Politica

Quartieri, Di Placido (LibDem) replica a Lucchi: "Ha la preveggenza sull'affluenza?"

"“C’è dunque chi ritiene che un voto per i Quartieri in grado di portare alle urne il 3-5% dei cesenati?“ Evidentemente il Sindaco ha doti di preveggenza e legge il futuro"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CesenaToday

Facciamo un gioco: prendiamo le dichiarazioni del Sindaco sulla elezione dei nuovi Consigli di Quartiere e smontiamo la favola che pretende di raccontarci. Sì, perche’ di favola si tratta, talmente è fuori dalla realtà, intrisa di demagogia, presunzione e mezze verità.
 

Partiamo forte già dal titolo: "Consiglieri scelti con apertura alla società civile”. E poi: "Favorire, attraverso la costituzione di un apposito “Albo” al quale chiunque potrà autocandidarsi, la partecipazione di nuovi cittadini, di norma esclusi da quelle liste partitiche che tanti ritengono troppo lontane dal proprio sentire”. Quindi, il Sindaco Lucchi vuol farci credere che, far nominare direttamente i consiglieri di quartiere dai partiti, è un buon sistema per allargare l’interesse verso questa esperienza.
 

Se un cittadino, non legato a nessun partito, vorrà candidarsi per il consiglio di quartiere, dovrà presentare una autocandidatura (al momento il curriculum non è obbligatorio). Poi, per essere "nominato", dovrà essere scelto esattamente da quelle liste partitiche che il Sindaco ritiene “troppo lontane” dal sentire comune, ovvero PD, centrodestra, 5 Stelle. Una bella presa in giro, complimenti. Con l'attuale regolamento basta raccogliere un numero modesto di firme per poter presentare una propria lista, anche slegata dai partiti, magari per dare voce ad una associazione che lavora sul territorio: da domani il rappresentante di una associazione di volontariato o di promozione sociale potrà solamente essere scelto da un partito, perdendo quindi la connotazione di voce libera. Alla faccia dell'autonomia!
 

Proseguiamo con un’altra perla: "Il confronto sul futuro dei Quartieri nel Pd è iniziato a luglio 2014...Si è trattato di un confronto vero, svoltosi nel corso di molte riunioni, non carbonare, che hanno coinvolto da subito i Presidenti di Quartiere, i Consiglieri comunali, i Segretari di circolo del Pd e, in seguito, anche i Consiglieri di Quartiere e l’intero gruppo dirigente cittadino”. Domandina: e perché da Luglio 2014 nessuno ne ha parlato fino a un mese fa, quando noi Liberaldemocratici abbiamo sollevato la questione? E, soprattutto: perché il tutto è rimasto interno al PD, senza coinvolgere minimamente la città, i suoi partiti, i suoi movimenti, le sue associazioni? Quello che si pensa, si ragiona e si decide dentro al PD è legge a prescindere? Alla faccia della partecipazione, del confronto, delle carte bianche!
 

Ma il massimo della doppiezza arriva adesso. “La legge e la Corte dei Conti vieta di spendere soldi per i quartieri e questo sarebbe ancora ovviabile con un’auto-organizzazione per ridurre a zero i costi della consultazione”. Quindi risulta evidente che la scelta è politica, e non vincolata da leggi nazionali, come l’Assessore Benedetti ha cercato di far credere in più occasioni, tirando in ballo accorpamenti con altre elezioni e altre amenità. E, anche sul costo zero, abbiamo bisogno di capire meglio.
 

Per questo motivo, chiediamo al Sindaco: perchè a Forlì, dopo aver sviluppato un dibattito nella città e nei quartieri sul futuro di questi organismi durato 7 mesi (una cosa un po’ diversa da quella successa a Cesena, vero Sindaco?), a Giugno andranno a votare con normalissime elezioni dirette, quelle che secondo il Sindaco Lucchi non si possono fare più? Forlì fa parte di un'altra Repubblica? E’ governata da rivoluzionari anti-sistema? Ci pare di ricordare che il Sindaco Drei sia dello stesso partito del Sindaco Lucchi. Da ultimo, il gran finale della favola, senza lieto fine.

“C’è dunque chi ritiene che un voto per i Quartieri in grado di portare alle urne il 3-5% dei cesenati?“ Evidentemente il Sindaco ha doti di preveggenza e legge il futuro. Se volessimo seguire il suo ragionamento, avendo votato alle ultime elezioni regionali solo il 36% degli aventi diritto, la prossima volta sarebbe meglio nominare direttamente anche i consiglieri regionali, per risparmiare soldi e tempo. Se il Sindaco ha paura della bassa affluenza (e anche di qualche batosta, crediamo noi), prenda atto che la democrazia funziona anche quando si vota poco, e cominci a domandarsi perché c’è così poco interesse verso i quartieri. La soluzione non è decidere d’ufficio chi deve farne parte, ma farli diventare veri luoghi di confronto. Cosa che, evidentemente, fino ad oggi non è stato, per responsabilità soprattutto di chi ne esprime la guida indiscussa, ovvero il PD.

Luigi Di Placido

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