Società partecipate, "Procedere ad una riorganizzazione e riduzione"

" Riteniamo che si debba procedere quanto meno a una riorganizzazione e riduzione di tutto il comparto, per evitare che il “portafoglio partecipate” troppo pieno, come ora, costi troppo alla città e non realizzi quell’interesse pubblico che dovrebbe perseguire."

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

"Non v’è dubbio che le società partecipate, quelle in cui il Comune ha una parte o l’intero delle quote sociali, rappresentino una grossa opportunità per la crescita e il perseguimento degli obiettivi dell’amministrazione comunale. Non v’è dubbio però che un utilizzo non qualificato ed eccessivo di detto strumento comporti grossi problemi. Nel paese vi sono circa 8000 società pubbliche locali con una media di circa 8/9 società per Comune. Il Comune di Cesena ha partecipazioni in 34 società. Quindi è ampiamente al di sopra della media. Riteniamo che si debba procedere quanto meno a una riorganizzazione e riduzione di tutto il comparto, per evitare che il “portafoglio partecipate” troppo pieno, come ora, costi troppo alla città e non realizzi quell’interesse pubblico che dovrebbe perseguire.

Spesso dette società vengono utilizzate come “poltronifici che sfornano posti a gogò”. Vi è una miriade di rappresentanti locali nominati dal Sindaco con incarico sostanzialmente fiduciario. Vi è anche il fenomeno dei “doppi incarichi”, spesso si ricorre alle solite persone per le rappresentanze nelle partecipate. E’ evidente che tutto ciò rischia di andare a discapito della qualità della partecipazione, nel caso in cui la scelta non abbia le caratteristiche di competenza, professionalità ed esperienza richieste. E’ proprio per evitare questo rischio che il gruppo consiliare LiberaCesena ha presentato alcuni emendamenti alla delibera giunta ieri in consiglio comunale riguardanti gli atti di indirizzo per la nomina dei rappresentanti del Comune nelle partecipate.

Tra le altre cose, si era criticata la delibera nella parte in cui ha abrogato le linee programmatiche sui controlli delle partecipate. Si era chiesto di poter far designare alla minoranza, in funzione di garanzia, il Presidente del collegio sindacale, ossia dell’organo di vigilanza delle società, in quanto neutrale e autonomo rispetto all’amministrazione che lo nomina (come avviene in molti Comuni, per esempio a Milano). Si era chiesto di evitare i doppi incarichi, e di reintrodurre l’incompatibilità per chi avesse – oltre che parentela – anche affinità con sindaco e assessori, ossia per i cognati (categoria che ultimamente non ha dato il meglio di sé). Insomma si erano chieste modifiche che rendessero più trasparente le nomine e migliorassero i controlli.

Il monolitico Pd ha rigettato tutte queste proposte di modifica, ed ha motivato la decisione con il fatto che si tratta di una delibera che … migliora la trasparenza! Mi piacerebbe che ciascun consigliere che ha votato negativamente dicesse per quale ragione concreta non ha condiviso le modifiche proposte, una per una. Evidentemente per il Pd anche la trasparenza è – invece che un fatto – un’opinione."

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