ESCLUSIVO: intervista a 360 gradi a Gianni Comandini

In una lunga e piacevole chiacchierata a tutto tondo ripercorre la sua carriera, rivela il motivo della sua uscita dai riflettori della serie A

Gianni Comandini è una delle glorie del Cesena che si sono distinte, nelle squadre in cui hanno giocato, sia per prestazioni calcistiche che per la propria umanità. In una lunga e piacevole chiacchierata a tutto tondo ripercorre la sua carriera, rivela il motivo della sua uscita dai riflettori della serie A e non si tira indietro alla richiesta di pareri sul Cesena.

Gianni, partiamo dal tuo debutto con la magila bianconera. Era la stagione del 95-96, cosa ricordi?
Del mio esordio ricordo che non ho toccato palla. Sono stato avvisato la sera prima e feci molta fatica; ero molto giovane e inesperto, non fu uno dei debutti migliori ma comunque molto emozionante. Era Cesena - Pistoiese.

Nel '98 collezioni 14 reti, uno dei tuoi anni migliori...
Si l'anno migliore è stato quello successivo. Ricordo che quella stagione era partita molto male con il Cesena ma ci siamo ripresi bene. Se avessimo fatto tutto il campionato come il girone di ritorno saremmo arrivati ai play off. Fu una delle stagioni più belle per me a Cesena.

Poi passi al Vicenza e segni 20 reti.
E' stato l'anno migliore come reti segnate a Vicenza. Poi sono passato al Milan e per me è stata una consacrazione, si è realizzato il sogno della mia vita.
Dove detieni il record con Paolo Rossi della doppietta nel derby contro l'Inter...
In quel momento il grande pubblico del calcio si è accorto di me. Il fatto della doppietta, e un risultato storico, mi ha dato grande vsibilità, è stato l'apice della mia carriera e spesso mi ricordano ancora in tv. Poi giocavo con atleti del calibro di Maldini, Costacurta...

Un ricordo particolare di quegli anni?
Avevo 23 anni quando sono entrato a Milanello e l'inserimento non è stato semplice. E' un ambiente collaudato, c'è una organizzazione in cui è impossibile non trovarsi bene, è costruito tutto per le esigenze dei giocatori dall'allenamento, alle camere, alla cucina. E' la perfezione. Però Milano è molto dispersiva e, fuori dall'ambiente della squadra, non ho vissuto molto con i giocatori anche perchè molti avevano la compagna vicino e io no. E' stata comunque una esperienza unica anche perchè la struttura societaria è enorme e ogni esigenza la società la risolve.

Poi a 28 anni, con 50 gol, abbandoni il sistema giusto?
Ho avuto un problema continuativo alla schiena. La prima operazione l'ho avuta a 18 anni. Ho avuto un infortunio che si è prolungato nel tempo e non c'erano tecniche per sistemarlo definitivamente. Mi hanno opertao due volte, ma il problema era solo tamponato. A 28 anni mi sono accorto che le mie prestazioni erano calate e questa fase di problemi si è intrecciato con un periodo mio personale di voglia di cambiare. Volevo vedere cosa c'era al di fuori del mondo del calcio.

Ci puoi spiegare meglio?
Avevo vissuto una esperienza bellissima e volevo vedere cosa c'era oltre un ambiente un po' falsato. C'è un mondo che ti ruota intorno, ma è solo quello del calcio; vedi giornalisti, persone dell'ambiente ma non parli mai con persone a cui il calcio non interessa.
Volevo uscire dai riflettori che il calcio mi aveva puntato addosso. E volevo essere amato, giudicato e odiato come persona e non come atleta. Poi se noti, i giocatori molto bravi guarda caso sono molto simpatici. C'è sempre un modo più carino per descrivere anche quelli meno educati.

Ma non hai abbandoato la passione vero?
Sì, gioco nelle Vigne, ma pago la quota, tutti abbiamo un altro lavoro, non ci interessa sapere quanto guadagna il compagno di squadra, ma solo correre dietro al pallone.

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Come vedi il Cesena dopo la falsa partenza?
E' difficile dirlo, le partenze problematiche si portano degli strascichi, se dovessi utilizzare un aggettivo userei “incompleta” nel senso che è stata costruita con una idea che non si è realizzata e, per un'altra impostazione forse è incompleta. Io rivedrei qualche giocatore che era ritenuto chiave e che ora lo è meno. Forse non tutti sono in linea con il nuovo modo di giocare.

E Arrigoni?
Mi piace molto, ho visto Cesena-Cagliari dal Manuzzi e ero accanto a lui. Mi ha fatto morire dal ridere; è di una sincerità e trasparenza incredibile e ci vuole una persona cosi.

Secondo te l'Inter ha punti deboli?
Punti deboli ne ha diversi. Il bello è che ogni partita è a sé, non sono gli incontri con i big a mettere in crisi la squadra, ma se fai il colpaccio è una botta di entusiasmo e fiducia. I bianconeri la possono giocare tranquillamente, anche se, i margini di errore devono essere azzerati.

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