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La pagnotta pasquale romagnola: storia e segreti del dolce celebrato a Sarsina

La pagnotta nasce come dolce da colazione per il giorno di Pasqua: ci si sedeva tutti insieme e si divideva questo pane particolare

Una tradizione immancabile sulle tavole romagnole, tanto che la città di Sarsina, le dedica ogni anno una sagra, nelle due domeniche che precedono la Pasqua (purtroppo saltata ultimamente a causa della pandemia), stiamo parlando della pagnotta pasquale, uno dei dolci tradizionali del periodo.

La pagnotta nasce come dolce da colazione per il giorno di Pasqua: ci si sedeva tutti insieme e si divideva questo pane particolare, insieme alle uova benedette, al salame nostrano e ad un bel bicchiere di Sangiovese. Questo voleva la tradizione contadina, che nella Pasqua, vedeva anche il risveglio della natura, i campi e gli alberi da frutto che iniziavano a produrre i primi frutti della primavera. Accanto a questo, ovviamente, le tradizioni religiose, molto radicate nelle campagne contadine romagnole.

La ricetta originale della tradizione arriva dal sarsinate Vittorio Tonelli, nel suo libro "A tavola con il contadino romagnolo".

INGREDIENTI

- 2 kg di farina di grano;

- 1 kg di pasta lievitata;

- 700 g di zucchero;

- 150 g di strutto (o margarina);

- 10 uova;

- buccia grattugiata di due o tre limoni;

- 2 bustine di vaniglia;

- un pugno di lievito di birra;

- un pizzico di sale e, volendo, dell'uva secca.

 
L'impasto, a forma di cupola, si lascia lievitare ore e ore, in attesa della cottura, che dovrà avvenire a fuoco lento, nel forno, sopra fogli di carta straccia. Prima, però, va "pennellato" con uova sbattute e superficialmente tagliato in alto perché abbia a "fioccare" bene. A cottura ultimata (dopo un'ora circa), la pagnotta si presenta nella sua profumata mole marroncina, alta venti centimetri e con un diametro base di quaranta. Un momento delicato e importante è quello ella lievitazione, che necessita di un ambiente caldo a temperatura costante. Anni fa le forme impastate si mettevano, addirittura, a lievitare nel letto, col "prete", il quale non era altro che un vecchio attrezzo di legno ricurvo atto ad impedire alle lenzuola di bruciarsi a contatto col recipiente ripieno di carbone acceso.

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