Regione promuove legge a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori

La Regione promuove la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per favorire l’emersione alla legalità delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata” e la campagna “Io riattivo il lavoro”

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna sostiene e promuove la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per favorire l’emersione alla legalità delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata” e la campagna “Io riattivo il lavoro”. È quanto afferma una risoluzione presentata dal centrosinistra e approvata martedì in Aula. A darne notizia, il consigliere regionale Thomas Casadei, Capogruppo PD della Commissione Lavoro, Scuola, Formazione, Cultura e Sport, e il consigliere regionale PD Antonio Mumolo, avvocato giuslavorista esperto in tematiche del diritto del lavoro.

«L’obiettivo è restituire alla collettività i beni e le aziende sottratte alla mafia – spiegano Casadei e Mumolo – tutelando allo stesso tempo le lavoratrici e i lavoratori che restano senza occupazione, senza reddito e senza futuro quando le imprese sottratte ai clan cessano le loro attività e sostenendo i costi per le ristrutturazioni aziendali e l’emersione della legalità».

La campagna “Io riattivo il lavoro” è promossa da un comitato regionale composto da Cgil, Arci, Legacoop, Acli, Confesercenti Sos Impresa e altre associazioni, e sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna. «Servono 50 mila firme, poi il progetto di legge sarà depositato in Parlamento – continuano i consiglieri -. Si tratta di un testo di 10 articoli che vogliono assicurare tutti gli strumenti necessari a scongiurare il fallimento delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. Un traguardo importante, realizzabile con il più ampio coinvolgimento possibile delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e della società civile».

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«Questa iniziativa non rimane isolata – concludono Casadei e Mumolo -. La Regione è infatti impegnata con appositi corsi per il reinserimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori e sta aiutando i Comuni ad utilizzare a scopo sociale i beni immobili confiscati. Ad esempio per biblioteche, rifugi per donne che hanno subito violenza o case sociali».

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