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Terme Sant'Agnese, i soci minori pubblici escono: "Preservare il patrimonio sociale"

Per il Comune di Bagno di Romagna l'attenzione si concentra particolarmente sulla Società delle Terme di Sant'Agnese S.p.a., di cui il Comune di Bagno di Romagna è titolare del 68,19% delle quote azionarie, che è il più antico complesso termale presente sul territorio

Anche il Sindaco di Bagno di Romagna è impegnato in questi giorni nel definire gli indirizzi da adottare in riferimento alle società partecipate dall’Amministrazione comunale, che la legge impone di predisporre entro il termine del prossimo 31 marzo. Per il Comune di Bagno di Romagna l’attenzione si concentra particolarmente sulla Società delle Terme di Sant’Agnese S.p.a., di cui il Comune di Bagno di Romagna è titolare del 68,19% delle quote azionarie, che è  il più antico complesso termale presente sul territorio, nell’ambito del quale rappresenta una realtà strategica tra le due sole realtà termali provinciali.

Tra gli altri soci pubblici risultano la Provincia di Forlì-Cesena (20,70%) i Comuni di Cesena (5,46%), Borghi (0,24%), Sogliano (0,24%), Roncofreddo (0,24%), Verghereto (0,17%) e Cesenatico (1,31%). Al riguardo, il sindaco ha convocato un Consiglio Comunale per lunedì prossimo, alle 18, per deliberare circa gli indirizzi da inserire nel redigendo Piano di razionalizzazione delle società partecipate imposto dalla Legge di Stabilità 2015.

“Tra i criteri che la Legge di Stabilità impone di rispettare nella riorganizzazione delle società partecipate – precisa Baccini – vi è quello dell’eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, che ho valutato in modo approfondito in relazione alle partecipazioni detenute dall’Ente. Tra le varie partecipazioni azionarie, quella relativa alla società delle Terme di Sant’Agnese S.p.a. rappresenta certamente una detenzione di carattere strategico per il Comune, alla luce del ruolo che la medesima riveste nell’ambito del tessuto locale, sia da un punto di vista sociale, economico, turistico che culturale e identitario. L’indirizzo sul quale chiederò al Consiglio Comunale di esprimersi favorevolmente sarà pertanto quello di mantenere la partecipazione societaria nella società, in forza di ragioni fondate ed altrettanto solide e del carattere peculiare della Società di riferimento nel contesto locale, che contraddistingue il caso di specie dal sistema societario preso a riferimento dalla Legge di Stabilità”.

“Mi riferisco al ruolo di sviluppo sociale ed economico che la società svolge per la comunità locale nonché per il più ampio ambito territoriale di riferimento; all’attività sanitaria, che in tempi recenti va a completare i servizi dell’area vasta romagnola; all’interesse pubblico e generale dei servizi erogati; al fatto che il numero degli Amministratori (5 membri del CdA) è nettamente inferiore a quello dei dipendenti e che i medesimi amministratori hanno già dato avvio ad un processo di riorganizzazione e contenimento dei costi di funzionamento, attuato anche attraverso la riduzione delle relative remunerazioni; alla circostanza per la quale la società non ha mai gravato sul bilancio comunale ma, anzi, ha permesso nel corso degli anni di poter percepire la distribuzione di utili”, prosegue il primo cittadino.

"A tali considerazioni più tecniche, inoltre, la decisione trova ragione anche in altre considerazioni strategiche, se consideriamo che la Società stessa detiene il 25% delle quote azionarie della Gestione Unica delle Acque di Bagno di Romagna S.r.l., società che gestisce le concessioni delle acque termali del nostro Comune, oltre al ruolo che la società svolge nell’ambito del coordinamento con gli altri stabilimenti termali ed alberghieri e nella tenuta del tessuto socio-economico locale. Per quanto riguarda invece gli altri soci pubblici della società, che invece hanno manifestato l’indirizzo di dismettere la partecipazione, mi sono impegnato in questi mesi a concordare forme di collaborazione e modalità condivise di cessione delle partecipazioni in grado di preservare l’integrità stessa della società e del patrimonio sociale. E’ stato concordato che la dismissione delle partecipazioni sia attuata per mezzo di un programma concertato e promosso fra gli enti per definire le modalità di cessione delle partecipazioni a terzi, al fine di preservare l’integrità del patrimonio sociale, evitando forme di exit che possano comprometterlo”, chiarisce Baccini.

“A seguito della predisposizione dei Piani, pertanto, si renderà necessario procedere per individuare forme di cessione delle quote a terzi, anche attraverso la proposizione di un unico pacchetto azionario rappresentato dalle quote di tutti i soci uscenti, che potrebbe trovare più facile collocazione”, conclude.

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