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Il medico dello sport spiega il caso Eriksen: "Controlli molto rigidi, ma a volte è difficile prevenire"

"A volte possono esserci problemi col muscolo cardiaco difficilissimi da documentare anche con le indagini che fanno i calciatori professionisti"

E' salito agli onori delle cronache internazionali quanto successo a Christian Eriksen sabato scorso. Il calciatore della Danimarca, al 43' del match contro la Finlandia, si è improvvisamente accasciato a terra, colpito da un arresto cardiaco. Gli immediati soccorsi di compagni e staff medico hanno scongiurato il peggio, dopo minuti di puro terrore in diretta tv. 

Il centrocampista, prima del malore, non aveva contratto il Covid, non si era vaccinato né aveva mai accusato rilevanti problemi fisici. Nemmeno i controlli a cui si sottopongono ritualmente i calciatori che disputano l'Europeo avevano fatto scattare allarmi: un ragazzo sano, senza problemi. E proprio questo ha fatto allarmare un po' tutti gli sportivi: quanto successo sabato scorso al numero 10 della Danimarca, sarebbe potuto capitare a tanti altri atleti. Di questa situazione abbiamo discusso con un'esperta di medicina sportiva, la dottoressa Giulia Franzoso, che da un anno è a capo dello staff medico del Cesena Fc.

Dottoressa, ha provato a spiegarsi cosa possa aver causato l'arresto cardiaco a un giocatore che non aveva mai avuto alcun tipo di problema, come Eriksen?

"Di solito quando un giocatore va in arresto cardiaco, in seguito a un'aritmia ventricolare, è difficile dopo capire quali possano essere state le motivazioni. In questi giorni ho letto anche dichiarazioni di medici che l'hanno seguito negli anni, e tutti erano concordi nell'affermare che non c'erano state problematiche cardiologiche legate a questo calciatore. A volte possono esserci problemi col muscolo cardiaco difficilissimi da documentare anche con le indagini che fanno i calciatori professionisti: elettrocardiogrammi, elettrocardiogrammi sotto sforzo, prove da sforzo, ecocardiogrammi... capita che ci siano proprio forme iniziali di cardiomiopatie, patologie che riguardano il muscolo cardiaco che come prima manifestazione danno un'aritmia come quella che probabilmente ha avuto Eriksen e che portano all'arresto cardiaco. Le indagini chiaramente saranno mirate, le cardiomiopatie che possono portare queste problematiche sono quelle che conosciamo e purtroppo hanno portato la morte sia di Astori che di Morosini".

Chi pratica sport agonistico quotidianamente, è più esposto a questi rischi rispetto ad atleti amatori?

"No, non sembra che ci sia un rischio aumentato tra le persone che praticano sport a livello agonistico e gli amatori".

Quali sono le più corrette tecniche di prevenzione di episodi come quello capitato al giocatore danese sabato scorso?

"Tutto quello che abbiamo visto essere messo in atto proprio negli attimi successivi all'evento che è occorso. Sicuramente a fare la differenza, anche in questo caso, è stata la tempestivissima messa in opera di tutta una serie di accorgimenti, tra cui, sicuramente in prima istanza il capitano della Danimarca ha messo in atto: è stato il primo a soccorrere il suo compagno, a posizionarlo correttamente tirando anche fuori la lingua, che altrimenti avrebbe ostruito le vie aeree. Ha fatto una manovra correttissima da un punto di vista sanitario, poi c'è stato l'intervento del medico che ha cominciato a praticare il massaggio cardiaco, ha avvicinato il defibrillatore e a quel punto sono riusciti a salvare un ragazzo condannato alla morte, perché l'arresto cardiaco equivale a quello".

Non c'è una prevenzione ancor precedente, per evitare il brutto episodio?

"L'Italia è uno dei primi paesi con l'obbligatorietà delle visite medico-sportive, e ha messo in atto tutta una serie di indicazioni proprio in tema di prevenzione. Tra l'altro in Italia esiste uno dei centri più all'avanguardia per quanto riguarda la diagnosi delle patologie cardiache che possono portare a morte improvvisa, il centro di Padova, molto all'avanguardia, dove grazie a studi condotti per anni sui cadaveri sono arrivati a determinare le condizioni alle quali prestare attenzione. La medicina è in continuo divenire nelle proprie conoscenze, anche la medicina dello sport negli anni ha avuto un'evoluzione infinita. Come tutte le materie scientifiche, il fatto di studiare continuamente porta sempre progressi. Negli ultimi anni, anche grazie anche ai convegni sulla cardiologia nello sport, sono emerse cose che portano anche noi a essere sempre più aggiornati".

Qualche comportamento, alimento, farmaco, che ci espone maggiormente al rischio di questi episodi?

"Sicuramente i farmaci dopanti, che possono portare a situazioni di questo genere, gli alimenti no. Dal punto di vista farmacologico, i farmaci che allungano una porzione particolare dell'elettrocardiogramma, che si chiama QT, ti portano una simulazione del QT lungo: non porta morte improvvisa in campo, solitamente nel letto. La cocaina può portare degli spasmi a livello coronarico, andando poi a simulare una sorta di infarto. Molto spesso le morte improvvise sono etichettate come infarto, ma non è sempre così. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nei giovani, si tratta di malattie che vanno a colpire proprio il muscolo cardiaco in sé".

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