Venerdì, 30 Luglio 2021
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Bernacci riparte da Gambettola e si racconta: "Il trasferimento a Bologna colpa mia, ma non rinnego niente"

"Mi rivedo in pochi a livello di caratteristiche ultimamente. Una volta magari c'erano più prime punte, perché si faceva un altro tipo di gioco"

Trentotto candeline da spegnere il prossimo 15 dicembre, ma il ritiro non è nei suoi piani, almeno per ora. Il cesenate doc Marco Bernacci ha scelto di ripartire dal campionato di Promozione, con la maglia del Gambettola, dopo un anno alla Libertas, nel campionato sammarinese. La consistente esperienza maturata dall'Airone delle Vigne dagli stadi di Serie A ai campi dilettantistici ha spinto il classe '83 a scegliere già quale carriera intraprendere, una volta appesi gli scarpini al chiodo.

Bernacci, come mai la scelta di ripartire da Gambettola?

"Mi hanno chiamato, conoscevo già Lillo (il presidente Calogero Butticè, ndr). Sicuramente questo ha influito visto il rapporto che abbiamo, poi volevo avvicinarmi a casa, dopo l'ultimo anno a San Marino. Mi sembrava un'occasione giusta per tornare a giocare vicino a casa".

Quanti anni si sente nelle gambe prima di ritirarsi?

"Finché sto bene vado avanti.... apparte gli scherzi, sicuramente sono gli ultimi anni della mia carriera, valutiamo di anno in anno. Ancora sto bene fisicamente, per adesso non penso a finire, poi vedremo magari durante l'anno, come andranno le cose".

Ha mai pensato a una carriera post-ritiro, magari da allenatore?

"Sì sì, quello sicuramente è un po' l'obiettivo. Il patentino ce l'ho già, mi piacerebbe: non è una strada semplice, ma che vorrò affrontare quando smetterò di giocare".

Vanta un curriculum importante, ha calcato i campi dai dilettanti alla massima serie. C'è qualche rimpianto che si porta dietro?

"Sicuramente qualche rimpianto c'è, ma a 38 anni non ha senso guardarsi dietro. Sicuramente avrei potuto fare di più, però va bene come è andata la mia carriera e quello che ho fatto, si vede che comunque mi meritavo questo. Mi piace guardare avanti e vivere il presente".

Quindi col senno di poi sceglierebbe comunque di trasferirsi a Bologna, nel 2008?

"Qualche scelta sicuramente è stata sbagliata, magari questa potrebbe essere una di quelle. E' stata molto colpa mia, quindi non rinnego niente".

Obiettivo per il prossimo anno?

"Sicuramente vincere, come squadra. Per me, di fare da chioccia ai giovani e agli altri ragazzi, costruire un bel gruppo a Gambettola per poter vincere il campionato, anche se sicuramente non sarà facile. Vincere i campionati non è facile in nessuna categoria: ci vorrà tanto sacrificio e tanta organizzazione da parte di tutti".

Parliamo del Cesena. Cosa serve per il salto in B?

"Bella domanda, sicuramente serve un progettino di continuità, perché rivoluzionare tutto ogni anno non è semplice. Quest'anno con la conferma del direttore sportivo e dell'allenatore sembra che ci possa essere un continuo al lavoro fatto l'anno scorso, un lavoro buono. Dare continuità a quello e confermare i giocatori più importanti sarebbe sicuramente un ottimo punto di partenza, perché sennò fare sempre rivoluzioni di anno in anno e vincere la Lega Pro con le squadre e le piazze blasonate che ci sono, non è semplice. Però sicuramente Cesena è una piazza che merita e che deve lottare per vincere in Lega Pro perché merita altri palcoscenici".

L'Europeo chi lo vince?

"Speriamo nell'Italia, siamo partiti molto bene. C'è tanto entusiasmo, adesso verranno le partite difficili, nelle gare secche è sempre un terno al lotto. Però c'è molto entusiasmo, molta condizione atletica, Mancini ha fatto un grande lavoro in questi anni per preparare al meglio questo Europeo e questo cammino. Altre squadre sono più blasonate e più forti nelle individualità, però l'Italia è un ottimo collettivo e darà del filo da torcere a tutti, poi ci sono squadre come la Francia o il Belgio che magari sono più forti, vedremo".

L'attaccante che assomiglia di più a Marco Bernacci?

"Gli attaccanti con le mie caratteristiche nel calcio di adesso fanno un po' fatica. Col modo di giocare che c'è adesso, tutto in velocità, le prime punte faticano. Mi rivedo in pochi a livello di caratteristiche ultimamente. Una volta magari c'erano più prime punte, perché si faceva un altro tipo di gioco, che adesso si sta evolvendo in tante cose. Magari prima c'erano i Luca Toni e le prime punte un po' più statiche, adesso si predilige un altro tipo di gioco. Ci sono tanti attaccanti forti, soprattutto in questo Europeo: mi viene da dire Lukaku del Belgio, Mbappé, Benzema... tutti giocatori incredibili"

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