Caso Arena del Sole, Di Placido (Libdem): "Cesena conta sempre meno"

Luigi Di Placido, Capogruppo Liberaldemocratici per Cesena, è scettico sull'operazione che porterà sul groppone di Ert, l'ente teatri regionale, a cui è affidata anche la gestione del Bonci, l'Arena del Sole di Bologna e il suo consistente debito

Luigi Di Placido, Capogruppo Liberaldemocratici per Cesena, è scettico sull'operazione che porterà sul groppone di Ert, l'ente teatri regionale, a cui è affidata anche la gestione del Bonci, l'Arena del Sole di Bologna e il suo consistente debito. Dice Di Placido: “Sono tanti i tormentoni che caratterizzano la vita politica cesenate, uno di questi è ormai diventato: “Non si può uscire da ERT, non ci sono alternative per la il Teatro Bonci e la cultura cesenate”. L’ultima perla di ERT, la Fondazione Regionale che gestisce 13 teatri nella nostra regione, tra cui quello di Cesena, è l’acquisizione dell’Arena del Sole di Bologna, teatro che ha accumulato circa 6 milioni di perdite negli ultimi anni”.

“Bologna, da sempre disinteressata alle vicende di ERT, dopo 13 anni di “marameo” scopre improvvisamente che è il momento di lavorare per un sistema integrato regionale dei teatri e, per evitare di dover gestire passivi ancora più pesanti, le consegna Arena del Sole. Oltre al ripiano del passivo di cui sopra (effettuato insieme a Legacoop e Fondazioni bancarie cittadine), il Comune di Bologna corrisponderà ad ERT 670.000 Euro l’anno, con buona pace della ingenua Cesena che continuerà a versare 1.000.000 di Euro. Si dice che, con l’ingresso di Arena del Sole, la dimensione di ERT crescerà in modo da poter beneficiare di maggiori contributi da parte del Fondo Unico per lo Spettacolo, secondo le nuove disposizioni di legge di prossima stesura, e che questo non sarebbe possibile con il solo affitto della struttura bolognese”.

Continua Di Placido: “Sarà, ma questo non ci tranquillizza e non riduce le criticità. Il bilancio di ERT è composto per circa il 50% da finanziamenti pubblici, la cui consistenza è ogni anni meno certa, e purtroppo nonostante questo non vediamo azioni di razionalizzazione e snellimento: basti pensare che, se non fosse per la diminuzione di alcuni affitti, i costi complessivi previsti per il 2014 sarebbero superiori a quelli del 2013, e che Arena del Sole porterà con sé direttamente 21 nuovi dipendenti in ERT, 15 dei quali amministrativi a vario titolo, e circa altrettanti attraverso appalto ad una cooperativa. Tutto questo senza che venga spesa una parola sulla necessità di coinvolgere il settore privato e rendere più organica la presenza sul territorio regionale. Già, perché anche alla luce di questo “allargamento”, rimangono, e anzi si amplificano, le preoccupazioni di carattere politico”.

“ERT in Romagna praticamente non esiste: solo due teatri gestiti direttamente, un timido tentativo di creare un “polo teatrale a sud di Rimini”, nessun tipo di rapporto con Forlì, Ravenna, Faenza.

Quella che dovrebbe essere una necessità, anche alla luce della candidatura di Ravenna a capitale europea della cultura, rimane una semplice dichiarazione d’intenti. Chi, come noi, continua ad essere convinto della necessità di una strategia complessiva territoriale della Romagna, che coinvolga gli operatori privati e metta in rete le tante esperienze presenti creando un unico grande cartellone, non può che registrare come la direzione verso la quale stiamo andando sia decisamente diversa”.

“Se la Presidenza di ERT affidata ad un cesenate doveva avvicinare e favorire un maggiore peso romagnolo nella Fondazione, la strada da fare è ancora tantissima, probabilmente troppa.

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Prova evidente ne è che anche la Giunta e il Sindaco Lucchi non hanno avuto il coraggio di prendere una posizione chiara durante la commissione consiliare alla presenza dell’Assessore Regionale alla Cultura e al Presidente di ERT, rimandando ai prossimi giorni la presentazione di apposita delibera. La conclusione, peraltro molto amara, è che la cultura cesenate si allontana sempre più da Cesena. Non siamo più disponibili a dare ascolto ai tormentoni, e faremo capire ai cesenati che è ora di rompere cordoni ombelicali sempre più soffocanti e controproducenti. Cesena deve riappropriarsi al più presto del suo orgoglio, perché ai cesenati spetta di diritto una cultura di qualità e più "vicina" a loro”

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