Udc lancia l'allarme: "Povertà sanitaria raddoppiata"

"Uno dei segnali più preoccupanti quando si parla di povertà e crisi è la cosiddetta povertà sanitaria, ovvero la percentuale di popolazione che trova difficile, se non impossibile, acquistare medicinali o accedere alle cure sanitarie"

“Uno dei segnali più preoccupanti quando si parla di povertà e crisi è la cosiddetta povertà sanitaria, ovvero la percentuale di popolazione che trova difficile, se non impossibile, acquistare medicinali o accedere alle cure sanitarie. Bene, in Italia negli ultimi sette anni l’indice di povertà sanitaria è quasi raddoppiato (aumento del 97%), il che significa che sono sempre di più i cittadini costretti a tagliare le spese in un settore così importante".

"Una condizione che porta a conseguenze ‘nefaste’ come l’aggravarsi delle condizioni mediche e il fiorire del mercato nero dei farmaci”. A dare notizia di questi dati è Andrea Pasini, consigliere comunale e segretario provinciale UdC, che ricorda come le cifre siano il frutto di un’indagine realizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus e si riferiscono all’arco di tempo che va dal 2006 al 2013. Un’indagine resa possibile proprio dall’azione sul campo svolta dalla Fondazione, che si occupa di raccogliere e distribuire medicinali a enti come le Caritas diocesane e la Comunità di Sant’Egidio, ovvero quelle realtà che più da vicino riescono a percepire il disagio e le emergenze sociali".

“E proprio di emergenza si deve parlare – continua Pasini –  quando si legge che la crisi economica ha stritolato le famiglie italiane al punto da costringerle a fare  meno non solo di alimenti e altri generi di prima necessità, ma persino delle medicine, l’ultimo consumo che una persona penserebbe di tagliare. Oggi le medicine sono un lusso, come sottolineano le percentuali relative alla povertà sanitaria che, dal 2006 al 2013,  nel nord Italia  è cresciuta del 71,91%; del 33,42% al sud, mentre è al centro che si è avuto un boom clamoroso con un +476,32%. Superfluo, a questo punto, ribadire come la situazione sanitaria nel nostro Paese stia facendosi drammatica, non solo per i farmaci, ma anche per il ricorso a cure assistenziali o periodiche o riabilitative ed affini".

"Dobbiamo rassegnarci? –  si domanda Pasini –  Certamente No !! Tolta la prevenzione, ridotta la cura, negata la riabilitazione, andremo incontro ad una maggiore presenza di patologie croniche, o maggiormente gravi, allorquando il cittadino/paziente dovrà, giocoforza, farsi curare. Per molti sembra non esserci  rimedio, soprattutto per una certa politica  “sparagnina” e di vertice che, invece di razionalizzare con idee nuove e vincenti, pensa che il chiudere ed il tagliare sia la soluzione. E’ ovvio che questa politica è ben accompagnata da amministratori accondiscendenti che, pur di salvare il loro posto, legano il “classico somaro” laddove vuole il padrone. Occorre, invece, prima di tutto conoscere i bisogni di salute dei cittadini, quindi fare delle scelte, ma per fare questo è necessario essere vicino alle persone. Ed è qui – ribadisce Pasini – che manca la politica sanitaria della regione Emilia Romagna, in cui si porta avanti la fredda logica dei numeri, senza preoccuparsi di curare le persone; dove si comanda anziché governare, si taglia per risparmiare e, facendolo in carenza di visione prospettica, in realtà si va a spendere di piu’".

"Un esempio nel nostro territorio? La Casa della salute di Forlimpopoli. Dove è finita? Con quale programmazione è stata definita e portata avanti, soprattutto con quale visione di Azienda sanitaria unica è stata fatta la scelta di smantellare l’Ospedale che era centrale rispetto a Ravenna, Cesena e Forli e poteva essere rivalutato con ben altra prospettiva e, perché no, comunque associato alla Casa della salute? La politica Regionale ha deciso ed i nostri politici locali hanno ubbidito senza fiatare o forse senza neanche comprendere l’importanza della partita, in questo ben coadiuvati dai vari direttori sanitari e generali che si sono succeduti dopo il 2005 alla guida dell’ASL forlivese. Non è questo il modo di gestire la cosa pubblica. Se non si ha una programmazione coerente e correttamente perseguita, non si capisce che bisogna cambiare l’idea della sanità e con essa dell’assistenza, che da verticistiche e centralizzate vanno  rese trasversali  e più vicine ai bisogni della gente, allora si continuerà a spendere molto ed a rendere poco e si continueranno a fare tagli sulla pelle dei cittadini che poi, ammalandosi di più e più gravemente, costeranno molto di più al sistema. Mi chiedo – conclude Pasini –  le ridondanze e duplicazioni nel sistema sono evidenti, quindi, con quali parametri vendono valutate? E le eccellenze? Con quali indicatori vengono scelte per diventare poli di attrazione e concentrazione? E il privato come entra nella Governance locale? E il coinvolgimento del Terzo settore?  Apriamo un tavolo di persone libere e con idee che, partendo da conoscenza e condivisione, cerchino di aiutare il sistema a funzionare meglio. Iniziamo a manifestare, senza paura e da cittadini liberi, sulle cose che non vanno. Non appiattiamoci sulla paura di dire per non pagare dazio. Produciamo una Comunità volitiva e prospettica che dia aiuto a chi ha bisogno, sia di “sostanza” sia di idee”. Oggi l’urgenza non è l’ausl unica, ma è la capacità creativa di difendere e produrre servizi abbattendo l’isolamento e il distacco presuntuoso in cui la regione si è posta. Lontana da logiche sane e dai Cittadini!"

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