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Chi era Maurizio Bufalini: la storia dell'illustre medico tra successi e tragedie

Di Bufalini si conoscono soprattutto i successi, le cattedre come professore di clinica medica a Bologna e Firenze, l'elaborazione del  metodo analitico e sperimentale, l'esperienza da senatore nel 1860, le opere

Il suo nome, in questo ultimo anno più che mai, è conosciuto soprattutto per l'ospedale di Cesena, a lui è intitolato anche un centro di chirurgia a Firenze. In questo febbraio 2021, con un concorso per le scuole superiori, gli sarà dedicata una 'neostatua' digitale, oltre a quella esistente di fronte alla Biblioteca Malatestiana. Ma qual è la storia di Maurizio Bufalini, illustre cesenate, tra i più importanti medici italiani del XIX secolo? 

Di Bufalini si conoscono soprattutto i successi, le cattedre come professore di clinica medica a Bologna e Firenze, l'elaborazione del  metodo analitico e sperimentale, l'esperienza da senatore nel 1860, le opere.  Ma la sua vita prima dei successi non fu facile, fu costellata di tragedie, segnata dalla depressione, dal contrasto alle dottrine mediche predominanti e dalla malattia. Bufalini inoltre non si occupò solo di medicina, ma scrisse e si occupò anche di pedagogia, sostenendo, tra le altre cose, l'utilità degli asili. Era indubbiamente un pensatore estremamente innovativo per l'epoca in cui visse, in tutti gli ambiti, e le testimonianze si trovano sì nelle sue opere, ma anche nelle sue lettere, un patrimonio inestimabile conservato alla Biblioteca Malatestiana. 

I PRIMI ANNI - Bufalini nacque nel 1787 a Cesena, il padre, Jacopo, fu primario di Chirurgia. Bambino molto vivace, tanto che si trovano nella bibliografia a lui dedicata tracce di una sua caduta rovinosa, nella quale sbatté la testa, trauma che lasciò strascichi anche da adulto. Al contrario di quanto si possa pensare, non si appassionò allo studio, fino a che non iniziò a frequentare le lezioni di medicina di Michele Rosa all'inizio del 1800. Fu in questi anni che si appassionò  realmente a quella che sarebbe diventata la sua professione,  e si laureò in Medicina all'Università di Bologna. I dogmi della 'dottrina sistemica vitalista' però non lo appassionarono, così,  proseguì gli studi a Pavia, dove insegnava A. Scarpa, e qui tracciò una prima bozza del “saggio sulla dottrina della vita”, e a Milano,  conoscendo il vitalismo di John Brown. Una volta tornato a Cesena per esercitare la professione, però, si distaccò completamente da questo metodo, sviluppando un innovativo approccio alla medicina, il metodo sperimentale. Secondo Bufalini, infatti, alla base della scienza medica, stanno l'osservazione e l'esperimento. Nel 1813, dopo la pubblicazione del “Saggio sulla dottrina della vita', dove per la prima volte espose le sue teorie,  si trasferì a Bologna, per insegnare all'Università.  

IL PERIODO BUIO - Nel capoluogo emiliano romagnolo, però, la sua fama lo aveva preceduto e nel mondo accademico le sue idee innovative erano osteggiate e gli studenti spesso disertavano le lezioni. Contro Bufalini  si scatenò una vera e propria “guerricciuola sorda e rabbiosa, ma velenosissima di ambizioni irritate, di odii nutriti da lunga impazienza e cresciuti più robusti che mai”, racconta Paolo Mantegazza, medico fisiologo e neurologo, antropologo  e scrittore, nella biografia dell'illustre cesenate.  A Bufalini fu per questo tolta la cattedra e questo avvenimento lo portò a tornare nella sua città natale, dopo qualche anno. Ma la sua divulgazione non si fermò, infatti un'altra pietra miliare del suo metodo è il saggio 'Fondamenti della patologia analitica'.  

Il ritorno a Cesena fu segnato da due tragedie, la morte del figlio ancora piccolissimo di pertosse e la perdita del padre, oltre ad una serie di problemi di salute che lo debilitarono moltissimo e lo accompagnarono per tutta la vita. La vita di Bufalini, che era tornato, nonostante le precarie condizioni di salute, a lavorare all'Ospedale di Cesena, fu segnata dall'accusa di materialismo e di ateismo mossa dagli  ambienti clericali intorno al 1825, Ma il medico cesenate di fatto non era ateo, anzi molto devoto, ma le sue teorie innovative continuavano ad essere osteggiate. Purtroppo in questi anni  una nuova tragedia colpì la famiglia Bufalini, la morte della figlia Giugna, allora 16enne. 

La depressione portò il medico cesenate a rifiutare importanti incarichi, ma mai a smettere di scrivere, e fu in questo momento della sua vita che si dedicò ad un nuovo progetto, volto a migliorare la qualità dell'istruzione nelle università: nel 1831  divenne infatti presidente della Commissione della pubblica istruzione cesenate. 

 A FIRENZE - Bufalini approdò a Firenze, dopo un passaggio ad Osimo, nel 1835, dove accettò la cattedra di Clinica medica alla scuola di Santa Maria Nuova. Il periodo fiorentino fu indubbiamente il più soddisfacente per il medico cesenate, che potè finalmente insegnare seguendo il proprio metodo, non solo dalla cattedra, ma anche con la pratica.

Bufalini nella sua vita si è occupato anche di pedagogia pubblicando ''Della Benevolenza e dell'emulazione e della religione considerate come principii della morale educazione dei fanciulli”, nel, 1840 e “Sull’influenza educatrice della popolare istruzione” dieci anni dopo.  Anche nel 1851, nei suoi “Discorsi politico-morali“, tornò ad esporre i suoi principi pedagogici, accanto a quelli etici e sociali. 

Bufalini morì a Firenze nel 1875, ma, come da sue volontà, fu sepolto a Cesena, e lasciò la sua intera biblioteca scientifica al Comune di Cesena.  La collezione, custodita alla Biblioteca Malatestiana, comprende circa 9mila opere e numerose carte manoscritte (compresi l'epistolario, le relazioni e gli studi medici) e rappresenta uno dei pochi esempi di libreria di un importante medico dell'Ottocento conservata integralmente.  

                         


 

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