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Lunedì, 23 Maggio 2022
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La piccola comunità di Montepetra, dalle antiche origini ai bombardamenti: la storia

Montepetra vanta antichissime origini. "Sul colle sono ancora visibili i “Sassoni”: massi che contengono numerose conchiglie fossili, formatisi nei primi periodi dell’era terziaria, cioè 50 – 60 milioni di anni fa, a detta degli studiosi"

Domenica 8 agosto la parrocchia di Montepetra, a Sogliano al Rubicone, festeggerà San Lorenzo patrono. Alle ore 8.30 sarà celebrata la messa con la presenza del parroco don Ezio Ostolani e dell’eremita Padre Luca. Ecco qualche notizia su Montepetra, raccolte e desunte da don Daniele Bosi, amante della storia locale della Diocesi di Sarsina.

Montepetra vanta antichissime origini. "Sul colle sono ancora visibili i “Sassoni”: massi che contengono numerose conchiglie fossili, formatisi nei primi periodi dell’era terziaria, cioè 50 – 60 milioni di anni fa, a detta degli studiosi. Sono due grandi massi che sembrano posati là misteriosamente ma, a guardar bene, fanno parte di un lungo costone roccioso che, sotto il fondo stradale, va dall’inizio della strada del cimitero fino al centro del borgo. Sono fatti di ghiaia, sabbia, detriti, resti di organismi animali e vegetali, ciottolame vario - osserva Bosi -. Tutto questo materiale, depositato sul fondo del mare, in presenza di certe sostanze naturali come il silice, l’alluminio, il gesso, la calcite, indurisce, si cementa diventando, nei lunghi tempi geologici, roccia più o meno compatta. La caratteristica geologica dei Sassoni è la presenza in essi di un numero straordinario di conchiglie fossili e di altri residui di molluschi marini. Le conchiglie che sono incastonate nei Sassoni appartengono alla classe “lucino appenninica”, formati da conchiglia a due valve. Guardando queste conchiglie viene da pensare a chi è venuto prima di noi, anche nel periodo peistorico, di cui sono stati trovati reperti, dell’era del Ferro, a Montepetra bassa". 

Il suo nome medioevale era “Monte pietra”; l’antica borgata medioevale era posta interamente sul monte, a 450 metri s.l.m., dove fino al 1950 circa si notavano i ruderi di un castello; "in seguito dove sorgeva la rocca è stato installato un ripetitore televisivo per tutte le vallate circostanti e della rocca non è rimasta più traccia visibile: o rimosse le macerie, o rinchiuse dentro la recinzione del ripetitore, per cui inaccessibili. Sopra il ridente poggio la chiesa domina, dalla sua posizione pittoresca,  i casolari e villaggi della frazione, nonché tutti i paesi dell’amplissima vallata - spiega Bosi -. Vi si accede, abbastanza comodamente, tramite tre strade carrozzabili asfaltate, l’una che sbocca vicino allo svincolo dell’E 45 presso il ristorante “la Pieda”, la più conosciuta fino all’ex Bar Camagni, e la terza che procede in direzione Savignano di Rigo". 

La prima notizia del castello di Montepetra, con la rocca ubicata dove ora c’è il ripetitore televisivo, è del 1220. "Già antico feudo dei Vescovi di Sarsina, passò sotto il ducato di Urbino. Nel 1223 un certo Cacciaguerra di Montepetra vende al vescovo di Sarsina una quarta parte del castello: le altre tre parti appartenevano a Giovanni Onesti, Ranieri di Ravaldino e Giovanni Begni di Monteriolo.  Nel 1371 il castello apparteneva al Vescovo di Sarsina che l’aveva molto fortificato, mentre nel 1451 il castello era posseduto da Malatesta Novello di Sogliano. Nel 1380 era già parrocchia e la chiesa si trovava sull’aia di San Bartolo, in cima al monte. Qui la primitiva piccola chiesa era dedicata alla SS. Trinità. Nel 1495 la chiesetta venne riedificata più in basso, alle pendici del monte, dove si trova tutt’ora. Ne restano testimonianza il fonte battesimale datato appunto 1495, e tracce di affresco coeve sui muri del presbiterio.    Di fronte alla chiesa parrocchiale venivano seppelliti i morti, ancora oggi il sagrato continua ad essere chiamato dai vecchi “il cimitero”.  Nel 1842 la chiesa viene ampliata e rimodernata, risistemata poi nel 1946 riparando i danni di guerra.  Nel 1858 viene costruito il campanile a torre, attuale".

"Nel 1907 venne issato sul campanile un orologio meccanico che suonava i quarti a comodo della popolazione e di quelle circostanti; caduto poi in disuso, è stato sostituito nel 1990 dal sistema di suono meccanico elettrico delle campane. Il vecchio orologio è ancora al suo posto, nel piano del campanile sotto alla cella campanaria. Caratteristico è il grande pendolo ferreo. Negli anni ’60 erano stati tolti i pesi con le funi, e il movimento era garantito da motore elettrico applicato, penso da ditta specializzata, al meccanismo originale. L’orologio conserva ancora queste modifiche strutturali, ben visibili". 

"Da ricordare l’opera pastorale di don Francesco Giannini (nella foto), che fu parroco dal 1897 alla morte, avvenuta nel 1956. Tra i tanti lavori di rifacimento in quasi 60 anni, don Giannini si distinse per la creazione di un mensile “La Squilla di Montepetra” che fu attivo per tanto tempo - ricorda Bosi -. Fu uno dei primissimi periodici in Diocesi: uno strumento certamente lungimirante. Era chiamato “Don Precis”: maniaco dell’ordine. Restano ancora tantissimi documenti da lui composti, di un ordine e una precisione maniacali tanto che, alcune persone, vedendo i suoi scritti, mi hanno chiesto se erano fogli stampati. Nell’archivio Diocesano, sfogliando i faldoni dei questionari delle visite pastorali si vede di tutto: fascicoli compilati senza nessun impegno, tirati via; quelli di don Giannini sono incredibili, con tanto di foto allegate come non ho trovato in nessun altro fascicolo. Dopo quasi 100 anni quei fascicoli parlano ancora".

 Don Giannini racconta come andarono le cose in quell’ottobre 1944 a Montepetra. “7 ottobre 1944: in questo giorno di sabato, alle ore 15, truppe inglesi e alleate raggiungevano a piedi e occupavano il castello di Montepetra che era stato semidistrutto, assieme alla chiesa e alla canonica, da continui bombardamenti di artiglieria, durati 10 giorni, dalle batterie di cannoni posti a Selvapiana e a Sarsina. Passata appena un’ora dall’arrivo di dette truppe, verso le ore 16 tre aeroplani inglesi, credendo che l’insolito movimento di persone nella piazzetta del castello provenisse da parte tedesca, scesi a bassa quota sganciavano bombe nel centro del castello, provocando morti, feriti e la distruzione di diverse case. I morti furono 17, di cui 10 civili e 7 soldati inglesi. 9 ottobre 1944: in questo giorno di lunedì, alle ore 10 circa, terzo giorno dell’occupazione alleata, mentre le truppe inglesi consistenti in varie centinaia di uomini, estendevano e consolidavano l’occupazione di Montepetra e dintorni, le artiglierie tedesche, ancora postate sulle alture di Montesasso e di Musella, bombardavano il castello di Montepetra. Oltre a causare la distruzione di molte case, veniva centrato un convoglio che trasportava alcuni feriti del giorno 7 ottobre. I morti furono 9, tutti civili; fra le truppe di occupazione non vi fu nessun morto”.

"Montepetra ha una particolarità, piuttosto rara nella zona e più presente invece nell’alto Savio, cioè di ripopolarsi d’estate. Tanti che sono emigrati a Cesena, Ferrara, Ravenna, Bologna tornano varie settimane durante l’estate, principalmente nel mese di agosto, a passare le ferie nella casa natale o in case acquistate e poi ristrutturate: il borgo si ripopola come un tempo, restando quasi deserto d’inverno. La gente di Montepetra ha caratteristiche proprie: non sono uguali ai Sarsinati, nemmeno ai Mercatesi, nemmeno ai Soglianesi, l’antropologia è propria, tipica dei luoghi di confine tra più culture e diverse abitudini. La chiesa, con palchetto interno, ha più i modi delle chiese del soglianese tipo Rontagnano, Montegelli,  Serra, Santa Maria Riopetra, Ginestreto.Tiene viva l’identità della frazione l’Associazione Culturale Montepetrese. Nell’ottobre scorso si sono svolte le due giornate di inaugurazione, con il taglio del nastro e la visita pubblica di tutti i locali; il pranzo comunitario, un concerto con a seguire i fuochi artificiali sebbene ci fosse nebbia; la spiegazione del restauro dei quadri da parte della bravissima restauratrice Carla Castellucci, che ha sistemato tantissime cose nella zona", cnclude Bosi. 


 

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