Cesena regina del bio che resiste alla crisi

La qualità a tavola si salva dalla stretta sui consumi (+8,8%) e la provincia primeggia nel settore biologico con 672 operatori e 545 aziende dedicati

La stretta economica è una mannaia per i consumi, ma, nonostante i tempi difficili, la qualità (soprattutto a tavola) resiste alla crisi. Una notizia che è ancora migliore per Cesena, la provincia con più operatori bio e più aziende agricole biologiche dell’Emilia Romagna, che a sua volta è la regione italiana che detiene la leadership per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore.

Gli italiani, noti nel mondo per la passione per la cucina eccellente, continuano a prestare molto attenzione a ciò che si mettono nel piatto, preferendo, nel caso, risparmiare su altre voci del bilancio domestico. Lo dice con chiarezza l’ultima rilevazione del Panel famiglie Ismea/GFK-Eurisko, secondo la quale, nel primo quadrimestre 2013, la spesa bio, già in crescita nel 2012 rispetto al 2013, è ancora in espansione (+8,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). 

I prodotti biologici preferiti dagli italiani sono biscotti, dolciumi e snack e gli ortofrutticoli freschi e trasformati, il consumo dei quali, in entrambi i casi, registra un aumento superiore al 12% rispetto al primo quadrimestre 2012. 

I risultati della rilevazione confermano anche una serie di dinamiche che trovano consolidamento nel corso del tempo. Prima fra tutte, la consistente concentrazione degli acquisti su poche categorie, con le prime tre (ortofrutta fresca e trasformata, lattiero-caseari ed uova) che coprono quasi due terzi della spesa totale. In secondo luogo, la di gran lunga maggiore propensione al consumo di prodotti biologici nelle regioni settentrionali, che rappresentano da sole oltre il 73% della spesa totale bio, sebbene l’andamento degli acquisti dei primi quattro mesi del 2013 riveli un andamento positivo in tutte le aree. Tra esportazioni e consumi interni il giro d’affari complessivo del biologico ammonta in Italia, secondo gli ultimi dati FIBL-IFOAM, a circa 3 miliardi di euro, un fatturato che pone il nostro Paese al quarto posto al livello europeo dietro Germania, Francia e Regno Unito e in sesta posizione nella classifica mondiale.

Notevoli i numeri regionali e provinciali: l’Emilia Romagna è la prima regione in Italia per produzione di biologico e Forlì-Cesena primeggia in regione, sia per numero di operatori bio (ne conta 672) che per numero di aziende agricole biologiche (sono 545). Per il Rapporto agroalimentare 2012 promosso da Regione e Unioncamere, in termini di prodotto lordo vendibile, la provincia è seconda in regione, con un valore di 617 milioni di euro (preceduta solo da Ferrara, che si attesta sui 619 milioni), registrando un aumento rispetto all’anno precedente di 54,48 milioni di euro. A trainare questo importante incremento, i cereali, le piante arboree, il vino, gli allevamenti, le patate e gli ortaggi.

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