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Verona: "Teoria gender per manipolare i bambini? La lotta ai pregiudizi inizia a scuola, anche per Miur e Unicef"

L'assessore: "Il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio"

L'assessore Carlo Verona replica con una riflessione alle accuse lanciate dalla Lega che in occasione del Primo Maggio si era chiesta, è una “Festa dei Lavoratori o Festa strumentalizzata dal Pd, dove si indottrinano i bambini sulle controverse teorie gender?".

La polemica sul programma del Primo Maggio era nata, affermava la nota della Lega "da uno spazio dedicato ai bambini dai 4 anni in su dove ‘affrontare i temi dei grandi’ ovvero essere indottrinati sui ‘ruoli famigliari liberi dagli stereotipi e dalle discriminazioni di genere’. C’è da rimanere allibiti di fronte all’ennesimo tentativo di diffondere e strumentalizzare la teoria gender mascherata da lotta alle discriminazioni e all’intolleranza, due temi completamente diversi, per di più attraverso canali informativi comunali".

Verona replica così: "Capita, navigando in rete o leggendo sulla carta stampata, di trovare articoli che invitano , al grido di “giù le mani dai bambini”, alla massima attenzione su di una improbabile “teoria gender”, un perverso strumento nato con l’intento di manipolare l’orientamento sessuale dei nostri figli. Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale".

"Scopro anche - prosegue l'assessore - che istituzioni come l’Associazione Italiana di Psicologia, l’Associazione Italiana di Sociologia, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, il Miur e addirittura l’Unicef, evidenziano che il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la comunicazione mediatica, le norme sociali. Invitano quindi ad introdurre nelle scuole programmi formativi così come espresso nel comma 16 della legge 107/2015 di Riforma La Buona Scuola, che recita testualmente: Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013.

Spiega ancora Verona come "lo stesso Centro Donna di Cesena, in un’ottica di prevenzione e confronto con le nuove generazioni sta realizzando anche il progetto “a scuola di genere-percorsi di educazione alle pari opportunità e di prevenzione della violenza nelle relazioni per le scuole primarie e secondarie” con interventi legati all’orientamento, superamento degli stereotipi legati al genere, valorizzazione delle differenze di genere, prevenzione nei confronti delle discriminazioni, della violenza di genere, di conoscenza dei diritti. E’ solo in questo modo e con questi strumenti che possiamo sperare di crescere i nostri figli nel rispetto degli altri di qualsiasi genere siano. Lasciamo volentieri ad altri la ricerca di fantomatiche teorie manipolatorie".

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