Mafia nigeriana, annientato il culto "Maphite": c'era anche la 'bibbia' del clan, 19 fermi

I provvedimenti restrittivi ed una serie di perquisizioni, disposte sempre dalla Dda-Procura della Repubblica di Bologna, sono stati eseguiti nelle città di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Bergamo

Arresti e perquisizioni per una operazione finalizzata a colpire un clan della cosiddetta mafia nigeriana. In tutto sono diciannove i fermi e le perquisizioni eseguite: più di 200 uomini e donne della Polizia di Stato sono stati impegnati nell’esecuzione di numerosi fermi di indiziato di delitto emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bologna. I provvedimenti restrittivi ed una serie di perquisizioni, disposte sempre dalla Dda-Procura della Repubblica di Bologna, sono stati eseguiti nelle città di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Forlì, Cesena, Ravenna e Bergamo. Nella città malatestiana è stato arrestato un 38enne e denunciate due persone. Sono state svolte anche perquisizioni. 

Operazione 'Burning Flame': la rete in tutta la regione

L’attività d’indagine, avviata nel 2017, grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha permesso di annientare gran parte di quello che, all’interno della comunità nigeriana, viene denominato culto ''Maphite'' ritenuto operante nell’intera Regione. Il clan in questione fa parte dell'arcipelago delle confraternite criminali provenienti dalla Nigeria, nate storicamente come associazioni studentesche e nel tempo tramutatesi in vere e proprie organizzazioni criminali. Sequestrato anche un documento prezioso: la cosiddetta 'Bibbia verde', un libro di circa 40 pagine scritto in inglese. Una sorta di vademecum dell'affiliato, con dentro le istruzioni, il programma, i codici e le regole dato agli affiliati.

Mafia nigeriana in Emilia: contestato il 416bis

Diversi sono i reati contestati, perpetrati attraverso lo strumento dell'associazione a delinquere con i metodi mafiosi, reati per i quali è stato contestato l'articolo 416bis. Altri resti contestati sono lo spaccio di sostanze stupefacenti, uso indebito di strumenti di pagamento elettronico, oltre a reati legati ai frequentissimi e violenti scontri con organizzazioni criminali nigeriane contrapposte. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il clan aveva un "tipico e conosciuto soltanto dagli adepti modo di comunicare" oltre a un "rituale e prestabilito modo di ingresso all’interno dell’organizzazione, di affiliazione" inoltre erano "rigidissime le regole di comportamento e puntualmente codificate che ripercorrono in parte quelle più conosciute delle organizzazioni di tipo mafioso italiane".

Il commento di Salvini

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha commentato l'operazione: "Alla faccia di chi ne negava l'esistenza. Grazie a Forze dell'Ordine e inquirenti. Non abbiamo bisogno di questo tipo di immigrazione. Porti chiusi, galere aperte".

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