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Violenza di genere, Turchia fuori dalla Convenzione di Istanbul: la posizione dei partiti di maggioranza

“Non possiamo stare in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo in questi giorni nella vicina Turchia”

“Non possiamo stare in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo in questi giorni nella vicina Turchia”. Commentano così i partiti cesenati di maggioranza (PD, Cesena 2024, A Sinistra-Articolo 1, Popolari per Cesena e Repubblicani) la notizia circa l’uscita da parte della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica. Il Presidente turco Erdogan ha infatti annunciato il ritiro sabato 20 marzo, scatenando proteste nel paese e la condanna da parte delle istituzioni europee e del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden.

“Un Paese in cui la cultura patriarcale, ancora molto diffusa soprattutto in alcune fasce della popolazione, continua a permettere abusi e violenze, come dimostrano i dati. Nei primi 65 giorni di quest’anno si sono già verificati 65 femminicidi, mentre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita? il 40% delle donne turche e? vittima di violenza compiuta dal proprio partner, rispetto a una media europea del 25%, comunque altissima e da non sottovalutare. E resta ancora drammaticamente diffuso in tutto il paese il fenomeno delle spose bambine. In questi anni – continuano – il governo di Erdogan ha regolarmente incoraggiato un atteggiamento oscurantista nei confronti delle donne promuovendo interventi legislativi lesivi dei loro diritti. Questa ulteriore decisione rappresenta infatti la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le donne turche e le associazioni femministe lo avevano già capito, già dallo scorso anno manifestano perché l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul era nell’aria e ora che è diventata realtà, questa decisione, ha provocato un’ondata di proteste in tutto il paese da parte di migliaia di cittadine e cittadini insieme alle numerose organizzazioni femminili turche”.

“Le motivazioni di Ankara – sottolineano – sono inammissibili. Il governo afferma che riconoscere alle donne il diritto a non essere violate, maltrattate e uccise dai mariti, evitare i matrimoni precoci e forzati danneggia l’unità familiare. Il fatto è gravissimo, un precedente inaccettabile. La Turchia deve sapere che questo è un ulteriore passo verso l’isolamento dal consesso occidentale, un passo che l’allontana sempre di più dall’Unione europea, con tutto quello che ne consegue. E su questo l’Unione Europea deve prendere una posizione ferma e decisa”.

“Non possiamo permetterci che la Turchia compia un salto nel passato, sacrificando ancora una volta la dignità delle sue cittadine a ragioni di opportunismo elettorale.

Noi, come forze di centrosinistra, vogliamo rilanciare e sostenere le loro voci di chi è sceso in piazza e le associazioni, formazioni sindacali e politiche che in Turchia lottano per i diritti delle donne affinché tutte le cittadine e i cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza di genere, etnica, religiosa o di opinione, siano ugualmente tutelati dalla legge”.

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