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Detti romagnoli curiosi: dal caldo di Agosto, alla bora e al maestrale, i modi di dire dialettali

"Quando fa molto caldo, gli insetti dei più svariati generi diventano particolarmente attivi, e spesso anche fastidiosi, poiché amano le alte temperature - spiega Randi - ed ecco allora che si dice: Quând che ven e’ sol agliòn guèrdat dal vèsp e da i garavlòn"

Il dialetto e i fenomeni meteorologici:  il tecnico meteorologo Pierluigi Randi, vicepresidente dell'Ampro, l'Associazione Meteo Professionisti, è autore, insieme a Paolo Turchetti, studioso di dialetto, di “E piòv”. Viaggio nel mondo dei detti popolari e dei proverbi romagnoli sul tempo. Da questo volume sono estratti alcune dei detti più curiosi legati al caldo, pioggia, vento. 

"Quando fa molto caldo, gli insetti dei più svariati generi diventano particolarmente attivi, e spesso anche fastidiosi, poiché amano le alte temperature -  spiega Randi - ed ecco allora che si dice: Quând che ven e’ sol agliòn guèrdat dal vèsp e da i garavlòn (Quando viene il solleone guardati dalle vespe e dai calabroni). Siamo in agosto, per cui ecco qualche tipico proverbio romagnolo su questo mese.

La prèma acva d’agòst, la rinfrèsca e’ bosc
(La prima acqua d’agosto rinfresca il bosco).

A la prèma acva d’agòst e’ caldàz ul tò in che pòst
(Alla prima pioggia di agosto il gran caldo lo prende in quel posto).

La prèma acva d’agòst La spàza vèia al pòls e al mòsc
(La prima acqua di agosto spazza via le pulci e le mosche).

Par Sânt’Agustèn prepêrat che e’ fred l’è vsèn
(Per Sant’Agostino, 28 agosto, preparati che il freddo è vicino).

Prèm d’agòst infughì, un timpurèl l’avrà d’avnì
(Primi giorni di agosto infuocati, un temporale dovrà arrivare)".

"Sui venti la letteratura dialettale è molto folta, per cui ci si limita a citare i venti principali. Da nord-est arriva la bora (bùra), vento freddo e impetuoso proveniente dai Balcani o dalla Russia  - dice l'autore - :La bura, tri dè la dura (La bora tre giorni dura). E s’la vèn ad galòp la dura nèc ot (E se viene al galoppo, cioè molto forte, dura anche otto). Collegata alla Bora (buriana) c’è la famosa Busàna che è una tempesta di vento freddo. Da sud-est abbiamo lo scirocco (siròch), vento caldo e umido proveniente dal nord Africa. Siròch ad prêma matêna l’imbròja la marêna (Scirocco di prima mattina, il tempo volge al peggio). Quând che piöv cun e’ siròch uj dà pièn mo e dùra un tòc (Quando piove con lo scirocco piove piano ma dura molto)".

"Da sud-ovest soffia il Libeccio, vento caldo e secco che giunge o dal nord Africa o dal Mediterraneo occidentale. Per il libeccio il nome Garbino (Garbèin) è utilizzato nell’area orientale dell’Emilia-Romagna, nel nord delle Marche e in Abruzzo. In Friuli Venezia Giulia, in altre aree delle Marche e in Dalmazia è chiamato Garbin. In dialetto romagnolo, specie nelle province di Ravenna e Forlì-Cesena, viene indicato come Curèna (Corina, dal latino Caurinus o Caurus, ovvero vento occidentale). Dop a la curèna E’ fa la pisadèna (Dopo il libeccio, o corina, arriva una pisciatina, cioè piove).
Quând che rugia la curèna e sta sèc tri dè e una stmàna (Quando urla il libeccio rimane secco tre giorni ed una settimana)", ricorda.

"Il vento da nord-ovest è il Maestrale, freddo e umido proveniente dal nord Europa o dalla Francia. Il corrispondente termine romagnolo dialettale “Sarnèr” sembra si riferisca a “nome di vento che porta il sereno”, cioè e’ srén (Santi Muratori). Il Prof. Foschi ipotizzò che la parola derivi dal latino serenarius, vento freddo tipicamente autunnale ed invernale, ma temporalesco in estate, che preannuncia però il sereno (il Serenario, da “È Sarnèr” di Aldo Spallicci, Roma, ed. Il Belli 1950). Quando in inverno soffia il vento da nord-ovest, specie dopo una precedente irruzione di aria molto fredda polare o artica, apporta le condizioni di freddo più intenso su gran parte della Romagna (salvo nei casi di fohn alpino), tanto da far dire: E tira un svìdar che taja a mèz (Soffia uno spiffero gelido che taglia a metà). Ma il maestrale è anche, in condizioni perturbate, il vento tipico apportatore di neve, tanto che si dice: E’ sarnér e porta e’ srèn, mo l’è nenc e’ bab d’la nev (Il maestrale porta il sereno, ma è anche il padre della neve). Se e’ sarnèr us’armèscla cun la bura zerca d’stè poc fùra Se il maestrale si mischia con la bora cerca di stare poco all’aperto)".

"Il vento da ovest od ovest-nord-ovest (vintsèn) viene chiamato dai forlivesi anche “Vènt ad Faéza” (vento di Faenza, che effettivamente si trova ad ovest-nord-ovest di Forlì) un vento freddo ma che generalmente porta buon tempo", conclude Randi.

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