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"Uno sport che dà soddisfazione, ti invita a superare il tuo limite", Michele Montalti racconta il triathlon

“Fa bene praticarlo, non sono un medico ma sicuramente il livello di benessere, grazie alla quantità di endorfine sviluppate nello sforzo fisico prolungato, è impareggiabile"

Dopo avervi raccontato il padel, sport del momento, oggi passiamo a un’altra attività, multidisciplinare, praticabile sia individualmente che di squadra. Nel triathlon infatti nuoto, ciclismo e corsa vengono svolte consecutivamente: i concorrenti devono passare senza interruzioni da una frazione di gara all’altra, l’obiettivo è impiegare il minor tempo possibile col cronometro che non si ferma mai, nemmeno nelle fasi di passaggio da un’attività all’altra. 

A Cesena è nato proprio nei giorni scorsi il Tripark, all’interno del Parco dell’Ippodromo, per ovviare il problema della sicurezza della mountain bike in strada. Amministrazione comunale e Cesena Triathlon hanno lavorato per questo progetto: il presidente di questa associazione sportiva Michele Montalti ha raccontato ai nostri microfoni lo sport che da circa 5-6 anni si sta espandendo anche sul nostro territorio.

Come si diventa triatleti?

“Per entusiasmo, perché si vede qualcuno che pratica lo sport, magari c’è un amico che ti invita a provarlo. Come si dice nel mondo del triathlon… ‘invece di essere bravo in uno sport, preferisci non esserlo in 3’. Li pratichi tutti e 3, cercando di migliorare sotto ogni aspetto”.

Essendo il triathlon uno sport che comprende tre attività, come organizzate gli allenamenti agli atleti che seguite?

“Il discorso si differenzia tra adulti e ragazzi. I secondi hanno una scuola di triathlon a Cesena, inizialmente hanno un carico minore di allenamenti, 3 a settimana, per poi passare a 6, a volte doppi nel periodo estivo, che si snodano su tutte le 3 discipline. Per lo meno, due volte per ciascuna disciplina. Gli adulti invece devono avere la capacità di organizzare la propria vita in funzione anche dello sport. Una preparazione completa, ad esempio in un Ironman (la più dura competizione del triathlon, ndr) richiede fino alle 17/18 ore a settimana, un vero e proprio lavoro: questo comporta svegliarsi alla mattina presto o allenarsi tardi quando si è finito di lavorare".

Ai triatleti è consigliata una particolare alimentazione?

“L’alimentazione da seguire è completa ed equilibrata, integra tutti gli elementi necessari per la produzione di energie: ci sono proteine, carboidrati e grassi buoni. Le proteine rivestono un ruolo importante nel periodo in cui c’è un maggior carico muscolare. Se invece andiamo a preparare un’attività di endurance intenso, per un mezzo o un intero Ironman, sono necessari dei grassi buoni: oltre una certa soglia di sforzo il fisico non può andare avanti con degli zuccheri, ma bisogna produrre energie attraverso i grassi. Molti di noi si affidano a nutrizionisti, non è sempre necessario: raggiungere un buon equilibrio e una vita sana, che metta insieme movimento e alimentazione, è sicuramente l’obiettivo della maggior parte dei triatleti”.

Quando il triathlon ha cominciato a diffondersi in Romagna?

“La diffusione più spinta è degli ultimi 5-6 anni, con l’enfasi data anche da quello che ha ceduto Ironman. Sicuramente è cresciuta la percentuale di persone che vogliano provare questo sport, partendo dalle competizioni più semplici. È sempre uno sport agonistico competitivo, al di là del voler star bene. Questo non esclude che ci siano anche triatleti, a Cesena, che praticano triathlon da più di 20 anni: mi riferisco al campione del mondo e nostro ex presidente, Alfio Bulgarelli”.

C’è qualche caratteristica in particolare che ha permesso al triathlon di essere così apprezzato?

“Fa bene praticarlo, non sono un medico ma sicuramente il livello di benessere, grazie alla quantità di endorfine sviluppate nello sforzo fisico prolungato, è impareggiabile. Poi è uno sport che dà soddisfazione, perché ti invita a superare il tuo limite. La gara è prima di tutto contro il proprio limite, poi contro gli altri. Questo conta di più quando si è giovani o dei professionisti, quando si è agonisti lo si è prima di tutto verso se stessi”.

A Cesena è praticato più da uomini o donne?

“In tutta Italia, potrei dire anche a livello mondiale e quindi non escludendo il territorio locale, la percentuale di uomini che pratica triathlon è schiacciante rispetto a quella delle donne. Si parla di percentuali che possono variare tra l’85-90% di uomini e il 10-15% di donne. Sui bambini si ha un po’ meno disequilibrio perché è uno sport giovane, minore, che si sta diffondendo, quindi anche le donne e la bambine possono praticarlo tranquillamente, in quanto non è assolutamente pericoloso, anzi, fa molto bene”.

Mentre per quanto riguarda l’età? Piace più ai grandi o ai piccoli?

“È partito coi maggiorenni, perché la capacità di resistenza aumenta col passare dell’età. Le gare si fanno sempre più lunghe e sfidanti. Grazie a società più illuminate dal punto di vista dell’avviamento allo sport per le nuove generazioni, come possono essere Cesena Triathlon, CUS Parma, Minerva Roma, si sta cercando di avviare l’attività e diffonderla nelle categorie più giovani. Però, ad oggi, se guardo lo spaccato del Cesena Triathlon, fatti 100 adulti ci sono poi 70 bambini che praticano sport. Il nostro obiettivo è arrivare a un 50-50, quindi 100 e 100, nel prossimo anno”.
 

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