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Olimpiadi, Cesenatico sogna con Enrico Rossi e il beach volley: "Vincere per rimanere nella storia"

"Adesso il livello, nel nostro settore maschile, è molto alto e sarà molto complicato, però abbiamo visto negli ultimi tornei che in fondo ci si può arrivare"

Dopo Marco Pantani, un altro cesenaticense parteciperà alle Olimpiadi. Si tratta del classe 1993 Enrico Rossi, che quest'estate disputerà i Giochi olimpici di beach volley a Tokyo, assieme al compagno Adrian Carambula. La coppia sogna in grande, dopo l'argento ottenuto dai connazionali Daniele Lupo e Paolo Nicolai nell'ultima edizione olimpica di pallavolo da spiaggia, c'è voglia di portare l'oro in Italia.

Enrico Rossi, come ha approcciato il mondo del beach volley?

"Ho fatto 12 anni di calcio, dai 6 ai 18, ho iniziato a giocare a beach volley a 20 anni, grazie alla passione di mio babbo. Abitando a Cesenatico vicino alla spiaggia, lui è sempre stato un appassionato, pur non avendo mai giocato a livelli alti. Ho iniziato a giocare con lui e i suoi amici in spiaggia, poi l'anno successivo un ragazzo molto bravo, che ai tempi giocava qua ed era già vice campione italiano giovanile, era rimasto senza compagno: quindi Thomas Casali, con la Beach Volley University mi convinse ad allenarmi più seriamente per poter fare il campionato italiano under 20. Questo è stato il mio inizio".

Quando ha capito che questo sport sarebbe potuto diventare la sua vita?

"Sono arrivate le prime convocazioni in Nazionale, sono andato a fare un Europeo under 22 e l'anno dopo un Mondiale under 23: secondo me quello è stato l'anno della svolta perché al Mondiale non abbiamo fatto nessun risultato eclatante, seppur discreto per l'Italia a quei tempi, giocando molto bene, tra l'altro con coppie molto forti che ora tra si vedono al World Tour. Subito dopo tornato in Italia con lo stesso ragazzo, ovvero Marco Caminati, il mio ex compagno di squadra, ho preso parte alla prima tappa del Campionato Italiano Assoluto, vincendola. Da lì ho capito che lo avremmo potuto fare seriamente".

Un piano B lo aveva?

"Lo avevo e l'ho tutt'ora: mi sono laureato l'anno scorso in Economia e commercio, diciamo che quello c'è".

Si sarebbe aspettato un anno fa di riuscire a qualificarsi per i Giochi olimpici?

"E' stato un percorso strano e complicato, potrei rispondere sia sì che no. Obiettivamente, nella difficoltà l'obiettivo era quello, quindi direi sì perché, se non ci fosse stata quella voglia per quell'obiettivo, probabilmente non sarebbe neanche iniziato questo progetto a fine 2018 - inizio 2019, quindi sicuramente volontà e aspettativa c'erano, poi dopo tra quello e riuscirci ne è passata tanta".

A chi dedica la qualificazione?

"A tutti gli amici stretti e conoscenti che ci hanno creduto, perché il nostro è stato un percorso da team privato, senza nessun tipo di supporto. Ci siamo dovuti arrangiare su tutti gli aspetti: trovare il campo per allenarci, il preparatore fisico, gli sponsor per poter girare... tutte queste persone che nel loro piccolo ci hanno aiutato e permesso questa bella cosa finale. La voglio dedicare a loro".

Nel 2016 a Copacabana Paolo Nicolai e Daniele Lupo ottennero l'argento nel beach volley. Questa può essere l'edizione buona per portare l'oro in Italia?

"Sicuramente presentarsi con due coppie come a Rio aiuta, perché comunque ci sono più chances di arrivare in fondo. Adesso il livello, nel nostro settore maschile, è molto alto e sarà molto complicato, però abbiamo visto negli ultimi tornei che in fondo ci si può arrivare, quindi alla fine saranno i dettagli a fare la differenza. Secondo me la chance, per quanto difficile, c'è".

Il vostro obiettivo di coppia?

"Il nostro primo obiettivo era qualificarci. Adesso vogliamo prepararci al meglio per salire sul podio".

E il sogno nel cassetto?

"Uno si è realizzato. Adesso rimane questo: poter vincere e rimanere nella storia".

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