Alimentazione, prevenzione del gozzo: una ricerca coinvolge oltre 200 giovani sammauresi

li. La ricerca prevede la raccolta di un campione di urine per valutare se il consumo di iodio con l’alimentazione

Giovanni Sorrenti, assessore Denis Ermeti, dott. Domenico Meringolo, dirigente scolastico Jaime Amaducci

È partita a San Mauro Pascoli un' indagine affidata all’Osservatorio Regionale Emilia-Romagna per la prevenzione del gozzo, in collaborazione con Osnami (Osservatorio Nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia) dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Unità di Endocrinologia dell’Istituto Ramazzini di Bologna e l’assessorato alla scuola e servizi sociali del comune di San Mauro Pascoli, con l'assessore Ermeti Denis che ha coordinato le attività.

La ricerca è già stata effettuata nelle scuole medie del comune di San Mauro Pascoli nei primi giorni del mese di marzo e ha coinvolto 270 ragazzi sui 330 totali. La ricerca prevede la raccolta di un campione di urine per valutare se il consumo di iodio con l’alimentazione è adeguato ai bisogni fisiologici dell’organismo, la compilazione di un questionario sulle abitudini alimentari e l’ecografia tiroidea su consenso dei familiari. Collaborano alla ricerca coordinata da Domenico Meringolo, responsabile dell’Osservatorio Regionale Emilia-Romagna per la prevenzione del gozzo, e i dottori Giovanni Sorrenti, Elena Fabbri e Filippo Pirini.

La ricerca permetterà di valutare se la popolazione scolastica nella nostra regione presenta segni di gozzo, carenza iodica ed altri disordini correlati: in rari casi questo tipo di carenza porta infatti all’ipotiroidismo, ritardo mentale e alterazioni del sistema neuromuscolare e se non viene corretta la ghiandola tiroidea può arrivare a sviluppare noduli e causare disturbi extratiroidei prevalentemente della deglutizione e della respirazione. In Italia tutta la popolazione è esposta a rischio di carenza iodica, seppure non severa, e dei disturbi ad essa conseguenti. Per prevenire questo tipo di patologia il consiglio è semplice: usare regolarmente sale da cucina arricchito di iodio.

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Una misura che sul piano puramente economico ha un basso investimento finanziario finalizzato alla riduzione del carico di patologia legato alla carenza nutrizionale di iodio e dei costi socio-sanitari connessi e stimati intorno ai 150 milioni di euro/anno. Questa ricerca ha permesso di individuare diversi casi a rischio. Si tratta di un’indagine molto utile, soprattutto nel lungo termine, per raggiungere uno degli obiettivi che l’Organizzazione Mondiale della Sanità si prefigge da raggiungere da tempo: eliminazione di questa patologia, che si può realizzare con una efficace prevenzione. Grazie a tutte le famiglie, ai ragazzi che hanno partecipato alla ricerca e al dirigente scolastico Jaime Amaducci per la fattiva collaborazione.

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