In Emilia l'acqua per uso privato costa troppo, anche a Cesena

Un'indagine di Cittadinanzattiva focalizza l'attenzione sui costi del sistema idrico. In Emilia il costo è più alto di quello nazionale, mentre la dispersione nella rete è più bassa.

Tra i costi fissi che ogni famiglia deve affrontare vi  è quello che riguarda il servizio idrico. Ma quanto ci costa? È questa la prima domanda a cui risponde il dossier che l’associazione Cittadinanzatiiva ha pubblicato a seguito di un’ indagine effettuata dal suo Osservatorio Prezzi & Tariffe sui  costi del servizio idrico. Sono stati raccolti dati su tutti i capoluoghi di provincia italiani. Per quanto riguarda l’Emilia Romagna  il primo dato che emerge è che il costo del servizio è più alto, essendo aumentato dal 2007 di oltre il 36%, rispetto alla media nazionale che raggiunge il 33%.  

A Cesena il costo per una famiglia tipo di tre persone è di addirittura 427,5 euro, mentre la media della Regione è di 388 euro, molto più alta di quella nazionale che arriva a 310 euro. Solo la città di Piacenza in Emilia è al di sotto di questa cifra,con una spesa familiare di 296 euro, mentre a Reggio Emilia ci vogliono 442 euro, la più cara in assoluto. 

Altro risultato della ricerca è stato stabilire quanta acqua immessa in rete venga dispersa senza che nessuno la usi. Il 22% dell’acqua immessa nelle tubature emiliane viene praticamente persa per disfunzioni della rete, ma su questo dato la media nazionale è ancora più alta raggiungendo addirittura il  33% dell’acqua introdotta. Il dato sulla dispersione mostra come ancora non ci sia una piena coscienza delle amministrazioni su quanto prezioso sia questo bene.

L’indagine è stata svolta in tutti nei 116 capoluoghi di provincia italiani focalizzando le attenzioni sul servizio idrico integrato per uso domestico, vale a dire acquedotto , canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa contatori. La famiglia modello su cui si è basata la ricerca è composta da 3 persone che annualmente consumano 192 metri cubi di acqua.

I dati nazionali non sono dei migliori. In media una famiglia spende 310 euro con un caro bollette che si fa sentire maggiormente nelle regioni centrali  che fanno segnare un +47,1%, seguite da quelle del nord in cui l’aumento è stato del 32,1% e infine quelle meridionali dove l’aumento dei costi si è fermato a “solo” il 23,8%. Inutile dire di come l'evitare gli sprechi potrebbe portare dei benefici non solo naturali ma anche economici per le famiglie, che vengono tartassate anche per quanto riguarda il bene primario per eccellenza, l'acqua.

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