Rimpasto della giunta provinciale, fuori 3 assessori: Bellavista, Francia e Castagnoli

Il presidente della Provincia, Massimo Bulbi, ha formalizzato lunedì in consiglio provinciale la riduzione della giunta. Procede alla revoca delle deleghe agli assessori Iglis Bellavista e Gianfranco Francia, passando così da 10 a 7

Il presidente della Provincia, Massimo Bulbi, ha formalizzato lunedì in consiglio provinciale la riduzione della giunta. Il consiglio si è aperto con la “solidarietà piena ai due carabinieri vittime a Roma di un attentato”. Poi la parola a Bulbi: “Com'è noto il progetto di riordino istituzionale su base nazionale riguardante le Province comporterà un trasferimento di diverse competenze dalla Provincia ad altri enti territoriali ed in futuro, nell'ipotesi remota che le Province restino in vita, esse dovranno  dar seguito solo ad alcune competenze, pare quelle previste dall'art.17 del Decreto sulla “Spending Rewiev””.

Ad esso si aggiunge l'orientamento della Regione Emilia Romagna “che, non solo, su talune tematiche, ha da tempo limitato il nostro ruolo a meri compilatori di graduatorie i cui criteri e requisiti vengono dalla stessa precedentemente definiti, ma sta già riappropriandosi gradualmente di alcune delle funzioni delegate alle province (prima fra tutte il PPGR e quello della Qualità dell'Aria). - continua il presidente - Fino ad oggi abbiamo assistito ad un continuo taglio delle risorse finanziarie, in presenza delle deleghe, che ci ha posto in difficoltà sempre crescenti rispetto alla necessità di garantire i servizi ai cittadini e, sempre più spesso, ci obbliga a dover condensare quanto rimane sulle competenze proprie e primarie a discapito di quelle deleghe, di fatto non più gestite per la parte politica dall'ente provincia, come ad esempio, il Turismo, la Cultura, lo Sport ed i servizi informatici. Possiamo facilmente immaginare cosa accadrà quando, tolte le deleghe, verranno a mancare anche i relativi e già esigui trasferimenti finanziari”.

“In questo contesto, anche in considerazione del fatto che l'Assessore Maurizio Castagnoli, ha rassegnato le proprie dimissioni per motivi professionali, a far data dal prossimo 30 aprile e che era necessario ridistribuire alcune deleghe in capo all'assessore Guglielmo Russo, ho ritenuto di cogliere l'occasione per una ridefinizione complessiva delle deleghe e delle competenze all'interno della Giunta Provinciale, - sottolinea Bulbi - in modo tale da avere a disposizione una squadra che, seppur ridotta nei numeri, possa comunque essere in grado di lavorare, durante quest'ultima parte del mandato, con la giusta tenacia ed il senso di responsabilità che questo momento richiede”.

Bulbi procede alla revoca delle deleghe agli assessori Iglis Bellavista e Gianfranco Francia, passando così da 10 a 7. “A Gianfranco, Iglis e Maurizio, desidero esprimere il mio ringraziamento sincero per  il lavoro svolto fino ad oggi con correttezza, lealtà, impegno e serietà. Una serietà che è risaltata ancor di più, in questo passaggio tanto particolare, nell'atteggiamento pronto e disponibile di Gianfranco ed Iglis di cui voglio ricordare il grande servizio reso alla collettività lavorando l'uno per l'ampliamento del sistema informatico territoriale e l'incremento delle iniziative per la sicurezza stradale svolta con l'Osservatorio ad essa dedicato, l'altro per l'impulso dato, in particolare alla rete di raccordo del sistema associativo legato al Turismo ed alla Cultura. Essi sono e restano per me delle risorse d'esperienza di cui, avendo già avuto la loro disponibilità, spero di di potermi comunque avvalere in futuro qualora se ne presenti la necessità”.
 
In conseguenza l'assetto dell'attribuzione delle deleghe funzionali ai componenti della Giunta Provinciale di Forlì-Cesena, sarà il seguente vice-presidente Guglielmo Russo: società partecipate (dall’assessore Castagnoli), sistema informativo e  sistema telematico (dall’assessore Francia). Assessore Bruna Baravelli: cultura (dall’assessore Bellavista). Assessore Luciana Garbuglia: urbanistica pianificazione territoriale (dall’assessore Castagnnoli). Assessore Denis Merloni: turismo e sport (dall’assessore Bellavista) attività produttive (dall’assessore Russo). Marino Montesi: società partecipate del trasporto pubblico locale (dall’assessore Castagnoli), osservatorio per la sicurezza stradale (dall’assessore Francia).

 Il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista aveva avanzato - prima della comunicazione del presidente Bulbi sul rimpasto in giunta - una proposta di ordine del giorno relativo alla possibile riduzione delle indennità percepite dagli assessori. Il dibattito si è quindi allargato alle novità contenute nelle comunicazioni del presidente. Questo le premesse contenute nel testo di Rifondazione Comunista: “Premesso che il presidente della Giunta, nella relazione introduttiva all’approvazione del bilancio preventivo del 2013 e nel successivo intervento a seguito del dibattito, aveva manifestato la volontà di ridurre i costi di funzionamento della giunta provinciale, valutando anche l’ipotesi di procedere alla riduzione del numero degli assessori e che tale riduzione poteva essere presa in considerazione a seguito dei ripetuti tagli lineari ai finanziamenti dei singoli assessorati, ridimensionando di fatto l’impegno degli assessori ed in previsione di una futura riduzione delle competenze delle Province; valutato che il Consiglio Provinciale nella medesima seduta ha rigettato prima l’emendamento al bilancio che prevedeva la riduzione degli assessorati e successivamente la mozione che chiedeva esplicitamente la riduzione del numero degli assessori; considerato che le indennità lorde sono di 5.205,89 euro per il Presidente e 3.383,83 per gli assessori e che una riduzione delle indennità di funzionamento della Giunta, così come auspicato dal Presidente, sarebbe certamente in sintonia con l’attuale impegno della medesima e con le difficoltà economiche dettate dal momento”. Quindi, in conclusione si propone che il Consiglio provinciale  di Forlì-Cesena “auspica una consistente riduzione delle indennità percepite dalla Giunta fino ad un massimo del 50% commisurata alla riduzione dell’impegno istituzionale”.

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Questa la posizione di Pier Giorgio Poeta, capogruppo di Rifondazione Comunista: “E’ evidente che di fronte a questa proposta il presidente non ha voluto tenerne conto. Con questo documento si teneva conto della riduzione dei costi e del fatto che alcune deleghe vedevano un lavoro molto ridotto. La soluzione proposta era quella di ridurre il compenso degli assessori: ciò resta possibile se si vuole dare un segnale politico. Ma il presidente ha ritenuto di voler ridurre la giunta”. Ha preso la parola per primo il capogruppo del Pd Luciano Minghini: “Non siamo favorevoli a questo ordine del giorno. Il percorso più lineare è stato fatto dal presidente Bulbi, che ha ridisegnato la giunta. Questa mozione dà l’idea ai cittadini che fare l’assessore sia un lavoro, invece è un servizio a cui si è chiamati da chi è stato votato, un servizio retribuito, lo ricordo, con valori del 2000, ridotti del 10%. Non è dignitoso chiedere di mantenere questo compito senza indennità o con un’indennità ridotta ulteriormente rispetto a quanto previsto da legge. Se un assessore non ha capacità di iniziativa, con un portafoglio da gestire molto ridotto, a quel punto è giusto, al di là delle questioni di bilancio, che lasci. Gli assessori Castagnoli, che lascia volontariamente l’incarico, ma anche gli assessori Francia e Bellavista hanno svolto egregiamente il loro compito e per questo li ringraziamo. La soluzione presa dal presidente, però, è la più dignitosa. Questa mozione rischia di essere vista come una sorta di contratto di solidarietà”.
 
Quindi l’intervento di Maria Grazia Bartolomei, capogruppo dell’Udc: “Apprezzo la scelta fatta al fotofinish del presidente. La redistribuzione delle deleghe mi sembra essere stata fatta con un principio di funzionalità. E’ condivisibile quanto detto da Minghini, tuttavia si può cogliere il segnale di questo ordine del giorno da convertire in una seria valutazione, da parte di ogni singolo assessore, di considerare la propria attività complessiva e se questa può essere svolta non a tempo pieno e con l’impiego di personale dell’ente”. Quindi Giovanna Perolari, capogruppo dell’Italia dei Valori: “Voglio ringraziare il nostro assessore Francia, che ha lavorato con serietà senza cercare la ribalta delle cronache. Messi di fronte alla situazione delle province, con molta responsabilità e forte dei valori dell’Italia dei Valori quale il non attaccamento alla poltrona, sia l’assessore e il gruppo consigliare hanno fatto una scelta di responsabilità. L’ordine del giorno è una proposta che in parte è in linea con quanto va sempre dicendo l’Italia dei Valori sulla riduzione dei costi. In un momento come questo è un segnale che va dato”.
 
Quindi Valerio Roccalbegni, consigliere del PdL: “Abbiamo sempre chiesto la riduzione del numero degli assessori, ma era una richiesta fatta nella predisposizione della giunta. Questo, invece, è un passo indietro del presidente. Riconosciamo che non abbiamo mai trovato porte chiuse da parte degli assessori, sebbene apparteniamo ad un fronte contrapposto. Per questo umanamente sono dispiaciuto e li ringrazio. Oggi è inutile e tardivo discutere di questo ordine del giorno. Siamo fuori tempo massimo. Capisco anche quale possa essere la questione politica, dal momento che ad ora i due gruppi politici sono privi di rappresentanza in giunta”. Infine il presidente Massimo Bulbi: “Devo capire il perché di un ordine del giorno che in questo momento di forte demagogia va a parlare di costi della politica con questa modalità. È successo un fatto che in questo momento non ti ha avvantaggiato ed ecco l’utilizzo di questi argomenti. Sono ancora convinto che quando si amministra non è facile sapere tutto e bisogna sapersi avvalere delle competenze umane di altre persone. Nella prima legislatura ho avuto pressioni fortissime per impormi degli assessori e perfino un vicepresidente. La consapevolezza di non dover stare a tutti i costi a questa scrivania e di avere un altro lavoro mi ha dato un’indipendenza rispetto a queste pressioni. Avrei potuto prende una decisione, molto politica, quando per esempio l’Italia dei Valori prese una decisione che, come ben si sa, non mi trovava d’accordo sull’abolizione delle Province. Eppure ho fatto una scelta diversa. Mi sono rotto le palle, si può dire in Consiglio? Ad ora gli unici che hanno avuto la riduzione delle indennità sono i sindaci, gli assessori, i presidenti delle province e i consiglieri degli enti locali, tutti gli altri lo programmano sempre dalla legislatura successiva. Questa è demagogia: non ci sto al giochino di chi vuole uscire domani sul giornale per dire che gli assessori non si vogliono ridurre lo stipendio. Non mi atterrò ad un voto anche unanime favorevole a questo ordine del giorno”.
 
Infine, Pier Giorgio Poeta, capogruppo di Rifondazione Comunista tira le somme: “La discussione ha preso una piega che non era auspicabile. L’ordine del giorno non arriva oggi, ma era stato presentato qualche tempo fa, sull’impostazione concettuale che ha dato il presidente stesso. Si diceva allora che c’erano stati tagli lineari tali per cui non ci potevamo più permettere questo costo degli assessori. Era questa l’impostazione. Come si poteva risolvere lo stesso problema? L’ordine del giorno andava nella logica di ridurre il costo, dando un segnale. Ero pronto a ritirarlo, l’abbiamo rinviato due volte. Non è una vendetta come palesato dal presidente. Invece è stato il ‘la’ di discutere di altro. Quindi colgo l’occasione per spiegare la nostra posizione del taglio degli assessori. C’è rammarico perché mi sento preso in giro se si parla di dignità. Dire che bisogna prendere anche tremila euro netti per l’attività svolta, questo non è dignitoso. D’altra parte come si può vedere le deleghe sono state ridistribuite, non soppresse, quindi evidentemente esistono ancora, anche se probabilmente andranno ad esaurirsi. In una maggioranza si dialoga e si confronta. Non si danno gli assessori in pasto alla stampa dopo aver bisbigliato in Consglio la volontà di ridurli. Se è una questione di risparmio, allora si poteva iniziare da altre parti, come dai tre addetti stampa e un autista. Questa di oggi è solo un’operazione politica. Si poteva tranquillamente dire ‘Avete fatto l’operazione con Ingroia e vi ritiro le deleghe’ e trovare una soluzione. Ricordo, invece che nelle elezioni politiche del 2009 anche chi contava poco è stato determinante per vincere al primo turno. Non è così che ci si comporta politicamente. Spero solo che tra qualche giorno non parta la ‘macchina del fango’, spero che non si arrivi così in basso, visto che presto non terrà il discorso del risparmio. Chi è stato espulso dalla maggioranza è giusto che non si ritenga più parte di tale maggioranza. Da oggi mi ritengo all’opposizione”.
 
Giovanna Perolari, capogruppo dell’Italia dei Valori, ha precisato che il proprio voto positivo non “deve essere inteso come un voto contro qualcuno”. L’ordine del giorno è stato respinto: a favore hanno votato Poeta (Rifondazione Comunista) e Perolari (Idv); contrario Pd; astenuti Lega Nord, Udc e PdL.

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