Sel all'attacco di Poste: "Bisogna cambiare registro"

"Le Poste Italiane - attacca Sel Cesena -, per la terza volta in due anni, hanno proposto una riorganizzazione che ha gravi effetti sul personale: circa 4000 posti di lavoro persi a livello nazionale"

"Le Poste Italiane - attacca Sel Cesena -, per la terza volta in due anni, hanno proposto una riorganizzazione che ha gravi effetti sul personale: circa 4000 posti di lavoro persi a livello nazionale, attraverso una riorganizzazione che peggiora la qualità del servizio di recapito e crea cittadini di serie A e di serie B, decidendo che ad alcuni si debba consegnare la posta 5 giorni alla settimana, e ad altri solo 3 giorni".

"Venti zone di recapito in meno nella nostra provincia, tagliando un po' dovunque ma soprattutto in montagna e in periferia. Così chi sceglie di vivere a San Piero in Bagno, sa di essere peggio servito di chi vive a Cesena, e ciò per creare un risparmio notevole per Poste spa. Forse Poste è in passivo? No, è in  attivo di bilancio ormai da una decina d'anni, anche se ogni volta si sceglie la favola della difficoltà organizzativa per tagliare personale e servizi, e la qualità dello stesso, affidata a sempre meno persone con sempre più attività da fare".

"Ai sindacati si conferma che non un lavoratore oggi in servizio perderà il lavoro, a meno di prepensionarlo (e gli esodati?). Ma ciò significa che da 253.000 posti di lavoro (un po' troppi in verità) del 1992 si arriva ai 130.000 del 2012. E cosa sono questi se non 123.000 posti in meno? Significa togliere lavoro alle nuove generazioni, e non per via delle macchine, soprattutto nelle ultime ristrutturazioni, ma tagliando i diritti dei cittadini e costringendo i lavoratori a rischiare in proprio per svolgere il servizio senza rispettare le regole che, in caso di problemi, diventano una corda al collo per i malcapitati del momento".

"E ancora, si vendono gli immobili di proprietà di Poste spa, non perchè non servono più, ma per poi rientrare negli stessi luoghi in affitto, regalando così i locali a privati e banche che nel giro di pochi anni recuperano le quote pagate e cominciano a guadagnare, mentre Posta spa, dopo un utile immediato, si trova a pagare sempre più onerosi affitti per garantire i servizi. Sembra che tutti i progetti di sviluppo di Posta servano solo per avere un utile immediato con cui permettere ai manager del momento grandissimi premi di produttività, alla faccia del servizio offerto e dei lavoratori, sempre più preoccupati di una azienda che ha sempre meno prospettive e progetti a medio-lungo termine.
Insomma, pagare i premi ai dirigenti nel modo più facile, tagliando la spesa del personale a prescindere da un servizio normale e regolare".

"Ecco - aggiungono -, crediamo che occorra perciò cambiare registro: non si può accettare che i dirigenti vengano pagati per peggiorare la società italiana e ridurre il numero dei  lavoratori. Vorremmo richiedere a chi dirige Poste spa, - azienda privata di proprietà del governo - di riorganizzare i servizi con una caratteristica: punire i tagli di personale, premiare le assunzioni di giovani che svolgano nuovi servizi, suddividere il lavoro proseguendo nella strada della incentivazione del part-time con interventi economici a favore di chi riduce il proprio orario di lavoro per permettere a più persone di lavorare, e al servizio di potersi organizzare meglio".

"Vogliamo chiedere che sia il servizio universale, cioè la garanzia di un servizio decente, a basso costo ed uguale per tutti i cittadini italiani indipendentemente dal luogo di residenza, - quel servizio per cui lo stato deve pagare una quota alla società concessionaria per le maggiori spese delle località più impervie - diventi la prospettiva su cui giudicare i dirigenti, ed eventualmente premiarli, e non il miope guadagno immediato attraverso lo spostamento dei danni verso il futuro, quando i dirigenti non ci saranno più, ma i lavoratori e i cittadini invece ci saranno ancora, perchè ad essi non si chiedano ulteriori tagli e sacrifici".

"Chiediamo di cambiare registro e mettere il lavoro, l'occupazione, la qualità del servizio al centro degli obiettivi delle grandi aziende di servizi della nostra società, per uscire così dalla crisi che questa società ci ha regalato, e a cui politiche di piccolo cabotaggio stanno portando a sempre nuovi sacrifici per i cittadini, i lavoratori, i giovani.
Chiediamo che sia la politica, gli amministratori e tutti i cittadini a muoversi per ottenere questo cambio di prospettiva. Non crediamo che la politica sposata dai sindacati aziendali, che segue l'azienda nella ristrutturazione mitigandone gli effetti su chi è oggi al lavoro, ma predisponendo a disastri tutta la società, sia una politica accettabile".

"È un momento difficile, di crisi e di disoccupazione, di ammortizzatori sociali ormai al termine dei finanziamenti e con una produzione che si avvita su se stessa: ma proprio per questo vogliamo indicare che occorre cambiare le prospettive, i progetti, le priorità. Le 20 zone perse oggi, che si sommano alle 37 di un anno fa, e ai tagli degli uffici chiusi e ridotti nei giorni di servizio, sono un centinaio di posti di lavoro persi nella nostra provincia nel giro di 3/4 anni, e sono parte della tragedia che porta alla disperazione uomini e donne, lavoratori e imprenditori. Non  si può continuare verso la distruzione, occorre cambiare. E da questa crisi si può uscire se si cambiano le priorità e le scelte.
Ogni altra alternativa crea crisi e disperazione".

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