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25 aprile: la guerra e la Resistenza raccontata dai protagonisti

Giorgio Martini, ex partigiano della Brigata Mazzini di Cesena, oggi 94enne e Piera Calisesi, stessa età, ex staffetta partigiana di Macerone, consapevoli di essere gli ultimi testimoni di quel periodo, raccontano le loro vite

La guerra, le ferite, la paura:  il secondo conflitto mondiale e la Resistenza raccontate dai protagonisti sul territorio cesenate in occasione del 25 aprile, come Giorgio Martini, ex partigiano della Brigata Mazzini di Cesena, oggi 94enne e Piera Calisesi, stessa età, ex staffetta partigiana di Macerone. Consapevoli di essere gli ultimi testimoni di quel periodo, raccontano le loro vite con lucidità ed emozione. Cesenatoday.it li ha intervistati.  

Per Giorgio Martini anche oggi Resistenza “significa essere contro ogni totalitarismo”. Poi racconta della sua ferita al polso: “Successe in un combattimento, avevamo varcato il fronte, per unirci alle truppe americane ed inglesi, eravamo di pattuglia e sentimmo sparare nella mulattiera davanti a noi, mentre rientravamo alla base. Udimmo delle voci tedesche ed io dissi al tenete: 'Ci siamo'. Era una notte buia ed uggiosa,  il tenente gridò: 'Chi va là' e comincio la sparatoria. Io stavo per ripararmi dietro ad un muro, quando la mia mano sinistra fu centrata con una pallottola 'dum dum'', che esplose dopo essere penetrata. Fui curato in ospedale  e, quando l'ambulanza degli alleati mi portò a Cesena, già occupata dai tedeschi, ci fermammo perchè  non sapevamo se anche Villa Chiaviche fosse stata occupata. Quella notte fummo ospitati in una farmacia, da due donne, e dormimmo lì, stesi per terra, in attesa di notizie.  Il giorno dopo siamo tornati a casa”. 

Poi Martini ricorda un altro episodio, meno tragico, che definisce un grande colpo di fortuna. “Era una domenica mattina, dovevamo trasportare le armi per spostarci a Montecodruzzo,eravamo l'amico partigiano Costante, che portava un carretto di fieno dove erano nascoste le armi ed e io,  in bicicletta che  facevo l'avanguardia. Eravamo oltre Calisese, quando spuntarono 6 tedeschi giovani che si erano andati a lavare nell'Urgone, vedendo che non riuscivamo a spingere il carretto, si misero a ridere e ci aiutarono”. Per l'ex partigiano è difficile dare oggi un messaggio ai giovani: “Perchè viviamo un periodo di 'sfasciamento' politico, manca il senso della ragione. Pensateci bene, la vita è importate, la libertà è importante, fa sviluppare la mente: fate sempre attenzione e cercate do ragionare”. 

Piera Calisesi racconta  quando fu staffetta partigiana a Calabrina. “Ricordo la gran paura, la gran fame, adesso ai ragazzi manca la libertà, a noi mancavano il pane e la libertà. La sua famiglia non si risparmiò: “Ospitammo tre ebrei, che nessuno voleva durante la guerra, un avvocato di Napoli, una donna e un bimbo di 5 anni. Quando andarono via, per ringraziarci, la donna ci regalò una collana con al chiusura d'oro. Io all'epoca non avevo le scarpe, me le potei comprare vendendola”.

Poi ricorda un episodio: “Avevo avvisato due amici partigiani, perchè seppi che qualcuno era andato a fare la spia a Macerone dove c'era il comando tedesco. Mi raccomandai di non andare al rifugio. I tedeschi andarono via per un po', lasciando due di loro a badare il rifugio, poi tornarono,  trovarono i partigiani e li fucilarono subito”. Morirono così a Gattolino, nel 1944, Renato Medri e Menotti Primo Taraghini. Calisesi rischiò la vita molte volte, racconta di nuovo: “Quello che sarebbe diventato marito e mio cognato erano andati a fare un'azione ed  avevano con sè due Berette, una bianca ed una nera. In quel momento a Calabrina i fascisti stavano portando via il meccanico del paese malato di tubercolosi, prendendolo a calci, se avessero trovato i miei cari armati li avrebbero uccisi. Io passai in mezzo ai fascisti con le pistole nascoste sotto la maglia e le portai a casa”.  Ai giovani vuole dire quello che dice sempre ai suoi nipoti: “Prima di fare una cosa pensate se sareste contenti se lo facessero a voi. Che questo 25 aprile porti con sé la speranza che l'avvenire sia meglio”.
 

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