Referendum sul taglio dei parlamentari, Articolo Uno si schiera per il "No"

"Non è vero che i parlamenti dei principali paesi del mondo sono tutti molto più ridotti del nostro; non è vero che il nostro parlamento legifera poco e con tempi biblici"

"Questa riforma è stata sostenuta con discorsi strumentali, minacce di tenuta del governo, e falsità. Non è vero che i parlamenti dei principali paesi del mondo sono tutti molto più ridotti del nostro; non è vero che il nostro parlamento legifera poco e con tempi biblici; non è vero che un taglio del 37% aumenterà l’efficienza, perché le commissioni parlamentari resteranno le medesime ma ci saranno meno parlamentari a lavorarci; non è vero che avremo dei grandi risparmi, perché questi si riducono a 1 euro e 35 centesimi l’anno per cittadino, lo 0,007% in meno per lo stato  (se Di Maio volesse risparmiare potrebbe incominciare dal taglio del suo staff agli esteri, che costa il doppio di quello dei predecessori)". Lo afferma Articolo 1- A Sinistra che si schiera convintamente per il "No".

"E non è nemmeno vero che questa riforma sia neutra rispetto alla democrazia o che basti promulgare una legge ordinaria come quella elettorale, che un qualsiasi governo può cambiare quando vuole, per mettere in sicurezza le cose ristabilendo per esempio il proporzionale. I difetti che si pretendono risolvere con questo taglio orizzontale, rimarranno tutti e si acuiranno. Ad essi si sommerà un calo di rappresentanza.  Le cause della mala politica non risiedono nel numero dei parlamentari, ma nella loro qualità e nello scollamento generale tra i cittadini ed i partiti, che ha portato questi ultimi ad agire spesso come corpi separati dal proprio ambito sociale di riferimento".

"La riforma è pensata male, con il solo intento antipolitico di punire una presunta casta e finisce per rafforzare il potere delle segreterie dei pochi grandi partiti che avranno saldo accesso al parlamento. Ricordiamoci che in commissione Affari Costituzionali, la scorsa settimana, alla Camera, l’unico argomento di cui non si è discusso è stato proprio il ripristino delle preferenze al posto dei listini bloccati che consentono alle segreterie di  far eleggere i propri fedelissimi, con buona pace dello spirito critico e dell’indipendenza del mandato.  Per tutte queste ragioni Art.1 Cesena e A Sinistra invitano a partecipare in forze al referendum del 20/21 settembre e a votare "No", per rifiutare uno sgangherato colpo di piccone all’architettura istituzionale di questo paese". 

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