Referendum trivelle, la Cisl: "Dibattito sbagliato e fuorviante"

E' l'opinione del segretario della Cisl Romagna Filippo Pieri, secondo il quale "il dibattito, trivellazioni sì trivellazioni no, sia sbagliato e fuorviante

"Il referendum sulle trivellazioni del 17 aprile rischia di generare confusione e di essere occasione di strumentalizzazione politica di un tema delicato e strategico per l’economia del Paese e del nostro territorio". E' l'opinione del segretario della Cisl Romagna Filippo Pieri, secondo il quale "il dibattito, trivellazioni sì trivellazioni no, sia sbagliato e fuorviante: meglio sarebbe su materie serie come questa, incalzare con forza il Governo ed il Parlamento ad assumersi finalmente la “responsabilità”  di operare e mettere in campo investimenti e progetti sullo sviluppo della tecnologia verde e comportamenti coerenti nella transizione e nella realizzazione concreta degli obiettivi di progressiva trasformazione in termini di sostenibilità ambientale, delle nostre attività energetiche ed industriali"-

"Su materie di questo “spessore ed interesse strategico per il Paese”, serve una discussione aperta e trasparente in grado di produrre visioni ed interventi che guardano al futuro energetico e sostenibile del Paese, aprendo nuove e qualificate opportunità di occupazione nei diversi settori economici interessati - continua il sindacalista -. La Cisl ritiene che un tema così importante e delicato non possa essere affrontato con serietà a colpi di referendum, soprattutto se usato, come fanno i comitati No Triv, per sostenere a nome dell’ambiente una demagogica campagna contro qualsiasi attività energetica ed industriale a prescindere dalle compatibilità ambientali che si possono realizzare e dai progetti di sviluppo e lavoro che queste attività producono. Tecnicamente, il referendum chiede di esprimersi con un si, per cancellare la norma che consente alle società che hanno già la concessione attiva di poterla prorogare fino a esaurimento del giacimento, senza quindi fare nuove esplorazioni, peraltro già vietate dalla legge entro le 12 miglia dalla costa".

"La conseguenza immediata sarebbe il blocco degli investimenti e grande incertezza per le imprese con  ripercussioni pesanti sull’occupazione del settore, tra l’altro già in sofferenza, su cui ha aggravato pesantemente la lunga crisi degli ultimi anni - prosegue Pieri -. Vanno inoltre smentiti anche gli allarmismi degli ambientalisti sulle ripercussioni sul turismo, infatti,  circa la metà delle piattaforme di estrazione di gas metano si trovano in corrispondenza di località balneari e nessuna di queste ha mai avuto incidenti o ripercussione alcuna a  danno del settore turistico. La Romagna è infatti uno dei pochi territori dove le presenze turistiche hanno avuto un saldo positivo. Peraltro, sempre a livello ambientale, si osserva come, se vincesse il Si al referendum sulle trivelle, l’Italia avrebbe bisogno di rifornirsi di gas altrove, aumentando la già pesante dipendenza del nostro Paese da altre nazioni a forte instabilità politica o a rischio di fondamentalismo islamico. Quello che serve è invece un progetto industriale energetico ed ambientale nuovo e di prospettiva, che sappia cogliere le opportunità oggi esistente in grado di tagliare i costi energetici da un lato e dall’altro di aprire concrete opportunità di futuro e di impiego di buon lavoro per la generazione attuale e quelle future".

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