un box-garage, dove sono state rinvenute altre tracce ematiche. Una scena del crimine terribile, quella descritta dall'antropologo, in cui non sono però presenti tracce dei piedi dell'aggressore sul pavimento sporco di sangue, questo perché secondo l'esperto chi ha aggredito l'87enne ha sempre preceduto la vittima.

Vista quasi azzerata dallo stordimento e dalla rottura degli occhiali

L'avvocato delle parti civili Raffaele Pacifico ha poi convocato un volto conosciuto della criminalogia, chiamando a testimoniare come consulente tecnico la nota criminologa Roberta Bruzzone, che ha ricostruito l'aggressione sulla base della scena del crimine, e in particolare delle macchie di sangue. Anche Bruzzone ha concordato: “Benini nell'ingresso è stato colpito da un pugno o da un forte ceffone che lo ha stordito, provocandogli la lesione delle ossa nasali, che ha causato un abbondante sanguinamento”. La criminologa ha evidenziato come da quel momento sia iniziato il girovagare a zig zag dell'87enne, stordito dai colpi e con la vista quasi azzerata dopo aver perso gli occhiali, che si sono spezzati, lenti comprese. Ha inoltre espresso alcune ipotesi sull'arma del delitto. La prossima udienza si svolgerà il 22 febbraio, e sarà importante per la testimonianza dei Ris e del reparto analisi criminologica di Roma.

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