Un tris di nuovi arrivi: "Rosaia è un guerriero. Marson motivato. Sabato una certezza"

"Cercavamo un portiere con certe caratteristiche e Marson ci sembrava quello giusto, in più il giocatore ha detto subito che veniva con grandi motivazion", esordisce Pelliccion

Il ds Alfio Pelliccioni presenta Leonardo Marson, Giacomo Rosaia e Roberto Sabato, parlando così dei nuovi bianconeri. “Cercavamo un portiere con certe caratteristiche e Marson ci sembrava quello giusto, in più il giocatore ha detto subito che veniva con grandi motivazioni - esordisce Pelliccioni -. Rosaia è un guerriero. A dire il vero non era il primo giocatore a cui ho pensato ma mi ha convinto Ricci che ha giocato con lui nella Carrarese. Sabato è il calciatore che ogni allenatore vuole, non so perché, anzi lo so (ride, ndr). Due anni fa Scienza me lo chiese al Monopoli ma non se ne fece nulla e anche l’anno scorso avevo pensato a lui. Finalmente è arrivato”.

“Cesena è una piazza che non si può rifiutare e infatti non ci ho pensato due volte: questa è un’opportunità importantissima - afferma Marson -. Per me inizia la seconda stagione da professionista: a Olbia ho disputato diciotto partite fra alti e qualche basso che fa parte della crescita. Credo che per un portiere di ventun’anni come me sia importante giocare il più possibile per acquisire consapevolezza nei propri mezzi: l’obiettivo è pertanto quello di mettere il massimo negli allenamenti. Lo stadio di Cesena? E’ bellissimo da vuoto, figuriamoci quando si riempirà”.

L’estremo difensore si descrive così: “Sono un portiere tradizionale, concreto che non cerca la parata spettacolare. In carriera ho avuto la possibilità di lavorare con colleghi del calibro di Sorrentino, Consigli e Pomini, a cui ho cercato di “rubare” le cose migliori, ma se devo indicare un modello come si fa a non dire Buffon? E mi piace anche lo stile di Handanovic”.  

“Col mister c’è da correre tanto ma ha anche idee e con lui ci si diverte", dice Sabato, che conosce il mister dalla scorsa stagione. Poi sul fratello Rocco, che a Cesena ha già giocato: "Quando ero ragazzino venivo a vederlo ed essere al Manuzzi era già emozionante. Sapevo già a cosa andavo incontro e non c’è stato bisogno che mi dicesse molto altro. Cesena è un posto dove si respira calcio vero, che non ha paragoni con altre piazze della Romagna: tutti vorrebbero venire qui”.

Poi si ritorna sul calcio di Modesto: “A un difensore lui chiede di essere sempre propositivo e di giocare senza paura quando la squadra ha il pallone, di accorciare e “mangiare” l’avversario in fase di non possesso. Giocando così alti anch’io pensavo che potessimo correre più rischi dietro ma in realtà l’anno scorso ci è capitato di prendere gol più sulle situazioni da fermo o dalla distanza. E’ stato D’Angelo a trasformarmi in difensore centrale ma non pensate che adesso corra di meno: con Modesto si corre e basta”.  

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 “A Carrara sono diventato capitano ma dopo tre anni era giunto il momento di cambiare e fare il salto di qualità. Quando ho saputo dell'interesse del Cesena ho pensato che fosse una grande opportunità da cogliere al volo. Sono felice di approdare in un club storico come questo - racconta Rosaia -. Ci aspetta un campionato tosto in cui il gruppo verrà prima dei singoli. La cosa importante sarà costruire una famiglia, un gruppo che lavori compatto per un unico obiettivo: se ci riusciamo, potremo toglierci belle soddisfazioni”.

Il centrocampista si presenta così: “La mia prima dote è l’aggressività: recuperare palloni e abbinare qualità magari con qualche gol da fuori area o con l’inserimento da dietro, come ho fatto alla Carrarese. Oggi in mezzo al campo c’è bisogno di gente dinamica, pronta a sacrificarsi. E poi, con qualche anno di serie C alle spalle, un po’ di esperienza posso trasferirla. Luca Ricci? Per me lui è come un fratello e la sua carica ha influito nella mia decisione di venire qui”. L’ultimo pensiero è su mister Modesto: “E’ uno che ti trasmette la voglia di non risparmiarsi mai: credo che potrà dare tanto alla squadra e al club”.
 

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