Botte ai bambini nella casa famiglia, i Servizi sociali: "Nessun bimbo si trova lì da anni"

Il sindaco di Montiano difende i servizi sociali dopo l'ultima puntata delle “Iene”, la trasmissione di Italia 1 che ha puntato i riflettori sulla casa famiglia di Montiano

I servizi sociali dell'Unione dei Comuni hanno preso tutti i provvedimenti cautelari in attesa del giudizio sulla casa-famiglia 'Il sorriso' di Montiano. E' quanto spiegano il sindaco di Montiano Fabio Molari e il presidente dell'Unione Paolo Lucchi. Il riferimento è all'ultima puntata delle “Iene”, la trasmissione di Italia 1 che ha puntato i riflettori sulla casa famiglia di Montiano, alla luce di una denuncia per maltrattamenti di bambini all'interno della struttura, botte e minacce, ma anche di cattive condizioni igieniche e utilizzo di cibi scaduti. Dal 2016 sulla vicenda è in corso un processo in tribunale, con il rinvio a giudizio dei titolari de 'Il Sorriso'. E proprio la documentazione raccolta dalla Polizia durante le indagini ha determinato l'arrivo della 'Iena' Mattia Viviani.

Perché la struttura non è stata chiusa alla luce di questi problemi? E' la domanda che Viviani ha posto al sindaco Molari e al dirigente dei Servizi Sociali. In una lunga nota, ora Molari e Lucchi spiegano gli interventi presi su 'Il Sorriso', in attesa del giudizio in tribunale. In premessa i due amministratori ricordano che la casa-famiglia è regolarmente autorizzata dal 2010, è nata dall'esperienza di affido di due minori alla famiglia titolare ed è arrivata ad avere una capienza di massimo di 6 minori, tutti inviati dai Servizi sociali del Cesenate, ma anche di altre città dell'Emilia-Romagna, Toscana, Liguria e Lazio, si tratta di minori affidati dal Tribunale al Servizio Sociale e la gestione prevede una retta onnicomprensiva pari ad 80 euro al giorno pro-capite. In tale ambito esiste “un'attività di vigilanza programmata, a cui i Servizi dell’Unione Valle del Savio partecipano su mandato della Procura minorile della Repubblica di concerto con la Polizia municipale (in funzioni di Polizia Giudiziaria) e la Pediatria di Comunità dell’AUSL Romagna”, spiega la nota. 

> IL VIDEO DELLA PUNTATA DELLE IENE

Una nota che indicherebbe un attento monitoraggio di tutti i bambini ospitati nel tempo, con nessuno di essi che si sarebbe mai lamentato: “Si sono svolti 31 incontri diretti tra il personale dei servizi sociali e i gestori della Comunità Familiare e i 4 minori interessati. In tutto, oltre 50 incontri, a cui devono aggiungersi quelli condotti dal servizio sociale con le istituzioni scolastiche in cui i ragazzi erano inseriti. E confermiamo che mai, in nessuno di essi, sono emersi elementi di preoccupazione o pregiudizio nei confronti del benessere di minori accolti nella Comunità 'Il Sorriso'. Di fronte a questo quadro, attendiamo fiduciosi, che la magistratura faccia il suo corso”.

I Servizi sociali, spiega la nota, hanno comunque preso i loro provvedimenti: “A seguito delle indagini preliminari e di alcuni sopralluoghi, condotti direttamente in Comunità dalla Procura di Forlì, è stato disposto il rinvio a giudizio dei gestori, formalizzato in data 29 dicembre 2016. In conseguenza del rinvio a giudizio, i Servizi dell’Unione Valle del Savio, pur non avendo ancora in mano l’esito del procedimento penale (tutt’ora in corso), hanno immediatamente preso provvedimenti, adottato le seguenti misure: è stata sospesa la collaborazione con la Comunità di Accoglienza Il Sorriso, in attesa dell’esito del procedimento penale; sono stati ridefiniti i progetti individuali dei minori che i Servizi Sociali dell’Unione Valle Savio avevano collocato in Comunità e in affido familiare, trasferendoli in altri contesti adeguati di accoglienza; sono stati informati del rinvio a giudizio i servizi sociali dei Comuni di riferimento per gli altri minori inseriti in Comunità e in affido, proponendo la definizione di collocazioni alternative”.

Per questo, anche se la struttura non è formalmente chiusa, già ora non riceve minori: “Oggi, anche in seguito a queste misure, la Comunità il Sorriso non ospita nessun minore, e seppur formalmente risulti ancora aperta, in attesa della conclusione del procedimento penale, di fatto non sta operando con bambini. Va specificato, comunque, che anche dopo aver sospeso la collaborazione diretta con la Comunità, i Servizi dell’Unione Valle del Savio hanno continuato a partecipare alle attività di vigilanza programmata, sopra indicate. A questo proposito, è doveroso sottolineare che la partecipazione dei Servizi Sociali alle attività di vigilanza programmata su mandato della Procura minorile della Repubblica, di concerto con la Polizia municipale (in funzioni di Polizia Giudiziaria) e la Pediatria di Comunità dell’AUSL Romagna, ha portato ad eseguire – dal 2014 ad oggi - 6 ispezioni sul campo condotte direttamente in Comunità”.

Ed ancora: “Nel corso di tali ispezioni, non sono mai emersi elementi di preoccupazione o pregiudizio nei confronti dei minori accolti e, più in generale, per l’organizzazione quotidiana della Comunità. Il 2 aprile 2016 i Carabinieri della Stazione di Gambettola hanno eseguito autonomamente un ulteriore controllo nella Comunità, rilevando la presenza di un minore in più rispetto alla capacità di accoglienza assegnata alla struttura, ma senza riscontrare particolari problemi di altro tipo, se non una certa imprecisione nella gestione della documentazione amministrativa”.

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