Società partecipate e snellimento burocratico: gli impegni di Libera Cesena

A dirlo il capogruppo in consiglio comunale Marco Casali, ricordando che "proprio questa settimana il Presidente della I commissione, Stefano Spinelli, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di incominciare a svolgere un serio e preciso lavoro di ricognizione"

Società partecipate e snellimento burocratico. Per Libera Cesena si tratta "di due nodi particolarmente importanti "da risolvere" e che "saranno rilanciati nel prossimo futuro". A dirlo il capogruppo in consiglio comunale Marco Casali, ricordando che "proprio questa settimana il Presidente della Prima commissione, Stefano Spinelli, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di incominciare a svolgere un serio e preciso lavoro di ricognizione. Audizione delle società, analisi dell’effettiva missione e verifica dei regolamenti comunali soprattutto sotto il profilo procedurale. Questa è la strada per incominciare a svecchiare l’apparato che in questi termini non ha più futuro".

"Sulle partecipate il Sindaco Lucchi, in una sua missiva, cerca di coprirsi dagli spifferi che tirano sull’argomento, raccontandoci, con dovizia di particolare, che le partecipate a Cesena sono sempre state gestite in modo sano e trasparente - ha aggiunto Casali -. Sarà, ma i dati, che lui stesso cita, sono purtroppo implacabili. Come è noto le partecipate in Italia sono circa 8000 mila e di queste il 25% registrano passivi più o meno gravi; a Cesena non siamo l’eldorado, come qualcuno spesso vuole ricordarci, ma siamo ne più e ne meno che nella media italiana; di partecipate ne abbiamo ben 32 e il 22% è in passivo".

Per Libera Cesena "è necessario imboccare la strada della dismissione partendo da un presupposto: il Comune opera solo e solamente quando il privato non può farlo. Molto semplice come stella polare di riferimento. Emerge invece da parte dell’amministrazione una posizione che sa già di difesa: il Cottarelli premerà per ridurre questo sistema e allora intanto difendiamo le posizioni, poi la bufera passerà! Vogliamo però ricordare quali siano gli effetti indiretti nel detenere delle partecipate; eccone solo alcuni: aggiramento delle regole pubblicistiche in materia di assunzione, occultamento del debito,  elusione patto di stabilità, aggiramento delle regole sugli appalti, gestione fiduciaria, assenza di un confronto sui costi, affinità politiche come metodo decisionale. Insomma, c’è di che preoccuparsi".

"Sullo snellimento delle procedure serve anche in tal caso un cambio di approccio e il cambio risiede nel modificare le relazioni pubblico-privato - ha proseguito il consigliere comunale dell'opposione -. Il primo tassello sono i regolamenti che, nella parte procedurale, sono di completo dominio della parte pubblica (la tecnostruttura e non quella politica) la quale partorisce regole con una visione unilaterale e cioè quella per cui il baricentro è l’amministrazione e non nel cittadino. E’ questa l’ottica da cambiare".

Secondo Casali, "per creare procedure snelle è necessario però che l’amministrazione investa in tecnica procedurale (banche dati, programmi informatici, gestione sistemica dei dati) perché tutto quello che quotidianamente siamo obbligati a trasmettere al pubblico diventi utilità poi per snellire una procedura. Siamo invece agli antipodi e, lasciatemelo dire con una battuta, … “non esiste che di noi sappia più google che l’amministrazione alla quale siamo chiamati in continui adempimenti (ormai giornalieri)”. Unificare in codici i regolamenti, cosa che la giunta ha più volte dichiarato come il punto d’arrivo dello snellimento burocratico, è purtroppo solo l’inizio. Non serve in altre parole ricomporre il mazzo di carte ordinatamente se poi il passo successivo non è quello di togliere delle carte dal mazzo (quelle inutili)".

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Libera Cesena. ha concluso Casali, "vuole investire parte del suo impegno politico; rivedere i regolamenti in un confronto fra privato (associazioni e professionisti) e pubblico; confronto dove la linea non viene dettata dall’apparato burocratico ma viene invece definita dal privato, perché per noi è il pubblico che serve il privato e non l’inverso. Certo, per chi ha sempre fiorito sul connubio politica-apparato pubblico, trattasi una vera e propria rivoluzione che l’attualità, ma soprattutto il futuro, ci chiede però di sviluppare".

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