L'esperto: "Controlli all'avanguardia in Italia"

Andrea Zavalloni è medico di primo intervento presso l'ospedale Cappelli di Mercato Saraceno e medico antidoping per la federazione ciclistica italiana

Andrea Zavalloni è medico di primo intervento presso l’ospedale Cappelli di Mercato Saraceno, ma anche medico di campo del Cesena Rugby e medico antidoping per la federazione ciclistica italiana. Viene intervistato da CesenaToday.it in occasione del tragico caso tristemente agli onori della cronaca: la morte in campo del calciatore Piermario Morosini.

Dottor Zavalloni vedendo le immagini che idea si è fatto sul caso Morosini?
“Ho visto le immagini e la dinamica sembra evidenziare un arresto cardiaco, sicuramente l’autospia spiegherà meglio le cause del decesso, ma rivedendo le sequenze dell’accaduto posso soffermarmi indicando l’arresto, come principale causa”.

Secondo lei la macchina della polizia che ha intralciato il passaggio dei soccorsi, può aver avuto effetti negativi?
“Dire che il giocatore si sarebbe salvato è fatica dirlo, sicuramente aver perso tempo, nella catena della sopravvivenza potrebbe aver pesato. L’auto della polizia che ha intralciato i soccorsi è stata una cosa assurda”.

Come mai dottore questi casi continuano ad aumentare? E' solo un fatto di casualità oppure c’è dell’altro?
“Dal 1982, quando le visite sportive sono diventate obbligatorie, le morti si sono ridotte del 90%. L’Italia in questo è molto all’avanguardia con controlli rigorosi e periodici. Sicuramente negli ultimi anni queste morti  sono in aumento, ma penso sia solo una brutale casualità. Escluderei come artefici dei decessi i numerosi impegni o allenamenti duri. Il cuore è un muscolo molto complesso, diverso dai normali muscoli del corpo. Diagnosticare un disturbo cardiaco che può determinare una morte improvvisa, non è possibile”.

Il doping può centrare qualcosa con questi avvenimenti?
“Ora ci sono controlli rigorosi e molto attenti per questo fenomeno. Anche ogni domenica al termine delle partite vengono effettuati controlli e test per l’antidoping. Credo comunque che non vi siano legami tra doping e queste morti improvvise. Purtroppo per quello che è accaduto a Piermario non vi era cura, purtroppo è successo e dobbiamo farcene una ragione”.

Dottore, si trova d’ accordo a sospendere il campionato?
“Sicuramente serve a ben poco. Penso sia stato un gesto doveroso nei confronti di un ragazzo morto mentre faceva il suo lavoro. Sicuramente una bella forma di rispetto”.

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Al termine dell’intervista il dott. Zavalloni Andrea si congeda dedicando ai lettori una frase: “Noi non moriamo perché ci ammaliamo, ma ci ammaliamo perché fondamentalmente, dobbiamo morire” di Michel Foucault.
 

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