Variante di salvaguardia, LibDem: "Toglie diritti a tanti, assegna privilegi a pochi"

Il Consiglio Comunale si appresta a discutere la ormai famigerata “variante di salvaguardia”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Il Consiglio Comunale si appresta a discutere la ormai famigerata “variante di salvaguardia”. Per dirla in termini poco tecnici ma chiari, 164 ettari di terreno oggi produttivi o residenziali torneranno agricoli, con buona pace di progetti figli di diritti acquisiti e di imposte pagate per anni dai proprietari. Una visione della città, prodotta da maggioranze politiche molto simili a quella che governa oggi, viene clamorosamente smentita, in omaggio alla teoria del "consumo zero " di territorio. Sarà la prima volta che si discuterà di osservazioni ad una variante al Piano Regolatore durante una campagna elettorale, cosa francamente inopportuna e quantomeno eticamente discutibile.

Anche perché, nonostante l'Amministrazione si giustifichi dicendo che ha annunciato da Maggio 2013 le sue intenzioni, non si capisce il perché di tanta fretta, che porta a discutere a fine legislatura un argomento così delicato per il futuro di Cesena, le cui concrete applicazioni dovranno essere gestite da un altro Consiglio Comunale e, speriamo,  da un’altra Amministrazione. Cosa c'è di così urgente da "salvaguardare" nell'urbanistica cesenate che non potesse aspettare qualche mese? Quale pericolo così incombente richiede di blindare così rigidamente il disegno urbanistico della città?

Cosa si nasconde dietro tutta questa fretta? E' solamente una manovra elettorale del Sindaco Lucchi per apparire piu' "green " di quanto si sia dimostrato realmente? Oppure ci sono solo alcuni interessi da "salvaguardare" che senza il recupero di quei 164 ettari non potrebbero avere adeguati spazi per le proprie speculazioni? Perche' non si spinge piuttosto verso un sistema di premialita' per il riuso dell'esistente?

Il ritorno ad una visione "bucolica" dell'urbanistica, perchè molte aree non decollano e, si dice, sono sovradimensionate rispetto alle reali esigenze, non porterà ad un eccessivo ingessamento della città, sottodimensionando il suo auspicabile futuro sviluppo? E soprattutto: perché si scopre che l'attuale Piano Regolatore è troppo per le attuali necessità, ma al contrario il Quartiere Novello rimane in tutta la sua imponenza, senza nessuna ipotesi di ridimensionamento? Lì si aumenta la percentuale di edilizia residenziale sociale, e al contempo si fanno tornare agricole aree nelle quali era prevista edilizia residenziale sociale.

Chi ci capisce è bravo. Anziché agire indiscriminatamente su aree che spesso hanno scontato ritardi dovuti anche ad una burocrazia mortifera e alla crisi tremenda che ha colpito il nostro territorio, perché non si è tentato un accordo con i proprietari delle suddette aree per la loro cessione a prezzi concordati, in maniera che il costo del terreno non incidesse per più del 10-15% sul costo finale delle opere, calmierando così il mercato e creando una reale e grandemente necessaria disponibilità di case per giovani coppie e situazioni sociali disagiate? Non è forse la stessa cosa che si vuole fare al Quartiere Novello?

Crediamo che questa ipotesi non sia neanche stata presa in considerazione, e non sia neanche stata ventilata ai proprietari delle aree, perché era già stato tutto deciso: bisogna diventare paladini dell'ambientalismo e tenersi la discrezionalità di decidere, a seguito delle eventuali osservazioni presentate con il cappello in mano durante la campagna elettorale, cosa far rientrare dalla finestra di ciò che è uscito dalla porta.

Siamo facili profeti, prevedendo una lunga serie di ricorsi, che rischiano di destabilizzare il bilancio comunale: è prevedibile immaginare che tanti piccoli operatori economici e professionisti del territorio subiranno un danno economico ingente e saranno coinvolti in contenziosi decennali con il Comune (incrementando la triste classifica che colloca Cesena tra i comuni con piu' contenziosi, molti più di Firenze e Napoli ad esempio).

Ragionando di questa "variante di salvaguardia" ci torna alla mente la vicenda “verande", altro fulgido esempio di lungimiranza urbanistica: anche allora sordità è miopia, con le discutibili conseguenze che ancora oggi la città sconta: imprenditori in difficoltà nello svolgere il loro lavoro, e ricorsi che hanno portato, per il momento, ad un risarcimento di 4 milioni di Euro che il Comune è chiamato a pagare. Ma la storia non insegna proprio mai niente?

Luigi Di Placido
Paolo Montesi

Gruppo Consiliare Liberaldemocratici per Cesena

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