Strippoli (Potere al Popolo): "Il nostro programma per economia e lavoro"

"Non ci meraviglia che alla Confesercenti di Cesena (ma non solo a loro) l'opinione di Potere al Popolo non interessi o interessi poco"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Non ci meraviglia che alla Confesercenti di Cesena (ma non solo a loro) l'opinione di Potere al Popolo non interessi o interessi poco. Chiaramente a noi il "non va bene, ma accontentiamoci", non ci sta bene.  E non essere stati invitati al "faccia a faccia fra candidati", non ci impedisce comunque di fare qualche riflessione o provare a far conoscere qualche punto importante del nostro programma. 

La piccola e media imprese è da sempre ossatura portante del nostro paese e in particolare del nostro territorio. 
Come fanno tutti gli altri partiti in campagna elettorale, potremmo fare grandi promesse o dire che va tutto bene, che la crisi è ormai alle spalle, che siamo il paese dei balocchi. Ma non é così! La crisi economica e sociale ci ha messo a dura prova, e sarà dura e lunga la risalita. Un dato emerso in questi giorni rileva come nel nostro territorio l'impresa "giovane" sia in preoccupante difficoltà, con un calo di oltre il 5%. Un dato peggiore rispetto alla media nazionale, ma anche alla media regionale (con le costruzioni e il commercio settori più in crisi). 

Evidente come le politiche adottate fino ad ora non favoriscono i giovani, ma tanto meno chi si é guadagnato il diritto di andare in pensione.  In questi anni l'attacco al lavoro è stato sistematico. Si è rivolto contro le persone al lavoro, contro chi, avendo lavorato tutta una vita, si è visto togliere il diritto ad una pensione certa e dignitosa, contro le disoccupate e i disoccupati. L’articolo 3 della Costituzione sancisce che é "compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese", é evidente che le scelte scellerate in materia di economia e finanza fatte dai governi (di qualunque colore) negli ultimi trent'anni sono incompatibili con tutto questo. 

Da qui la necessità di eliminare l’obbligo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione e la volontà di disobbedire al Fiscal Compact. Perchè un paese fortemente disuguale non ha futuro. Per questo riteniamo giusta un'imposta sui grandi patrimoni: l’1% più ricco degli italiani detiene il 25% della ricchezza nazionale, 415 volte quello che è posseduto dal 20% più povero della popolazione. Come il ripristino della progressività del sistema fiscale secondo il dettato costituzionale (art. 53), diminuendo le tasse sui redditi bassi e aumentandole su quelli più alti: l’Irpef, quando fu introdotta, prevedeva 32 scaglioni di reddito, con l’aliquota più bassa al 10% e la più alta al 72%, mentre ora gli scaglioni sono 5 con la prima aliquota al 23% e l’ultima al 43%! 

E poi una lotta seria alla grande evasione ed elusione fiscale, a partire da quella delle grandi multinazionali (anche quelle del web), la fine dei trasferimenti a pioggia alle imprese, alla continua riduzione delle tasse sui profitti e il recupero dei capitali e delle rendite nascoste.  Cambiare rotta sulle privatizzazioni e le esternalizzazioni. Il blocco della svendita del patrimonio manifatturiero, la ripubblicizzazione delle industrie e delle infrastrutture strategiche privatizzate negli anni passati.

E poi le banche e il credito: la nazionalizzazione della Banca d’Italia e la creazione di un "Polo" finanziario pubblico per il credito a partire dalla ripubblicizzazione di Cassa Depositi e Prestiti – per sostenere gli Enti locali in progetti di pubblica utilità – e delle principali banche. Il ripristino della separazione tra banche di risparmio e di affari, e l’istituzione di una commissione per l’audit sul debito pubblico, in funzione della sua rinegoziazione e ristrutturazione, andando a colpire la quota del debito detenuta dal grande capitale speculativo e per una conferenza internazionale sul debito. Il debito pubblico italiano non dipende dall’aver vissuto “al di sopra delle nostre possibilità”: il rapporto tra entrate e uscite dello stato è in attivo, al netto degli interessi, da circa 25 anni (per 672 miliardi dal 1980 al 2012), ma ci siamo indebitati ulteriormente per pagare alla finanza privata 2.230 miliardi di interessi a tassi di usura.
Certo il nostro programma (che vi invitiamo a leggere) e le nostre politiche "rivoluzionarie", per scardinare un sistemi consolidato, la "vecchia politica", le "vecchie logiche".

Investire nella cultura (per noi punto fondamentale), l'arte, la storia, sul territorio e sul turismo, sulle nostre "ricchezze". E parlare seriamente di piccola e media impresa: ma difficile farlo senza rimboccarsi le maniche e senza provare a rovesciare come un calzino la politica di questo paese.

Anna Strippoli candidata alla Camera  per Potere al Popolo
 

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