Tari, Di Placido (LibDem): "Non è tutto oro quel che luccica"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

"Mentre il dato medio in Italia, con riguardo alla Tari, segna tariffe più basse dell'1,7% nell'ultimo anno, a Cesena siamo in netta controtendenza: +7%. Consociamo già il commento difensivo a questa notizia: "rimaniamo comunque una della città con le tariffe più basse". Per quanto ancora non si sa, di questo passo. Andando oltre le banalità, vogliamo sottolineare alcuni aspetti politici che meritano attenzione. Innanzitutto la questione Atersir, l'ente regionale che dovrebbe regolare e controllare tariffe e operato dei gestori: sostanzialmente un notaio di ciò che gli viene trasmesso dalle concessionarie con 2 anni di ritardo, vittima di scarsità di personale per la mole di lavoro assegnato (così almeno dice). Dentro alla Tari ci sono tante voci, tra le quali il contributo per il terremoto in Emilia.

Ci si trovano anche anche gli investimenti effettuati, che vengono ammortati e caricati in tariffa (evviva l'acqua pubblica, da difendere contro il privato speculatore). La tariffa puntuale è ancora lontana (quando, finalmente, ognuno pagherà per il rifiuto che realmente produce), e questa indeterminatezza, unita ad un aumento delle tariffe come quello che stanno subendo i cesenati, ha come ulteriore effetto negativo quello di generare sempre più dubbi nei cittadini sulla giustezza di scelte come quella della raccolta porta a porta, che invece andrebbe aumentata e resa fonte di ricchezza per il nostro territorio. Già, il nostro territorio.

Mentre a Forlì creano una società pubblica per gestire direttamente i rifiuti, stringendo partnership con consorzi italiani che da anni fanno della raccolta differenziata un business con importanti ricadute sui cittadini, a Cesena si naviga a vista, caratteristica ormai distintiva di questa Amministrazione, e certe ipotesi sembrano peggio che bestemmiare in chiesa. Ma non basta: quando praticamente tutti i comuni del nostro territorio decidono in maniera compatta di ribellarsi e impugnare gli aumenti della Tari, consapevoli che non vi sia rispondenza tra quegli aumenti e il servizio offerto (a Cesena sono numerosi i casi di lamentele e disservizi), Cesena si chiama fuori, rompendo il fronte e passando per quella secondo la quale "va tutto bene, Madama la Marchesa".

È la stessa Cesena che si lava la bocca negli ultimi mesi con la necessità di accelerare sulla provincia unica, per cominciare a dare finalmente vita a politiche di area vasta. Ovvero, predicare bene e razzolare male. Bene ha fatto la Uil e il suo segretario Borghetti a sollevare il problema. Siamo certi che concorderà con noi sulla necessità di chiedere uno standard gestionale comune, semplificato e trasparente. Ricordiamo che stiamo parlando di un gestore del servizio il cui contratto e scaduto nel 2011, e che da allora prosegue la sua attività perché nessuno ha trovato il tempo di predisporre un bando per mettere a gara una gestione molto redditizia come quella dei rifiuti. Lo stesso gestore che, poche settimana fa, è stato pesantemente sanzionato dall'Anac di Cantone per supposte gravi irregolarità di vario genere, vicenda che a Cesena nessuno ha sentito il bisogno di sottolineare e commentare. Il dividendo è sacro, e la subalternità regna sovrana".

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