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La 'schiaccina' fritta: i segreti della prelibatezza della Valle del Savio

Racconta Ione Zaccarelli, presidente della Pro loco di Bagno di Romagna: “In Toscana la chiamano 'ciaccia', è un piatto tipico dell'Appennino Tosco-Romagnolo, si mangia anche Verghereto e Selvapiana ad esempio"

Come sempre la tradizione povera lascia in eredità piatti che ancora oggi si gustano con la ricetta originale e fanno parte dell'identità di borghi e frazioni. In questo caso siamo nellal Valle del Savio, a Bagno di Romagna, per parlare della 'schiaccina' fritta o 'scacina' in bagnese.

La contaminazione è toscana, racconta Ione Zaccarelli, presidente della Pro loco di Bagno di Romagna, che celebra questo piatto in una sagra nel mese di ottobre. “In Toscana la chiamano 'ciaccia', è un piatto tipico dell'Appennino Tosco-Romagnolo, si mangia anche a Verghereto e Selvapiana ad esempio, e si rifà alla nostra storia: Bagno di Romagna fino ai primi anni '20 era in provincia di Firenze”. Fu nel 1923, in seguito agli spostamenti dei confini provinciali voluti da Mussolini,  che entrò a far parte della Provincia di Forlì (oggi Forlì-Cesena).

La 'schiaccina' è anche parente del gnocco fritto emiliano, sempre preparato con una pasta lievitata. “L'impasto è fatto con acqua, farina e lievito di birra – spiega Zaccarelli -, va poi lasciato lievitare qualche ora fino a che non ha raddoppiato circa il proprio volume. A questo  punto si fanno delle palline e poi vengono stese con il matterello circa della grandezza di un piatto, per praticità nelle sagre si fa un po' più piccola. Si frigge in olio, ma tradizionalmente veniva usato lo strutto per la frittura”.

Oggi la 'schiaccina' si mangia abbinata agli affettati, ma “quando ero bambina si mangiava quella e basta”, ricorda la presidente.

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