Il "Biondo" a 360 gradi, il bianconero nel destino: "Amo il Cesena e che ricordi quel gol alla Juve"

Il centrocampista bianconero ripercorre la carriera: "Andavo al campo come in 'guerra', Allegri mi ha insegnato a vivere il calcio con spensieratezza"

A vederlo dagli spalti del Manuzzi, appare una spanna sopra gli altri. Un giocatore che non c'entra niente con la serie D, un "salto" all'indietro che poteva fare solo per il suo Cesena. Davide Biondini, dopo oltre 300 presenze nella massima serie, alla fine della stagione 2018, finita l'esperienza al Sassuolo, voleva appendere gli scarpini al chiodo e iniziare ad allenare. Poi cosa è successo? "E' successo che il Cesena è fallito, è stata una notizia devastante per me. Ero sereno, mi stavo preparando all'idea di smettere con il calcio giocato per iniziare un nuovo percorso, quello di allenatore.Quando la nuova società mi ha chiamato mi ha scombussolato tutti i piani ma non potevo dire no al Cesena, non potevo non dare una mano in un momento così. L'ho vissuta come una grande responsabilità, avevo già rifiutato diverse proposte e solo il Cavalluccio poteva farmi cambiare idea".

Il "Biondo" di Montiano  è tornato al Cesena 15 anni dopo, era la stagione 2002-2003 quando collezionò 39 presenze e 2 gol. "A dir la verità le differenze che ho trovato sono poche, anzi ho ritrovato persone che conoscevo e che lavoravano già qui nella mia prima esperienza in bianconero. Chiaramente a 36 anni sono un giocatore più maturo, ma lo spirito è quello di sempre, con la voglia di combattere e non mollare mai".

Una carriera che non tutti possono vantare con un picco straordinario. Il 31 gennaio 2009, si gioca Juventus-Cagliari, su un cross lungo dalla destra di Cossu arriva un colpo di testa perfetto di Biondini che porta in vantaggio i rossoblu. Una partita da incorniciare per il Cagliari di Biondini che vince 3-2 allo stadio Olimpico di Torino. "A Cagliari ricordo anni bellissimi, un gruppo stupendo che ha vinto diverse partite in campi proibitivi. Sulla panchina dei sardi c'era Massimiliano Allegri: "E' stato un allenatore molto importante per me, io andavo all'allenamento come se fosse una 'guerra', lui mi ha fatto capire che il calcio si può anche vivere con spensieratezza. Grazie a lui sono anche arrivato in Nazionale".

Nell'album dei ricordi del centrocampista bianconero trova posto anche "la grande cavalcata con il Sassuolo che ha portato la squadra di una piccola cittadina fino in Europa League". Tra gli allenatori preferiti una menzione speciale la meritano anche Mazzarri: "Alla prima stagione in A con la Reggina mi diede subito fiducia", ma anche Iachini e Ballardini: "Con lui a Cagliari centrammo una salvezza quasi impossibile".

Al di là della prestigiosa carriera, ora Biondini è concentrato solo sugli obiettivi del Cavalluccio. Ma dove può arrivare questo Cesena, presieduto da Corrado Augusto Patrignani? Il "Biondo" non ha dubbi: "Questa società ha fatto miracoli, nella seconda parte di stagione ci ha sostenuto in tutti i modi possibili. E' chiaro che il club deve crescere perchè è partito da zero. In futuro sarà tutto diverso e più difficile, a partire dalla serie C perché è un campionato molto più competitivo, non puoi permetterti di sbagliare, e se sbagli è molto difficile rimediare. Sarà fondamentale la programmazione".

Ma com'è la vita di Biondini fuori dal campo? "Vivo a Cesenatico da ormai 10 anni, sono molto legato a questo territorio, le colline cesenati mi rigenerano. Quando ho bisogno di staccare la spina e ricaricarmi me ne vado a Montiano dove ho i miei amici storici o a Sorrivoli".

La battuta finale non poteva che essere sul Matelica, prossimo avversario del Cesena al Manuzzi. Una vittoria porterebbe il Cavalluccio a + 10 sui marchigiani: "E' una partita che vale tre punti come le altre, guardando la classifica abbiamo a disposizione due risultati su tre. Anche se noi giochiamo sempre per vincere e possiamo ancora migliorare".
 

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